Operazione “Falco”: Azzerato il clan mafioso di cosa nostra “Emmanuello” di Gela

Eseguite 16 misure cautelari. Avevano riorganizzato la cosca mafiosa dedita alle estorsioni e al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

GELA – Nel corso della notte i poliziotti della Squadra Mobile di Caltanissetta, in collaborazione con quelli del Commissariato di P.S. di Gela e l’ausilio delle Squadre Mobili di Catania, Palermo, Parma e Torino, hanno eseguito16 misure cautelari – una custodia in carcere, nove arresti domiciliari e sei obbligo di presentazione alla p.g. – emesse dal G.I.P. c/o il Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. In carcere il presunto boss del clan Pellegrino Gianluca.

Agli arresti domiciliari gli altri affiliati: Pellegrino Alessandro Emanuele, Campo Giovambattista, Caruso Pietro, Faraci Emanuele, Tosto Orazio, Famao Angelo, Cavallo Jonny e Legname Guido.

Sottoposti all’obbligo di presentazione alla p.g.: Perna Rosario, Macchiarella Gabriele, Saverino Loreto, Cuntrò Francesco, Scialabba Angelo e Alabiso Nunzio.

Non è ancora stato rintracciato Di Noto Giuseppe, colpito dalla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Pellegrino Gianluca è indagato per associazione di tipo mafioso – aggravata dall’essere armata – in quanto facente parte di cosa nostra-gruppo Emmanuello.

Tale associazione è finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti ed alla commissione di estorsioni in danno di imprenditori gelesi, con condotte risalenti già all’anno 2003.
Tutti gli altri indagati sono stati riconosciuti, a vario titolo, gravemente indiziati di aver fatto parte di un gruppo di persone, capeggiato dal Pellegrino Gianluca.
L’odierno procedimento, culminato nelle predette misure cautelari, ha tratto origine dalle attività di indagine svolte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Commissariato di Gela, sulla figura di Pellegrino Gianluca che, scarcerato nel maggio 2011, era tornato attivo nell’ambito criminale gelese.
Il Pellegrino, che aveva scontato otto anni di carcere per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti a partire dal maggio 2003, risulta da tempo organicamente inserito nella consorteria mafiosa cosa nostra di Gela, gruppo Emmanuello, di cui ha preso le redini già a partire dalla sua scarcerazione.
Grazie al suo particolare attivismo ed al carisma criminale, il gruppo degli Emmanuello, fortemente disorientato dalla morte del suo capo indiscusso, Daniele Emmanuello avvenuta nel 2007, dalla raffica di arresti operati a carico dei suoi principali esponenti negli ultimi anni e dall’accesso al programma di protezione di suoi importanti appartenenti, è stato di nuovo “riconosciuto” nella sua importanza ed ammesso dalle altre consorterie mafiose gelesi, alla pari, al tavolo della spartizione dei proventi illeciti.
Le indagini hanno spaziato dal riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ad attività tecniche a tappeto individuando 12 imprenditori vittima di estorsione.
Le risultanze investigative  hanno permesso di raccogliere gravi indizi a carico del Pellegrino Gianluca anche in ordine all’attività finalizzata all’acquisto ed al commercio delle sostanze stupefacenti, del tipo hashish, marjiuana e cocaina, del quale sono risultati far parte Alessandro Pellegrino, Emanuele Faraci, Pietro Caruso, Giovambattista Campo, Angelo Famao, Orazio Tosto, Jonny Cavallo, Guido Legname e Giuseppe Di Noto.
Tutti gli appartenenti all’associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di stupefacenti non disdegnavano di occuparsi anche della vendita al dettaglio delle sostanze, che venivano reperite sul mercato catanese, infatti, ben 23 sono stati gli episodi di cessione ampiamente documentati anche con numerosi sequestri di sostanza stupefacente, operati dagli investigatori specie in ore notturne, essendo il Pellegrino e i suoi sodali più stretti impegnati anche in una attività di guardiania presso i locali estivi gelesi che sono diventati per loro un’ampia piazza di spaccio.
Di assoluta gravità, infine, il fatto che questa associazione risultava anche essere armata, avendo a disposizione armi, anche modificate che utilizzavano, compiendo atti intimidatori, per spadroneggiare in città.
Nel corso dell’operazione di polizia di stanotte sono stati sequestrati 7800 euro in contanti al reggente Pellegrino Gianluca; una scacciacani, al fratello di questi, Pellegrino Alessandro e della sostanza stupefacente (12 grammi di marijuana e 4 grammi di hashish), un bilancino di precisione e l’occorrente per il confezionamento di dosi a Legname Guido.

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