Operazione “Ghost”. Tratti in arresto 11 “assenteisti” dipendenti del comune

La compagnia della GdF di Manfredonia ha concluso un’articolata indagine, coordinata dalla procura della repubblica di Foggia, al termine della quale ha individuato 22 dipendenti del locale comune che, dopo aver timbrato il “cartellino”, si dedicavano ad altre attività

Manfredonia, 4 giugno 2015 –  Dalle prime ore di questa mattina i Finanzieri della Compagnia di Manfredonia stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, agli arresti domiciliari, nei confronti di 111 tra dipendenti e lavoratori socialmente utili del Comune di Manfredonia.
Nei confronti di ulteriori 11 indagati sono in corso le notifiche di avvisi di conclusione indagini emessi dalla Procura della Repubblica di Foggia.
Per tutti, il reato ipotizzato è quello di “Truffa a danno di un Ente pubblico”.
In particolare, nell’ambito dell’attività svolta dalla Guardia di Finanza in materia di controllo della spesa pubblica e a contrasto alle truffe commesse nei confronti degli enti pubblici, nel periodo dal 2013 al 2014, i militari hanno posizionato delle telecamere nascoste nei pressi delle apparecchiature marcatempo del Comune di Manfredonia ed hanno eseguito numerosi servizi di osservazione e pedinamento nei confronti degli indagati, riscontrando:

  • una pluralità di dipendenti dell’ente che, oltre a quello personale, marcavano il badge anche di altri colleghi impegnati altrove;
  • familiari che utilizzavano il badge del proprio congiunto che era impegnato a svolgere altre attività lavorative “in nero”. In particolare, è emerso che uno degli indagati prestava la propria opera di idraulico;
  • dipendenti che, dopo aver timbrato l’entrata, non accedevano negli uffici ma si dedicavano ad acquisti presso mercati rionali e settimanali;
  • lavoratori socialmente utili che, seppur formalmente presenti, non si recavano sul posto di lavoro;
  • ore di straordinario integrative effettuate solo “sulla carta” attraverso false timbrature del badge.

Nei confronti dei 22 indagati sono stati forniti validi elementi di prova che hanno consentito alla Procura della Repubblica di avanzare anche richiesta di sequestro preventivo per equivalente per recuperare le somme indebitamente percepite. Il G.I.P. del Tribunale di Foggia, accogliendo la richiesta della Procura, oltre alle ordinanze di custodia cautelare, ha disposto il sequestro dei beni detenuti dagli indagati.

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