Mafia. Lumia: “Interrogazione, governo intervenga su mercato ortofrutticolo di Vittoria”

Roma, 28 gennaio 2015 – “Oggi a Vittoria la mafia ha occupato importanti settori economici della città, il mercato ortofrutticolo e l’indotto in primis, costruendo un oligopolio illecito che regge sulla minaccia e sull’intimidazione tipicamente mafiosa“. Lo scrive il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, in un’interrogazione al Ministro dell’Interno Angelino Alfano.
Nell’atto di sindacato ispettivo il senatore chiede al ministro: “quale iniziativa intenda intraprendere per rafforzare il controllo del territorio da parte delle forze di polizia, supportare il movimento antiracket, sostenere la verifica del legale andamento del mercato ortofrutticolo e l’applicazione meticolosa del protocollo di legalità; quale iniziativa intenda intraprendere per sostenere la DDA di Catania e la Procura di Ragusa nell’azione di repressione della mafia e dell’illegalità, volta a monitorare i boss scarcerati e l’attività criminale di corruzione e collusione intrapresa nuovamente nel territorio; quali iniziative intenda intraprendere per supportare e stimolare le amministrazioni e gli enti gestori dei mercati ortofrutticoli del Paese ad apprestare strumenti di normazione secondaria e regolamentare che esaltino la legalità e contrastino efficacemente le illegalità, la criminalità e le mafie, quali quelli richiamati; se non ritenga necessaria un’iniziativa legislativa primaria sui punti richiamati“.
Riportiamo, qui di seguito, la lunga ed articolata interrogazione presentata dal Senatore Giuseppe Lumia, visibile nel sito del Senato (clicca qui):

Al Ministro dell’interno. –

Premesso che, a quanto risulta all’interrogante:

di recente a Vittoria (Ragusa) si è consumato un omicidio: un uomo è stato ucciso con colpi di pistola. La vittima, Michele Brandimarte, originario di Oppido Mamertino, esponente di spicco dell’omonima famiglia legata alla cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro, con precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di droga, è stata colpita mentre si trovava in una zona centrale e trafficata della città. Alcuni testimoni hanno visto 2 uomini fuggire dopo la sparatoria, e non si esclude che siano proprio gli assassini. Di recente Brandimarte si recava spesso a Vittoria, dove avrebbe avuto contatti con esponenti della criminalità organizzata locale. Secondo una prima ricostruzione a sparare sarebbero stati 2 sicari, uno dei quali successivamente si è costituito presso il commissariato di pubblica sicurezza di Gioia Tauro. I Carabinieri e la Polizia che stanno effettuando le indagini, non escludono che l’omicidio sia da inquadrare nell’ambito di contenziosi economici tra gruppi calabresi e siciliani, senza escludere il possibile riassetto dei ruoli criminali interni alla mafia siciliana dovuto al rientro nel territorio di pericolosissimi mafiosi per fine pena. Sull’omicidio ha aperto un’inchiesta la Procura di Ragusa e sul caso c’è anche l’attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Catania;

Vittoria è una città di circa 63.000 abitanti della provincia di Ragusa in Sicilia. È il comune più popolato di tutta la provincia dopo Ragusa stessa. A Vittoria la criminalità organizzata, dopo una fase di predominio e di forte strutturazione militare, dopo gli arresti e le operazioni che hanno “decapitato” vertici e sodali delle famiglie mafiose esistenti (Cosa nostra e Stidda, quest’ultima in una certa fase addirittura predominante, con il clan facente capo ai noti fratelli Carbonaro e a Carmelo Dominante), ha deciso, come in altri territori, di adottare una strategia di “sommersione” che con l’omicidio Brandimarte potrebbe avere subito uno scossone;

oggi a Vittoria la mafia ha occupato importanti settori economici della città, il mercato ortofrutticolo e l’indotto in primis, costruendo un oligopolio illecito che regge sulla minaccia e sull’intimidazione tipicamente mafiosa. Anche il settore della raccolta e del riciclaggio della plastica ha “stuzzicato” gli appetiti di soggetti contigui e affiliati ai clan. Sarebbero state addirittura pianificate riunioni, tra diverse fazioni criminali, per accaparrarsi il business della raccolta della plastica dismessa, prelevata con metodi intimidatori dai serricoltori della fascia trasformata di Vittoria e Gela. A Vittoria sarebbero rimaste “sulla piazza” 2 imprese, che si contendono il mercato, e che sono rifornite da soggetti, anche gelesi, che spesso utilizzano metodi mafiosi nella raccolta e nei trasporti. Una di queste imprese è di proprietà di tale Raffaele Donzelli (soggetto con pregiudizi penali), il cui padre Giovanni condannato per il reato di cui all’art. 416-bis del codice penale (nell’ambito dell’operazione “Piazza pulita”) è da sempre persona di riferimento per il clan Dominante. L’altra è di Pino Gueli, imprenditore che si avvarrebbe dei servigi mafiosi del parente omonimo Pino Gueli, già incriminato del 416-bis e scarcerato da poco. Donzelli e Pino Gueli sono entrati in conflitto, dopo essere stati uniti per ragioni commerciali facendo cartello e stabilendo di comune accordo il prezzo di acquisto della plastica da imporre sul mercato e senza possibilità alcuna di eventuali concorrenze esterne;

di recente (settembre 2014) è stato incendiato il magazzino di imballaggi per l’ortofrutta di Giombattista Puccio, pregiudicato, già 416-bis, anch’egli scarcerato e messosi subito in affari nel settore della fornitura di cassette in plastica e addobbi per il confezionamento dei prodotti ortofrutticoli. Puccio nella sua attività sarebbe entrato in contrasto con Greco “Elio” Emanuele, gestore di fatto della “Vittoria Pack Srl” – intestata alla moglie Salerno Concetta, che si occupa (come quella del concorrente Puccio) di realizzare imballaggi in cartone, palette, addobbi, angolari e vaschette in pvc per il settore ortofrutticoli. Da non sottovalutare altresì la “crescita” di alcuni soggetti pregiudicati (di spessore medio alto) che hanno occupato ogni spazio economico importante della città, distorcendo di fatto le regole economiche con metodi intimidatori prettamente mafiosi;

in particolare vengono segnalati, oltre al citato Giombattista Puccio, Vincenzo Di Pietro inteso “Enzu u mastru”, che commercia cassette in legno in concorrenza con Giovanni Greco (fratello di Elio sopra nominato);

si segnalano ancora Gionbattista Ventura (già segnalato per 416-bis), Marco Papa e Francesco Giliberto, operanti nel settore degli imballaggi. Ventura, in particolare, ha 2 nipoti che operano sempre nel settore degli imballaggi, Jerry e Angelo, inteso “Elvis”, che sono i figli del fratello Filippo, quest’ultimo detenuto per associazione mafiosa;

va rimarcata anche la presenza di Gaetano Dominante inteso “Tonino”, figlio del boss ergastolano Carmelo Dominante, che unitamente al pregiudicato Giancarlo Cicero hanno aperto un magazzino per la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli;

ancora più grave è la presenza di Francesco Iemolo (già segnalato per 416-bis), nipote dei famigerati fratelli Carbonaro, che con la sua azienda, “Seristamp”, che effettua grafica per imballaggi di ortofrutta, opera nell’indotto del mercato ortofrutticolo vittoriese. Sembra che il socio occulto della ditta sia proprio l’ex collaboratore Claudio Carbonaro, che, finito il programma di protezione per collaboratori di giustizia, da qualche tempo è tornato a Vittoria dove stranamente si fa notare senza mostrare alcuna paura di eventuali ritorsioni;

ancora va prestata attenzione a Paolo Cannizzo, inteso “Paulu U niuru”, elemento di spicco del clan Carbonaro Dominante, scarcerato e nuovamente arrestato, che ha operato sul territorio vittoriese con agenzie di trasporti (avrebbe rilevato con un altro soggetto, Titta Luminoso, l’agenzia di trasporti di Guglielmo Costa);

ancora, Salvatore Fede, già segnalato per 416-bis, scarcerato e successivamente e arrestato nuovamente per pena definitiva, avrebbe operato a fianco di Paolo Cannizzo citato nel settore trasporti;

Venerando Lauretta, già condannato per 416-bis, avrebbe una concessionaria di auto, e si riferisce che abbia rilevato anche il box n. 65 del mercato ortofrutticolo di Vittoria;

Angelo Alecci inteso “Cocuzza” e Giovanni Busacca inteso “A veccia” (già coinvolti per 416-bis nella nota operazione di “Piazza pulita” del 1993) avrebbero acquisito un’azienda che assembla pedane in legno da mettere all’interno del mercato ortofrutticolo di Vittoria;

Salvatore Di Mercurio, già segnalato per 416-bis, gestisce invece un magazzino di lavorazione in conto terzi, lavorando i prodotti ortofrutticoli dell’azienda dei fratelli Libretti;

Claudio Di Martino (già segnalato per 416-bis ed indicato come killer della Stidda negli anni ’90) ha inserito il figlio Daniele nel settore dei trasporti;

ancora Raffaele Giudice (pregiudicato per 416-bis) inteso “varecchina”, gestisce il 70 per cento dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli su Vittoria fornendo servizi nei vicini comuni di Niscemi e Gela;

Salvatore Gulino (già segnalato per 416-bis e 74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990) inteso “U cavadduzzu”, genero di Pino Gueli (416-bis), ha aperto un autosalone;

Sebastiano Gatto (nipote del fu professore Biagio Gravina, quest’ultimo reggente della famiglia della Stidda di Vittoria, ucciso il 10 marzo 1989), nonché fratello di Giambattista, rimasto ucciso in un agguato di mafia, opera nel settore dei trasporti;

la famiglia Consalvo (Giacomo Consalvo, già 416-bis, e i figli Michael e Giovanni, già 416-bis -) opera nel settore delle cassette in legno per i produttori ortofrutticoli;

i fratelli Nigito (già arrestati per 416-bis), esponenti dell’omonimo clan, hanno l’esclusiva della fornitura di macchinette da caffè, che impongono a magazzini per la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli e a imprese locali;

i fratelli Pepi, coinvolti in indagini di mafia, con la loro ditta, la “3P distribuzione”, operano nel settore della fornitura di materiale per bar e catering;

va infine segnalata la presenza di Vincenzo Latino (416-bis), appartenente alla famiglia degli Zingari di san Giovanni, già referente della Stidda nel periodo 2006-2007 che pianificherebbe, insieme ad altri adepti, furti e rapine nel comprensorio ibleo;

come emerge sia da inchieste della magistratura che da notizie di stampa c’è preoccupazione sullo stato di legalità e di sicurezza in cui versa il mercato ortofrutticolo, inaugurato nel 1986 e che copre una vasta area di circa 246.000 metri quadri, purtroppo in condizioni non più adeguate e idonee a garantire la prevenzione e il contrasto a fenomeni di criminalità e di possibili infiltrazioni mafiose;

già nel 2008 il Dipartimento investigativo antimafia aveva affermato che i punti più sensibili per le infiltrazioni malavitose erano costituiti dai servizi di trasporto su gomma dell’ortofrutta da e per i mercati, dalle imprese dell’indotto (estorsioni indirette quali ad esempio l’imposizione di cassette per imballaggio), dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta e dal livello anomalo di lievitazione dei prezzi per effetto di intermediazioni svolte dai commissionari mediante forme miste di produzione, stoccaggio e commercializzazione; e, dall’analisi ed elaborazione di dati e notizie afferenti al mercato ortofrutticolo di Vittoria, erano emerse forme variegate di infiltrazione che andavano dalla conduzione di estorsioni ai titolari delle ditte dei commissionari, nonché ad aziende agricole e serricole, alle imposizioni di forniture di beni e servizi, al monopolio dei servizi di trasporto su gomma da parte di ditte mafiose o contigue; inoltre era anche emersa l’ipotesi di un coinvolgimento di strutture criminali nel riciclaggio di proventi illeciti delle estorsioni;

anche studi e inchieste giornalistiche confermano questi assunti, sicché non ci sono dubbi riguardo l’esistenza di cartelli anche di matrice espressamente criminale e mafiosa, che gestiscono e controllano da monopolisti le rotte della commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli verso le varie zone del Paese e non solo; e riguardo all’esistenza di collegamenti operativi per il controllo delle attività di autotrasporto e di confezionamento dei prodotti ortofrutticoli fra soggetti malavitosi legati alle organizzazioni criminali della camorra, della ‘ndrangheta e di Cosa nostra operanti nei mercati ortofrutticoli; collegamenti, d’altronde, che emergono anche da inchieste e provvedimenti della magistratura penale, quali quelli assunti, recentemente, in occasione del maxi sequestro all’ortofrutticolo di Palermo, e dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha evidenziato l’esistenza di un cartello tra mafia siciliana e casalesi per monopolizzare il trasporto su gomma tra Sicilia, Calabria, Campania, Lazio e nei mercati ortofrutticoli di mezza Italia, e che ha visto “alla sbarra” elementi di spicco delle organizzazioni criminali campane e siciliane, tra i quali Gaetano Riina, Francesco Schiavone, cugino di “Sandokan”, tutti condannati per i reati di associazione mafiosa, illecita concorrenza, intestazione fittizia di beni, estorsione e traffico d’armi;

questi dati allarmanti, negli ultimi anni, hanno certamente spinto le istituzioni a muoversi con più determinazione rispetto al passato, ponendo l’esigenza di una risposta che muove anche da due considerazioni: in un periodo come l’attuale segnato da una crisi generalizzata, dalla carenza di liquidità e dalla “chiusura a riccio” del sistema creditizio, le mafie hanno potenziato un’attività di “sostegno” a persone e imprese sull’orlo del collasso, finalizzata a divenire poi proprietarie dei loro destini, riciclando, al contempo, capitali di provenienza illecita; inoltre, queste connessioni stanno sempre più inquinando i mercati e danneggiando i cittadini, determinando un enorme aumento dei prezzi dei prodotti al consumo, cui corrisponde un pari e illecito vantaggio di chi controlla i mercati;

si tratta di fenomeni evidenziati chiaramente il 24 novembre 2014, nel corso di una conferenza stampa ripresa da molte testate giornalistiche, dall’assessore per la legalità del Comune di Vittoria, Pietro Gurrieri, che è anche vicepresidente nazionale di “Avviso Pubblico” (“Regioni ed entgi locali per la formazione civile contro le mafie”), il quale, il 13 dicembre si è dimesso dalla Giunta comunale. Gurrieri, con una lettera indirizzata, tra gli altri, al presidente del Consiglio comunale e al sindaco, ha chiesto al Consiglio Comunale di adottare nei tempi più rapidi il nuovo regolamento per il funzionamento del mercato ortofrutticolo, del quale ha rimesso una sua organica proposta. L’assessore, autore negli scorsi anni di atti regolamentari diretti ad apprestare strumenti di legalità all’interno del mercato, ha riferito che erano trascorsi 2 anni dall’inizio del percorso, da lui sollecitato, diretto alla discussione e all’adozione del regolamento di mercato destinato a sostituire quello vigente, risalente al 1971 e pertanto non più idoneo ad assicurare un moderno funzionamento, ma anche condizioni adeguate di prevenzione e contrasto alla criminalità e alle infiltrazioni delle mafie in un contesto, come quello locale, in prevalenza sano e che quindi deve essere difeso dalle pressioni e dagli attacchi esterni ed interni;

la proposta formulata dall’assessore, giudicata di grande valore non solo dall’interrogante, ma anche da esponenti politici di altri gruppi parlamentari, si fonda su 3 principi: distinzione delle funzioni, garanzie di trasparenza nelle transazioni, controlli di legalità;

tra i contenuti salienti, l’art. 2 della proposta, che obbliga l’ente di gestione ad applicare le disposizioni del decreto legislativo n. 163 del 2006 in materia di scelta del contraente per beni, servizi e forniture, e quelli di massima partecipazione, pubblicità e concorrenzialità in caso di reclutamento di personale sotto qualsiasi forma e tipologia; l’art. 11 stabilisce una “pesa elettronica” e, ai fini della trasparenza e visibilità nella formazione dei prezzi, una mercuriale telematica; l’art. 12, che prevede la costituzione di un nucleo stabile interforze tra l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di finanza, dotandolo di un collegamento telematico con la direzione di mercato; l’art. 17, che stabilisce che il pagamento di ogni transazione interna può avvenire esclusivamente per assegni bancari, bonifici o strumenti elettronici comunque tracciabili a prescindere dall’importo essendo inibito l’uso del contante; gli artt. 18, 19, 20 e 21, che prevedono che per essere ammessi al mercato, e vedersi rilasciate autorozzazioni, abilitazioni e concessioni, si debba preventivamente dimostrare il possesso dei requisiti morali e di ordine pubblico e assumere impegni precisi, pena la decadenza di tutti i benefici, quali l’impegno a dichiarare l’elenco dei dipendenti e collaboratori e di tutti i contratti in corso di validità strumentali alla realizzazione dell’oggetto sociale; per i commissionari, l’obbligo di esercitare esclusivamente tale attività, e di non esercitare, né intendere esercitare attività di produzione e/o di commercio, sotto qualsiasi forma, anche societaria, di prodotti ortofrutticoli, dichiarando il possesso di quote, azioni, partecipazioni, rapporti di controllo in società il cui oggetto sociale contempli una o più di queste attività, e, per quanto di loro conoscenza, le attività della stessa specie esercitate da parenti fino al quarto grado, con le loro generalità, e gli estremi delle società presso le quali questi detengano quote, azioni, partecipazioni; la trasmissione telematica alla Direzione Mercati del Comune dell’elenco delle ditte rappresentate anche occasionalmente nel mese precedente, con allegati i relativi mandati di rappresentanza, o incarichi professionali e il report delle transazioni concluse, con indicate le parti del rapporto, il prezzo pattuito, le modalità e tempi convenuti per il pagamento del corrispettivo; l’art. 22, che istituisce l’anagrafe di mercato;

sulla proposta presentata di Gurrieri si attende ancora l’avvio del dibattito in Consiglio comunale, mentre nel mese di dicembre è stato presentato un protocollo di legalità sempre per il mercato ortofrutticolo. A sottoscriverlo sono stati il prefetto, Annunziato Vardè, il sindaco, Giuseppe Nicosia, il presidente di Vittoria Mercati Srl, Emanuele Garrasi, i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Giovanni Avola, Paolo Sanzaro e Giorgio Bandiera, i presidenti di Coldiretti e Confagricoltura, Gianfranco Cunsolo e Sandro Gambuzza, e il presidente dell’associazione concessionari dell’ortomercato, Filippo Giombarresi. Ciascuno dei firmatari ha assunto impegni specifici: la Prefettura dovrà eseguire i controlli preventivi per accertare l’assenza di tentativi di infiltrazione mafiosa. Il Comune, attraverso la Direzione mercati, dovrà segnalare alle forze dell’ordine ogni elemento utile a individuare collegamenti o condizionamenti di soggetti potenzialmente vicini alla criminalità organizzata con operatori economici che svolgono attività all’interno del mercato; dovrà prevedere nei bandi di concorso, negli avvisi pubblici o in caso di trasferimenti delle assegnazioni o modifiche delle compagini societarie, che i soggetti partecipanti siano sottoposti ad un controllo preventivo antimafia; dovrà promuovere procedure di controllo delle aziende che conferiscono merce all’interno del mercato ortofrutticolo e segnalare eventuali anomalie alla Prefettura; dovrà prevedere nei provvedimenti concessori e nei rapporti contrattuali la clausola che obblighi gli operatori a dare notizia alla Prefettura, al Comune e alla “Vittoria Mercati” di ogni tentativo di usura o estorsione, intimidazione o condizionamento di natura criminale in qualunque forma esso si manifesti nei confronti dei concessionari o di altri componenti della compagine sociale o dei loro familiari (fermo restando che permane l’obbligo di denuncia degli stessi fatti all’autorità giudiziaria); dovrà assicurare uno scambio informativo reciproco, attraverso la periodica organizzazione di incontri plurilaterali; dovrà dare impulso alla Polizia locale affinché effettui un attento presidio e monitoraggio nell’area del mercato ortofrutticolo; dovrà prevedere, direttamente ovvero nell’utilizzo dei bandi di gara relativi ai servizi da acquisire, l’utilizzo delle risorse tecnologiche disponibili, al fine di incrementare progressivamente la tracciabilità dei mezzi di trasporto, delle merci, dei contenitori ed altri beni materiali, nonché delle transazioni; dovrà esercitare le funzioni di alta sorveglianza e di indirizzo strategico in funzione della piena legalità delle attività che si svolgono nella filiera alimentare fino al consumatore, con particolare attenzione all’impegno contro le azioni di contraffazione. Le associazioni di categoria dovranno promuovere fra i propri associati la massima diffusione della cultura della legalità, favorendo l’adozione di un capillare sistema di controlli relativi alle attività svolte dai trasportatori conferenti la merc; e dovranno contrastare decisamente il ricorso al lavoro irregolare. Le organizzazioni dei produttori dovranno contribuire alla piena conoscenza e applicazione delle norme sulla sicurezza e sulla salute sul lavoro e alla vigilanza sul rispetto degli adempimenti previsti; dovranno vigilare sul pieno adempimento degli obblighi relativi alla regolarità contrattuale, contributiva e previdenziale; dovranno contribuire alle azoni di formazione del personale. L’associazione concessionari dovrà promuovere fra i propri associati la massima diffusione della cultura della legalità;

gli impegni assunti con la firma del protocollo di legalità sono importanti per quanto prevalentemente etici, tuttavia è evidente che la questione risolutiva sia rappresentata dalla tempestiva adozione di un regolamento come quello proposto, tanto più che si rende necessario rompere gli indugi e procedere con scelte chiare ed innovative; la creazione da parte del Consiglio comunale di un insieme di regole stringenti può anche costituire un segnale forte da parte dei gruppi dirigenti politici, sociali, imprenditoriali nei confronti della recrudescenza criminale che nelle ultime settimane sta interessando Vittoria,

si chiede di sapere:

quale iniziativa il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per rafforzare il controllo del territorio da parte delle forze di polizia, supportare il movimento antiracket, sostenere la verifica del legale andamento del mercato ortofrutticolo e l’applicazione meticolosa del protocollo di legalità;

quale iniziativa intenda intraprendere per sostenere la DDA di Catania e la Procura di Ragusa nell’azione di repressione della mafia e dell’illegalità, volta a monitorare i boss scarcerati e l’attività criminale di corruzione e collusione intrapresa nuovamente nel territorio;

quali iniziative intenda intraprendere per supportare e stimolare le amministrazioni e gli enti gestori dei mercati ortofrutticoli del Paese ad apprestare strumenti di normazione secondaria e regolamentare che esaltino la legalità e contrastino efficacemente le illegalità, la criminalità e le mafie, quali quelli richiamati;

se non ritenga necessaria un’iniziativa legislativa primaria sui punti richiamati.

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