Misterbianco, operazione Circe. Svolta nelle indagini, Giuffrida fu ucciso

Sono quattro gli arrestati ritenuti responsabili della morte dell’imprenditore catanese Santo Giuffrida. I fatti risalgono al dicembre 2002 ma la morte dell’imprenditore finora era stata attribuita ad un infarto fulminante.

La svolta nel 2016 con le dichiarazioni del neo-collaboratore di giustizia Cavallaro Luciano che ha raccontato di aver avuto  dalla compagna del Giuffrida,  Bregamo Barbara, l’incarico di uccidere il proprio compagno  e di aver per questo effettuato un primo tentativo nel 2001 incaricando dell’esecuzione materiale un suo conoscente, Indorato Francesco Giuseppe. L’Indorato aveva  aggredito con un coltello la vittima all’interno del suo garage condominiale. In quella occasione, però, l’imprenditore catanese era riuscito a scampare all’attentato restando gravemente ferito. Nessun elemento raccolto all’epoca aveva permesso di ritenere la Bregamo coinvolta nell’accaduto ne tanto meno si era riusciti ad acquisire  sufficienti elementi per un rinvio a giudizio a carico dell’Indorato.

A distanza di quasi un anno da tali fatti, tuttavia, la Bregamo ci riprova e questa volta chiede aiuto  ral Cavallaro pagando questa volta 20.000 euro ed acquistando, per lo stesso Cavallaro, una BMW.

In questa seconda occasione l’omicidio è stato pianificato con maggior cura, coinvolgendo altri due soggetti: Maugeri Alfio e Zuccarello Antonio. Nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre 2002, Cavallaro, Maugeri e Zuccarello, con l’aiuto della Bregamo si sono introdotti nell’abitazione e dopo aver iniettato al  Giuffrida una sostanza velenosa, lo hanno soffocato.

La BREGAMO inscenava successivamente la morte naturale del compagno senza che si ingenerassero sospetti su quanto realmente accaduto.

Le indagini, avviate sotto la direzione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, per ottenere i necessari riscontri alle dichiarazioni del Cavallaro sono state condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri presso la predetta A.G. e dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Catania e, attraverso un’articolata serie di intercettazioni telefoniche, telematiche, ambientali e di videoregistrazione che, corroborate da molteplici attività istruttorie (sommarie informazioni di persone informate sui fatti, consulenze medico-legali ed altro) consentivano di acquisire fonti di prova dall’elevata carica probatoria; invero, si ottenevano riscontri precisi e individualizzanti in ordine alla chiamata di correità compiuta dal collaboratore di giustizia.

Al fine di indurre gli indagati a commentare il risalente fatto di reato veniva, inoltre, lasciato sulla loro autovettura un foglio di carta riportante la seguente frase: “sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l’amica di Luciano 15 anni fa”.

Uno degli indagati dopo aver ricevuto il biglietto confessava ad un amico il delitto riferendo testualmente: “Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due”.

Per tali motivi, il G.I.P. di questo Tribunale, concordando sulla piattaforma probatoria ricostruita dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di INDORATO Francesco Giuseppe (quest’ultimo indagato per il solo tentato omicidio), MAUGERI Alfio e ZUCCARELLO Antonio, mentre per BREGAMO Barbara, madre di bambini di età inferiore ai sei anni, ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari.

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