La piaga dello schiavismo sessuale nel territorio ibleo. Mario D’Asta: “Servono risposte concrete”

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8 ottobre 2014 “C’è un grosso problema. Che nessuno di noi può sottovalutare. La denuncia che abbiamo letto in questi giorni su un settimanale nazionale è servita a riaccendere i riflettori sulle mai sopite vicende dello schiavismo sessuale presenti nell’area iblea”. Lo dice Mario D’Asta, dirigente regionale del Pd, al quale vorremmo però ricordare che già da tempo sugli organi d’informazione locale – vedi anche La Sicilia – l’argomento era stato trattato con il dovuto risalto. “Dico subito – aggiunge D’Asta – che da anni l’associazionismo, i volontari o preti coraggio come don Beniamino Sacco denunciano questo stato di cose con forza, in maniera ripetuta e con l’amaro in bocca di chi le vive giornalmente, raccogliendo, direttamente sul campo, le testimonianze delle vittime e sforzandosi di lanciare allarmi a ripetizione sul fenomeno. Piccoli risultati sono stati pure raggiunti ma è chiaro che la piaga è molto al di là dall’essere debellata e quindi ci vuole il sostegno di tutti noi, della politica, delle istituzioni, dei semplici cittadini per concretizzare risultati ancora più importanti. Tutti possono dare una mano, cercare di aiutare chi di competenza a trovare il cosiddetto bandolo della matassa. I riflettori, però, rimangano sempre accesi. E non solo in determinate occasioni. A livello provinciale, la politica si dia da fare per organizzare delle iniziative concrete di sensibilizzazione. Dobbiamo cercare di fornire un supporto di idee e di fatti. Il Pd ibleo ha l’obbligo di provarci. Di aiutare queste donne ad uscire fuori da una grave situazione ricattatoria. Ho avuto modo di sentire, su tale incresciosa vicenda, alcuni rappresentanti delle associazioni di volontariato locale a cui deve andare il nostro ringraziamento per il nobile contributo che stanno fornendo dal punto di vista socio-sanitario e dal punto di vista legale. Ho sentito anche la senatrice Venera Padua. Ho preso atto del suo intervento positivo teso a garantire  gli strumenti più adeguati per debellare questa piaga. Secondo me, però, è opportuno fare al più presto chiarezza sull’entità e sui numeri del suddetto fenomeno. Affinché si possa davvero parlare con cognizione di causa”. “Mi preme aggiungere – continua D’Asta – che non è possibile che i riflettori sulla vicenda si accendano solo quando un settimanale a tiratura nazionale se ne occupa, correndo, forse, il rischio di generalizzare, di fare di tutta l’erba un fascio, dipingendo l’imprenditoria agricola locale come dedita soltanto a festini a luci rosse, cosa che, ovviamente, non è. Il fenomeno, lo ripetiamo, è molto grave e come tale va affrontato di petto. Al contempo, ci sono numerosi imprenditori che agiscono nella legalità e che si interfacciano in maniera corretta con le maestranze. Non possiamo generalizzare e fare rientrare nel calderone pure loro. Questo è un rischio che non dobbiamo correre”.

 

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