Operazione “Ariete 2”: La polizia di Vittoria e Comiso arresta altri membri di una banda di rapinatori

La Polizia di Stato cattura altri tre membri della “banda delle spaccate”. Ricostruita la “spaccata” ai danni di una gioielleria di Pozzallo. Ingenti danni causati al titolare della gioielleria: bottino da 65.000 euro e 3.000 euro per il ripristino dei locali fortemente danneggiati.
La Squadra Mobile, insieme ai Commissariati di Comiso e Vittoria, dopo aver assicurato nel mese di maggio la banda alla giustizia, ha continuato le indagini ricostruendo il furto commesso a Pozzallo, catturando così altri due membri che inizialmente non facevano parte del gruppo.
Anche in questa occasione, avevano rubato un’auto da casa di un vittoriese per poi recarsi a Pozzallo per commettere la spaccata.
Uno degli autori del furto era agli arresti domiciliari ed è evaso per commettere il reato.
La Procura della Repubblica ha tempestivamente richiesto un’ulteriore misura cautelare al Giudice per le Indagini Preliminari che ha disposto il carcere.

Comiso e Vittoria (RG) – La Polizia di Stato, Squadra Mobile e Commissariati di Comiso e Vittoria, ha eseguito altre 3 misure cautelari per furto in abitazione, furto aggravato ed evasione (solo uno di loro), a carico dei pluripregiudicati:

  • Meli Gabriele nato a Vittoria il 09.10.1998;
  • Perone Orazio nato a Vittoria il 14.08.1985;
  • Stracquadaini Giorgio nato a Comiso il 21.09.1996.

L’ordine di cattura è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ragusa, su richiesta della Procura delle Repubblica che ha diretto le complesse indagini degli Uffici della Polizia di Stato.

GENESI DELL’INDAGINE

Sin dai primi giorni del 2018, gli Uffici della Polizia di Stato iniziavano a registrare numerosi fatti reato commessi, con il c.d. metodo della “spaccata”, in territorio di Vittoria e Comiso, evidenziando poi un’espansione in comuni e province vicine.

Gli autori dei reati avevano messo in atto un sistema rapido e particolarmente invasivo per commettere furti ai danni di esercizi commerciali ed in alcune occasioni abitazioni private.

Le immagini dei sistemi video sorveglianza permettevano di appurare che gli odierni arrestati, dapprima rubavano un’autovettura di vecchia fattura così da assicurarsi un veicolo robusto rispetto a quelli nuovi e poi, individuati preliminarmente gli obiettivi, utilizzavano le auto come “ariete” (da qui il nome dell’operazione). Non curanti dei danni che arrecavano agli esercizi commerciali, gli autori del reato, distruggevano gli infissi e/o le saracinesche; entrati all’interno facevano razzia di tutto ciò che aveva valore e facilmente asportabile.

LE INDAGINI

Le indagini hanno permesso di concludere nel mese di maggio una prima fase dell’operazione “ARIETE” con l’arresto della banda composta da 5 persone.

Nel contempo gli investigatori della Polizia di Stato non hanno smesso di ricostruire altri fatti reato, tra questi la spaccata commessa a Pozzallo la notte tra il 7 e l’8 maggio ai danni di una gioielleria.

In quella occasione erano stati asportati gioielli per oltre 65.000 euro e i danni causati alla struttura si aggiravano intorno ai 3.000 euro.

Dalle attività d’indagine è stato possibile appurare che Meli e Stracquadaini dopo aver rubato un’auto parcheggiata dentro il garage di casa di un vittoriese, passavano da casa di Perone che si trovava ristretto agli arresti domiciliari per poi andare a Pozzallo. Proprio Perone non curante della misura restrittiva a suo carico, sceglieva di evadere per commettere un altro reato (questo elemento verrà valutato dai Giudici ai fini della condanna).

La ricostruzione da parte degli investigatori della Polizia di Stato non è stata per nulla semplice, considerate le accortezze utilizzate dai malfattori.

Meli era già stato catturato nella prima fase dell’operazione “ARIETE”, mentre gli altri due odierni fermati non avevano commesso le spaccate precedenti seppur fortemente sospettati di aver collaborato anche in altre occasioni.

I tre, dopo aver pianificato il furto ai danni della gioielleria nei giorni precedenti, si sono recati a Pozzallo e dopo diversi tentativi sono riusciti a distruggere l’ingresso della gioielleria, asportando ogni oggetto di valore.

L’irruzione fulminea ha consentito ai malviventi di accaparrarsi un bottino consistente, ben 65.000 euro.

La Polizia di Stato è riuscita a raccogliere diverse fonti di prova che incrociate tra loro hanno permesso di catturare gli odierni indagati.

Fondamentale lo studio approfondito delle immagini delle telecamere di videosorveglianza che hanno permesso di ricostruire la dinamica della spaccata e riconoscere gli autori attraverso dei segni distintivi per ognuno di loro.

Dalle intercettazioni telefoniche è stato poi possibile acquisire ulteriori importantissime fonti di prova dalle quali emergeva anche la pericolosità degli stessi.

Le indagini della Polizia di Stato continuano anche dopo questo ulteriore risultato ottenuto dopo il deposito di una corposa informativa di reato, alla Procura della Repubblica di Ragusa diretta dal Dott. Fabio D’Anna.

Il titolare delle indagini, Sostituto Procuratore Dott. Santo Fornasier ha coordinato le indagini, valutando tempestivamente quanto raccolto dagli investigatori, chiedendo ed ottenendo la misura cautelare della custodia di carcere.

LE CATTURE

Dopo pochi minuti da quando la Polizia di Stato è entrata in possesso delle tre misure cautelari, gli indagati venivano catturati e messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Anche questa volta era necessario intervenire con urgenza perché la banda, nonostante i primi arresti, aveva intenzione di colpire nuovamente.

Dopo le catture gli indagati sono stati condotti negli Uffici della Squadra Mobile per la notifica della misura cautelare a loro carico.

La Polizia Scientifica ha curato l’identificazione di tutti gli indagati prima che venissero condotti in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

“La Polizia di Stato di Ragusa dopo aver assicurato parte della banda di ladri, ha continuato le indagini per individuare gli altri responsabili e ricostruire ulteriori gravissimi fatti reato da loro commessi”.

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