Operazione contro la ‘ndrangheta: 117 arresti tra Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia

Vasta operazione da parte dei carabinieri contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Migliaia i carabinieri impiegati con il supporto di elicotteri. Sequestrati beni per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro

La Procura Distrettuale Antimafia di Bologna, che ha coordinato l’inchiesta, ha ottenuto dal gip del tribunale un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 soggetti ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso e – in taluni casi – della transnazionalità del reato per aver agito in più di uno Stato e precisamente in Italia, Austria, Repubblica di San Marino e Germania, territori di espressione dell’attività dell’associazione stessa.
I provvedimenti scaturiscono da un’articolata attività investigativa sviluppata su più fronti dai vari Reparti dell’Arma emiliana e successivamente collegata, d’intesa con le rispettive Autorità Giudiziarie, a convergenti inchieste condotte in Calabria e in Lombardia. Gli esiti dell’indagine hanno consentito di delineare il quadro complessivo degli assetti organizzativi della cosca “GRANDE ARACRI”, radicata a Cutro (KR) e con estese propaggini extraregionali in Emilia Romagna e in Lombardia, tutte subordinate al boss detenuto Nicolino GRANDE ARACRI e dotate di ampia autonomia nel perseguimento dei diversificati interessi illeciti.
Le indagini hanno comprovato la capacità della consorteria di attuare una pervasiva infiltrazione del tessuto economico e imprenditoriale nei settori dell’edilizia, dei trasporti, del movimento terra e dello smaltimento dei rifiuti, tanto nel territorio d’origine, quanto nelle aree di proiezione, mediante una sistematica pressione estorsiva esercitata nei confronti di imprenditori locali e finalizzata a imporre, nella fase di esecuzione delle opere, la scelta di subappaltatori e fornitori fra quelli di riferimento dell’organizzazione criminale. In particolare, le investigazioni hanno messo in luce gli interessi del sodalizio nei lavori collegati alla realizzazione di rilevanti interventi di riedificazione a seguito del terremoto che ha interessato l’Emilia Romagna nel 2012, ai quali le ditte mafiose hanno avuto accesso anche grazie alle cointeressenze mantenute con i titolari di un’importante azienda edile modenese assegnataria di appalti pubblici per lo smaltimento delle macerie.
Dall’inchiesta è emerso, inoltre, come i proventi illeciti delle articolazioni emiliane venivano in parte trasferiti alla cosca crotonese, mediante il metodico ricorso alla falsa fatturazione per operazioni inesistenti attuata dalle società calabresi riconducibili ai “GRANDE ARACRI”, e in parte reimpiegati in loco nell’erogazione di prestiti a tassi usurari in pregiudizio di imprenditori e nell’avvio di considerevoli iniziative immobiliari intestate a prestanome nelle province di Mantova e Parma. Tra le attività criminali svolte dall’organizzazione, anche la ricettazione di imbarcazioni di lusso del valore di svariati milioni di euro, oggetto di appropriazione indebita commessa in Italia e reimmesse nei mercati nautici di Turchia e Croazia. Le indagini hanno altresì appurato il tentativo dell’organizzazione di evitare le verifiche antimafia della Prefettura di Reggio Emilia e di influenzarne gli orientamenti, anche attraverso una serie di iniziative mediatiche promosse da un Consigliere di minoranza della Provincia reggiana, destinatario dell’ordinanza in esame con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Contemporaneamente, i militari dei Comandi Provinciali di Crotone e Mantova stanno eseguendo, nelle rispettive province e in quelle di Cremona e Verona, decreti di fermo di indiziato di delitto emessi dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Catanzaro e Brescia nei confronti di 46 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei medesimi reati, mentre ulteriori 4 ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dal personale della Guardia di Finanza di Cremona nei confronti di altrettanti soggetti.
Inoltre i Carabinieri hanno effettuato un imponente sequestro beni disposto dal GIP presso il Tribunale di Bologna su richiesta della locale DDA per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro.

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