Palermo. I carabinieri confiscano i beni del boss che voleva ricostituire la commissione provinciale di cosa nostra

PALERMO – Un’attività svolta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo, che aveva già portato al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, ha consentito l’emissione, da parte del Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, del provvedimento di confisca a carico di CAPIZZI BENEDETTO, nato a Palermo il 28.06.1944 (in atto detenuto, tratto in arresto nell’operazione denominata “PERSEO”). La complessa attività investigativa, svolta attraverso minuziosi accertamenti patrimoniali sui beni sospettati di essere nella effettiva disponibilità del predetto, ha consentito di individuare un ingente patrimonio illecitamente accumulato in diversi anni di malaffare.
In particolare, tra i cespiti sottratti alla sua disponibilità figura una villa a tre elevazioni fuori terra, residenza dello stesso e del proprio nucleo familiare, oggetto di sequestro e contestuale confisca con l’odierno provvedimento, grazie ad ulteriori e più approfonditi accertamenti attraverso i quali è stata riscontrata che l’intestazione ad altro soggetto, verosimilmente prestanome compiacente, era finalizzata ad eludere le norme in materia di misure di prevenzione patrimoniale.
Le indagini patrimoniali hanno avuto inizio a seguito dell’operazione denominata “PERSEO”. Dagli accertamenti che hanno portato all’emissione, nel dicembre del 2008, del citato provvedimento restrittivo, emerge come il CAPIZZI Benedetto nonostante fosse detenuto alla pena dell’ergastolo, a seguito di due condanne rispettivamente del 2006 e del 2008, non solo continuava ad essere il reggente del mandamento di Villagrazia – Santa Maria di Gesù, ma aveva anche in animo, dopo gli arresti di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, di ricostituire la Commissione Provinciale di “Cosa Nostra” e di porsi al suo vertice.
A tal proposito, emblematiche risultano le conversazioni con il figlio, tramite il quale il CAPIZZI Benedetto impartiva le direttive per la gestione della consorteria e al quale perentoriamente raccomandava: “Se qualcuno vuole alzare la “cricchia” se la cali perché ci lascia la pelle, chiaro?…Pugno duro, hai capito? Pugno duro con tutti!”.
Parimenti, merita di essere riportata la conversazione intercorsa in una riunione di mafia tra ADELFIO Giovanni, SCADUTO Giuseppe e CAPIZZI Sandro, in occasione della quale, secondo gli accordi presi dallo SCADUTO con CAPIZZI Benedetto, venivano definiti alcuni tra gli aspetti salienti della Commissione Provinciale di “Cosa Nostra”: “…all’ultimo ci sediamo e cerchiamo di fare una specie di Commissione all’antica…cinque, sei, otto cristiani come si faceva una volta e quindi la responsabilità se dobbiamo fare una cosa ce l’assumiamo tutti”.

Il provvedimento del Tribunale ha interessato i seguenti beni:

  1. attività e relativo complesso beni aziendali dell’impresa individuale denominata “TAFURI MARIA” con sede in Palermo, esercente attività di movimento merci relativo a trasporti terrestri;
  2. attività e relativo complesso beni aziendali dell’impresa individuale denominata “CAPIZZI MARIA RITA” con sede in Altofonte (PA), esercente attività di sbancamento terra, demolizione di edifici;
  3. attività e relativo complesso beni aziendali dell’impresa individuale denominata “CAPIZZI ANTONINO GIOACCHINO” con sede in Altofonte (PA), esercente attività di sbancamento terra, demolizione di edifici;
  4. intero capitale sociale e complesso beni aziendali della società “MEDITIN DI CAPIZZI ANTONINO & C. S.N.C.”, con sede in Palermo, operante nel settore dell’edilizia e dei trasporti merci;
  5. nr. 1 fabbricato composto da più capannoni adibiti ad attività commerciali ed artigianali, sito in Palermo;
  6. nr. 1 immobile composto da un fabbricato costituito da tre elevazioni fuori terra e un fabbricato costituito da una elevazione fuori terra, sito in Palermo;
  7. nr. 1 villa unifamiliare sita in Campofelice di Roccella (PA);
  8. nr. 1 autovettura.
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