Napoli, camorra. Sequestrati panifici riconducibili al clan Lo Russo

NAPOLI – Nella mattinata odierna, nel corso di una operazione congiunta di diverse forze di polizia, è stata data esecuzione alla misura cautelare emessa dal G.l.P presso il Tribunale di Napoli su richiesta di questa D.D.A., nei confronti di 24 persone indagate, a vario titolo, per aver fatto parte del clan camorristico Lo Russo (storicamente attivo nella zona cittadina di Miano e territori limitrofi oltre che nella zona della Sanità).

Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, detenzione di numerose armi da fuoco, tentato omicidio e omicidio colposo con violazione della disciplina della circolazione stradale.

Il provvedimento si fonda sugli esiti delle attività investigative svolte di concerto da diverse forze dell’ordine (Squadra Mobile di Napoli, Compagnia CC Napoli Vomero e G.I.C.O di Napoli) che  hanno focalizzato l’attenzione su Carlo Lo Russo, esponente di rilievo del clan, tornato in libertà nel luglio scorso dopo un lungo periodo di detenzione, e di recente arrestato per l’omicidio di Izzi Pasquale.

Grazie alle attività di intercettazione (telefoniche ed ambientali ), sopralluoghi e sequestri, attività investigativa incentrata oltre che su Lo Russo, anche sui soggetti a vario titolo collegati al suo nucleo familiare ed ai suoi più fidati sodali, e’ stato ricostruito il gruppo dei componenti del gruppo di fuoco ( alcuni dei quali già detenuti dall’aprile scorso per l’omicidio di Izzi Pasquale)  nonché il ruolo di soggetti dediti in forma stabile e continuativa alle attività estorsive ( in danno di cantieri edili ed esercizi commerciali ), nonché dei soggetti preposti al tradizionale traffico in forma organizzata di sostanze stupefacenti. .
Sul punto il materiale derivante dalle attività tecniche ha trovato conforto anche in plurime dichiarazioni di collaboratori di giustizia sia interni al clan (tra cui i fratelli Salvatore e Mario) sia appartenenti a clan alleati, i quali hanno vissuto il periodo della latitanza di Antonio Lo Russo, del pentimento di Salvatore ed hanno delineato gli scenari attuali della reggenza del clan dei cd. Capitani.

Le indagini tecniche hanno consentito altresì di accertare la riconducibilità agli indagati di un vero e proprio arsenale sequestrato nel gennaio scorso in Via Janfolla a carico di ignoti, armi nella disponibilità del gruppo facente a capo a Carlo Lo Russo ed immediatamente sostituite con altre utilizzate per una serie di atti intimidatori e sparatorie registrate sul territorio del Don Guanella nei mesi scorsi.
Si è fatta pure luce sugli autori del tentato omicidio di Mallo Walter e Russo Paolo, occasione durante la quale vennero sequestrati 33 bossoli nel Rione Don Guanella lo scorso 21 marzo.

Pericolosissime si sono rivelate le azioni dei più giovani affiliati al clan, autori di azioni violente realizzate in danno di soggetti ritenuti avversari (si pensi alla morte di una donna che stava attraversando la strada, colpita in pieno corpo dal motociclo condotto da un fedelissimo di Carlo Lo Russo che, unitamente ad altro affiliato era in giro alla ricerca dei nemici da uccidere; la donna era abbandonata al suolo e, senza ricevere soccorso, in conseguenza delle gravi lesioni riportate perdeva la vita).

Infine è stato acclarato come il clan sia dedito ad una fiorente attività estorsiva avente ad oggetto l’imposizione dell’acquisto del pane.
Da anni, non solo molti esercizi commerciali ma addirittura i grossi centri commerciali e persino i venditori ambulanti hanno l’obbligo di vendere esclusivamente il pane che è stato loro fornito da laboratori (forni) facenti capo al clan: il clan si avvantaggia economicamente non solo perché ha la garanzia di vendere rilevanti quantitativi di pane, ma anche perché vende imponendo un prezzo ‘maggiorato’ rispetto al prezzo di mercato. l produttori/fornitori di pane sono stati individuati in soggetti legati anche da vincoli di parentela ai Lo Russo e che grazie alla ‘forza’ che deriva dalla loro appartenenza al clan impongono da anni tale sistema.
Le vittime non effettuano una libera scelta ma acquistano il pane dai soggetti legati ai Lo Russo perché sanno che diversamente sarebbero vittime di ritorsioni.
Contestualmente alle misure personali è stata data esecuzione anche all’ordinanza di sequestro preventivo dei panifici riconducibili al clan Lo Russo.

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