Mafia e “colletti bianchi”: 9 arresti a Palermo

ESEGUITE 9 MISURE CAUTELARI PERSONALI, SEQUESTRI DI AZIENDE, IMMOBILI E DISPONIBILITA’ FINANZIARIE A INSOSPETTABILI PROFESSIONISTI INCARICATI DI GESTIRE “IMPRESE MAFIOSE” E DI RICICLARNE I PROVENTI ILLECITI

PALERMO – All’alba di oggi i militari del Nucleo Speciale Polizia di Valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito 09 ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP Lorenzo JANNELLI su richiesta del Procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco LO VOI e dell’Aggiunto Vittorio TERESI per i delitti di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego e peculato, tutti aggravati per aver agevolato cosa nostra.
Personaggio di primo piano in quest’indagine è Marcello MARCATAJO, stimato avvocato dell’alta borghesia palermitana, con pregresse attività di insegnamento universitario e di collaborazione con enti di rilevanza nazionale, che – come lui stesso racconta in un’intercettazione – ad un certo punto della sua vita ha deciso di entrare in rapporti di affari con Vincenzo GRAZIANO, attualmente detenuto al regime del 41 bis o.p. per essere stato a capo della famiglia mafiosa dell’Acquasanta, e con i figli di questo.
Nel corso delle indagini sono state scoperte numerose operazioni immobiliari di particolare complessità e rilevanza per il sostentamento della consorteria mafiosa.
Tra queste spiccano la costruzione di una villa bi-familiare a Mondello, la gestione di numerosi immobili all’arenella e una particolare operazione immobiliare a Marino, in provincia di Roma, per la quale, con i noti metodi, i Graziano hanno indotto altri imprenditori edili a rinunciare all’appalto.
Le attività investigative questa volta sono state mirate a disvelare i legami fra criminalità organizzata e “colletti bianchi”, uniti dal fine comune di concludere affari ed arricchirsi, anche avvalendosi, all’occorrenza, di metodi prettamente mafiosi.
Con un indagine a tutto campo, sviluppata soprattutto seguendo i flussi di denaro e i documenti sottesi ad operazioni commerciali, gli specialisti del Nucleo Speciale Valutario della Guardia di Finanza, superando il brocardo latino “pecunia non olet”, sono arrivati a scoprire il modus operandi di una mafia che si fa impresa e che come tale non può prescindere dal ricorso al sistema finanziario.
È così emersa l’esigenza dell’organizzazione mafiosa di affiancarsi a quella “zona grigia” composta da professionisti con importanti entrature nel contesto sociale di riferimento: in primo luogo, questi professionisti possono diventare, come è accaduto, una cassaforte per l’organizzazione, per il tramite della quale essa mette al riparo dai sequestri i capitali illecitamente accumulati; in secondo luogo, tali personaggi, costituiscono per i mafiosi dei veri e propri passpartout per accedere al credito, per effettuare investimenti e, più in generale, per interagire, inquinandola con i propri soldi sporchi, con la società civile.
Risorse mafiose, riversate in società pulite, intestate ed amministrate da soggetti stimati, hanno consentito alla famiglia di Vincenzo GRAZIANO di avviare, sotto la supervisione di Francesco e Angelo GRAZIANO, alcune iniziative imprenditoriali, fra cui la realizzazione a Palermo, in Mondello, di due ville, ormai in procinto di essere ultimate.
Proprio la presenza di insospettabili, come MARCATAJO, ha consentito di vendere le due ville a soggetti gravitanti nel mondo imprenditoriale e politico; gli stessi acquirenti, con tutta probabilità, non avrebbero mai contrattato con GRAZIANO, conoscendone i pregressi di giustizia.
Nel corso delle indagini sono state ricostruite ulteriori ed anomale attività immobiliari e finanziarie poste in essere dalla “famiglia” dell’Acquasanta nell’ultimo decennio sempre avvalendosi della figura e della credibilità del professionista.
Oltre a tali aspetti è emerso come il MARCATAJO, stimato professionista, aveva ricevuto numerosi incarichi in qualità di curatore fallimentare; in tale contesto le indagini hanno fatto emergere come l’avvocato si sia appropriato di somme di denaro derivanti dal fallimento di una società amministrata e le abbia utilizzate per gli affari in comune con i GRAZIANO.
Di questa indagine rileva il pericolo sociale ed il danno all’economia lecita che risiede nell’ illecita operatività di noti ed apprezzati professionisti che, se non fosse per le risultanze incontrovertibili di questa indagine, non si esiterebbe a ritenere al di là di ogni sospetto.

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