Palermo. Arrestati 5 dipendenti della “Rap”, ditta a partecipazione municipale nel settore raccolta rifiuti

PALERMO – La Polizia di Stato, stamani, ha eseguito 9 misure cautelari nei confronti di dipendenti della ‘Rap’, ex Amia, ditta a partecipazione municipale, attiva nel settore della raccolta dei rifiuti, nel capoluogo siciliano.
I poliziotti, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Palermo, dr. Ricciardi, hanno notificato 5 provvedimenti di custodia cautelare domiciliare e 4 obblighi di presentazione alla P.G..

Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore, dr. Padova e condotte da personale della sezione “Investigativa” del Commissariato P.S. “Brancaccio”, hanno accertato episodi di furti e ruberie, elevati a prassi quotidiane che avevano determinato la spoliazione della ditta, letteralmente razziata di carburante ed attrezzi di ogni sorta pertinenti alle attività d’istituto.

Grazie ad attività d’indagine, corroborata anche da riprese video ed audio, è stato possibile accertare che, in un lasso di tempo relativamente breve, dal luglio 2013 al marzo 2014, approssimativamente circa 300 litri di gasolio al giorno siano stati impunemente trafugati dai serbatoi della municipalizzata.

Per farlo i dipendenti infedeli avevano fatto ricorso ad un espediente che avrebbe tutelato anche gli addetti alla colonnina, ammesso che a controlli si sarebbe fatto ricorso, essendo stati questi ultimi delegati a dipendenti, parimenti coinvolti nelle indagini. L’indebita appropriazione di carburante e di altri beni aziendali (di cui i dipendenti avevano la disponibilità in relazione all’attività dai medesimi espletata all’interno della società stessa) avveniva mediante il fraudolento riempimento di bidoni e taniche di varia natura, in occasione delle operazioni di rifornimento di carburante degli automezzi aziendali.

In altri termini, tali operazioni avvenivano, in taluni casi, mediante il rifornimento degli automezzi della Rap con un quantitativo di carburante inferiore rispetto a quello materialmente erogato dalle colonnine dell’impianto di rifornimento ubicato all’interno del deposito di via Ingham e risultante dalla relativa documentazione che gli stessi erano tenuti a compilare nell’interesse della stessa società.

La conseguente appropriazione dell’ “eccedenza” veniva  dai medesimi versata all’interno di taniche ed altri recipienti di cui avevano la disponibilità. Le taniche venivano poi fatte uscire all’interno degli stessi automezzi aziendali e trasportate in altro luogo. Successivamente sarebbe stato smistato e ceduto a terzi a prezzi competitivi.

In altri casi, il furto sarebbe avvenuto mediante il versamento del carburante eccedente all’interno di un’apposita cisterna interrata, posta nelle immediate vicinanze dell’impianto di rifornimento, che fungeva, dunque, da “deposito abusivo” di carburante, dal quale poi attingere, nei momenti di maggiore tranquillità, e riempire le taniche da far uscire dal deposito di via Ingham con le medesime modalità.

Per verificare la “disponibilità” di carburante nella cisterna interrata (e quindi la perfetta corrispondenza con quello formalmente erogato) ed evitare di compiere furti troppo avventati, i correi sono stati sorpresi più volte a misurare con apposita asta la quantità di combustibile presente nella citata cisterna.

Oggetto del peculato contestato ai dipendenti, non soltanto gasolio, ma anche tute da lavoro, sacchi, mazze, scope, carta igienica, detersivi ed arnesi di varia natura.

Due importanti date nel corso delle indagini degli agenti sono quelle del 17 dicembre 2013 e quella del 5 febbraio 2014: in quei giorni, i poliziotti, anche per porre un freno all’allarmante escalation di furti, hanno effettuato due blitz che hanno portato all’arresto, complessivamente, di tre dipendenti e due soggetti estranei alla Rap che si sarebbero però appropriati di carburante della municipalizzata. Emblematico in ordine alla “caparbietà” criminale degli indagati che, neanche a seguito di queste operazioni di Polizia, essi abbiano attenuato la frequenza delle scorribande all’interno del deposito di via Ingham.

Il sodalizio criminale si avvaleva anche dell’attiva partecipazione di congiunti di dipendenti Rap che avrebbero agevolato la vendita a terzi di beni e prodotti aziendali o ne avrebbero tratto essi stessi vantaggio.

Così è stato, per esempio, accertato nel caso del figlio di uno degli odierni destinatari, sorpreso dagli agenti ad avere allestito a Ballarò una bancarella “imbandita” di prodotti chiaramente riconducibili ad Amia e Rap.

Quando la benzina sottratta non era destinata al consumo dei mezzi privati di dipendenti e congiunti, è stato accertato come servisse per alimentare un parallelo ‘mercato nero’ nel quale il carburante sarebbe stato venduto al prezzo concorrenziale di 1,00 euro al litro.

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