Napoli. “La camorra spara anche d’estate”. Riceviamo e pubblichiamo

A Napoli si spara. Ordinaria quotidianità di una metropoli ferita. Non è più un fatto da prima pagina.  Le ultime stese e gli ultimi morti lo hanno dimostrato.

La camorra spara ed uccide nonostante l’impegno di tutti, donne e uomini che vogliono una città differente.
La mafia uccide d’estate solo d’estate, dice PIF, la camorra a Napoli uccide anche d’estate. Assediati dai clan della camorra nonostante l’impegno quotidiano dello Stato e dei suoi uomini, i cittadini hanno paura.
“La nostra organizzazione sindacale – dichiara Giulio Catuogno segretario generale Coisp Napoli – da tempo denuncia con forza questa situazione. La presenza sul territorio dello Stato c’è ed esiste ma serve altro per cambiare la nostra città, serve una rivoluzione culturale quartiere per quartiere, strada per strada.
Contro la camorra bisogna schierarsi e noi lo facciamo costantemente, sia quando in divisa lavoriamo ma anche quando ognuno di noi assolve il proprio ruolo sociale che va ben oltre a quello di vigilare i vicoli o le strade. “Intanto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, chiede un intervento decisivo, massiccio e fisicamente visibile in tutti il territorio partenopeo, perchè sottolinea il primo cittadino “Non è ammissibile che in questa città, mentre c’è una rinascita culturale, civile, turistica, economica e degli investimenti così visibile in tutta Italia e nel mondo ci siano persone che si alzano la mattina e fanno le stese.”
Nel centro storico è una escalation di violenza, lo sa bene chi sul campo ci lavora quotidianamente senza badare alle polemiche politiche che spesso vengono innescate quando in realtà è altro quel che serve a Napoli.
A Napoli serve sicurezza palpabile non fatta dall’Esercito agli angoli delle strade. Può essere quello uno strumento per far sentire la presenza dello Stato ma occorre ribellarsi al regime di paura  imposto dai clan di camorra non può certo essere qualcosa che arriva dall’alto.
Lo Stato può aumentare lo standard di sicurezza dei cittadini ma bisogna soprattutto superare la paura.
Per raggiungere questo obiettivo, “non serve continuare a parlare del caso Napoli, serve passare all’azione”sostiene Catuogno.
“Serve aumentare la percezione di sicurezza del cittadino. Come? Mettendo in campo le nuove strumentazioni tecniche e tecnologiche, penso ad esempio alle  telecamere. Inquanto è cosa nota che un quartiere con i moderni sistemi di sorveglianza è più sicuro e più sicuro viene percepito. Si potrebbe arrivare a dire che forse una telecamera vale molto più di  un presidio dell’Esercito e sicuramente costa meno”
I napoletani onesti e virtuosi spesso vivono accanto a quella Napoli insozzata dal crimine organizzato dei clan e della camorra. La povertà spesso estrema e crescente, la diseguaglianza sociale sempre più marcata ha regalato un terreno fertile ai criminali che oggi nuovamente organizzati spaventano la città.
Urgono nuove strategie di contrasto alla criminalità, servono, come spesso abbiamo detto, uomini e mezzi pronti ad affrontare il crimine organizzato.
Serve capire che sono in corso una e dieci guerre di camorra, occorrono attività preventive e non solo repressive, lo Stato non esclusivamente come forza di Polizia repressiva ma come presenza attenta e vigile. Serve infine cambiare strategia economica.
“Con la spending review, non è la prima volta che lo diciamo – conclude Catuogno – è stata messa a serio rischio la sicurezza dei cittadini ed il caso Napoli è forse il primo esempio”

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