Polizia ferma scafista gommone salpato dalla Libia con 125 migranti: 2 i cadaveri giunti a Pozzallo, 99 i superstiti

I testimoni riferiscono di circa 25 compagni di viaggio annegati durante le fasi di soccorso.
2 migranti trasportati in elicottero presso l’ospedale di Lampedusa perché in gravi condizioni di salute.
Avevano pagato 1.000 dollari cadauno per raggiungere l’Europa, poi il gommone si è bucato e quando hanno visto la nave mercantile si sono agitati e sono caduti quasi tutti in acqua.
“Chi non sapeva nuotare è andato subito a fondo”.
Tra i superstiti anche un ferito d’arma da fuoco: “nella connection house in Libia c’è stata un po’ di confusione per il mangiare ed uno dei vigilanti ha sparato ad altezza d’uomo ferendomi ad un braccio”
Le indagini su uno degli altri gommoni soccorsi hanno portato all’arresto di un altro scafista.

Salgono a 55 gli scafisti fermati nel 2016 (16 minori); nel 2015 sono stati 147.

La Polizia di Stato ha trasferito immediatamente 300 migranti, gli altri saranno trasferiti nelle prossime ore.

Nel 2016 all’Hot Spot di Pozzallo hanno già fatto ingresso 5.221 migranti in occasione di 15 sbarchi.

RAGUSA – Questa volta lo scafista è accusato anche della morte come conseguenza di altro delitto di oltre 25 migranti, oltre che del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha condotto un gommone di pessime condizioni e carico oltremodo di migranti, 25 circa dei quali sono annegati sotto agli occhi dei compagni di viaggio.
Lo scafista indagato è THIARE’ Yosuf, nato in Mali in data 01.01.1992.
Contestualmente sono state condotte indagini per risalire all’identità anche dei responsabili degli altri viaggi clandestini ed è stato individuato un altro scafista: FAYE Cheikh, nato in Senegal il 26.05.1975.
I responsabili del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorrevano con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.
I migranti tutti provenienti da paesi del centro Africa sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati e identificati, a breve verranno subito dopo trasferiti in altri centri.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

Alle ore 05:50 circa del 29.04.2016 su disposizione della MRCC di Roma, l’Unità navale militare spagnola “Numancia”, dopo aver già effettuato un soccorso di 346 migranti, si dirigeva verso la nave mercantile “Valle Bianca”, che aveva dichiarato evento SAR, per il recupero di un gommone con migranti a bordo. Arrivata alle coordinate sopra indicate l’Unità Navale “Numancia” iniziava le operazioni di salvataggio di 12 migranti trovati in acqua fuori dal natante sul quale avevano viaggiato. Nel corso delle operazioni i soccorritori avvistavano in mare anche un cadavere che veniva recuperato e portato a bordo. Pochi istanti dopo la nave “Numancia” trasbordava dalla nave “Valle Bianca” altri 87 migranti più un cadavere. Successivamente, alle ore 12.28, due dei soggetti salvati venivano, tramite elicottero, urgentemente trasportati sull’isola di Lampedusa, uno per sintomi di annegamento e l’altro per una frattura massillo-facciale. Tutti gli altri migranti venivano in seguito trasferiti sulla nave norvegese SIEM PILOT, la quale giungeva nella rada del porto di Pozzallo alle ore 19.00 circa del 30.04.2016. Poco dopo i due cadaveri e circa 10 migranti che versavano in stato di salute precario venivano fatti trasbordare su una pilotina della Guardia Costiera che li conduceva presso la banchina del porto. I due cadaveri venivano portati presso la camera mortuaria del locale cimitero dove veniva effettuata ispezione cadaverica da personale sanitario e dalla Polizia Scientifica, mentre le altre persone venivano ricoverate presso l’Ospedale Maggiore di Modica. La Nave SIEM PILOT giungeva presso la banchina del porto di Pozzallo in data 1 maggio alle ore 08.00 circa. Dopo le operazioni sanitarie di rito, i migranti venivano trasferiti presso il locale Hotspot per le operazioni di identificazione.

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

La Polizia di Stato ha gestito uno sbarco in due fasi, il 30 sera sono stati fatti scendere i soggetti bisognosi di cure urgenti ed i due cadaveri, la restante parte sono stati accolti presso l’hot spot il primo maggio.
Gli sbarchi con la presenza di cadaveri sono difficili da gestire, soprattutto per il forte stress psicologico a cui sono stati sottoposti i migranti compagni di viaggio e superstiti.
Il lavoro degli agenti della Polizia è molto difficile in quanto bisogna far conciliare le esigenze di ordine pubblico, quelle di Polizia Giudiziaria ed ovviamente l’assistenza ai migranti appena sbarcati che resta prioritaria.
Il Funzionario dirigente del servizio di Ordine e Sicurezza Pubblica della Polizia di Stato, con a disposizione decine di uomini, ha dovuto poi coordinare, le immediate partenze, i trasferimenti dall’Hot Spot ad altre regioni e l’accoglienza di centinaia di migranti.
Le operazioni di sbarco non hanno fatto registrare criticità ed è stata prestata la massima attenzione verso i soggetti che avevano bisogno di cure mediche, in particolar modo diverse donne incinte e minorenni.
Alle procedure hanno partecipato 30 Agenti della Polizia di Stato, nonché appartenenti alle altre Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana, Esercito Italiano ed i medici dell’A.S.P. per le visite mediche.
Al riguardo, le attività dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato risultavano complesse, dovendo essere espletate in tempi ristretti, così da permettere anche un immediato invio degli ospiti in altre strutture d’accoglienza.
La Polizia Scientifica ha lavorato consequenzialmente senza sosta per le operazioni di preidentificazione e fotosegnalamento, in considerazione dei nuovi arrivi. Si sta procedendo al fotosegnalamento dei migranti sbarcati ed al loro trasferimento ad operazioni ultimate, da parte degli uomini della Polizia di Stato che lavorano senza sosta.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato – Squadra Mobile Questura di Ragusa – con la partecipazione di un’aliquota dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno concluso le indagini dopo 24 ore dall’arrivo della nave che ha trasportato i migranti a Pozzallo.
Le indagini si sono subito concentrate sull’individuazione delle cause della morte dei due migranti giunti cadavere e sull’esame della documentazione presentata dalla nave soccorritrice.
In ordine di priorità, il team di investigatori ha dapprima esaminato l’evento di soccorso dove erano stati recuperati i cadaveri, esaminando in un secondo tempo gli altri 3 eventi di soccorso.
In totale i migranti recuperati insieme ai cadaveri erano 99, dato che ha fatto subito allarmare i poliziotti, considerato che solitamente i passeggeri dei gommoni vanno da 115 a 130.
L’ispezione cadaverica portata a termine dal medico legale nominato dalla Procura della Repubblica di Ragusa e dalla Polizia Scientifica della Questura, ha permesso di individuare nell’annegamento le cause della morte, escludendo altre cause di origine violenta.
L’escussione dei testimoni è stata particolarmente complessa in quanto i migranti erano e sono tuttora molto provati da un punto di vista psicologico e fisico.
Proprio per le condizioni psicofisiche, i migranti venivano escussi a distanza di 12 ore dal loro arrivo, ovvero nella giornata del primo maggio.
Con molte difficoltà, vincendo le legittime resistenze nel dover rivivere quei tragici momenti, gli esperti in contrasto all’immigrazione clandestina della Polizia hanno raccolto i racconti dei migranti per comprendere i motivi che avevano portato alla morte dei due compagni di viaggio e di tanti altri.
I testimoni hanno riferito che i libici dopo aver caricato oltremodo il gommone, con circa 120/130 persone, hanno fatto salire a bordo lo scafista che fino a quel momento non era mai stato visto dai migranti all’interno della connection house; dopo qualche centinaio di metri dalla battigia uno dei membri delle organizzazioni libiche si è tuffato in mare lasciando il comando allo scafista oggi arrestato con il quale aveva prima raggiunto un accordo.
Passate 6/8 ore di navigazione, in prossimità delle acque internazionali, il gommone si è forato ed immediatamente uno dei tubolari si è afflosciato facendo perdere equilibrio al natante.
Nonostante tutto, i migranti restavano saldi al gommone senza cadere in mare e dopo poco notavano un mercantile e chiedevano subito soccorso.
Il mercantile, considerate le enormi dimensioni e difficoltà di avvicinamento, segnalava la presenza di un natante in difficoltà e pertanto veniva inviato sul posto un pattugliatore della marina militare spagnola.
Durante l’attesa dei soccorsi, i migranti si agitavano e il gommone versava in condizioni sempre più precarie, pertanto il comandante della nave mercantile prestava soccorso gettando una rete sulla quale potersi aggrappare ed una biscaglina, ovvero una scala in corda e legno utilizzata in casi di emergenza.
I migranti, considerato che ormai erano stati agganciati dal mercantile si gettavano in mare per raggiungere la scala in corda ma nella foga, molti di loro venivano travolti dagli altri compagni e non sapendo nuotare andavano subito a fondo.
Chi è rimasto aggrappato al gommone si è salvato, mentre dai 20 ai 30 migranti tutti di origini centro africane sono andati subito a fondo senza più riemergere.
Nelle more delle fasi di salvataggio sopraggiungeva il pattugliatore spagnolo che traeva in salvo 14 migranti ancora in mare e recuperava 2 cadaveri. Successivamente i migranti prima soccorsi dal mercantile venivano fatti salire a bordo del pattugliatore spagnolo che li consegnava in un secondo momento alla nave della Polizia norvegese “siem pilot” che li accompagnava al porto di Pozzallo (RG) in daga 30.04.2016.
I testimoni hanno poi riferito che lo scafista da loro individuato senza ombra di dubbio, non ha potuto fare nulla per trarre in salvo i migranti in quanto non aveva alcun mezzo di salvataggio ed aveva contrariamente ad ogni buon senso, raggiunto accordi con i libici per condurre un gommone carico oltremodo di persone.
Sono in corso di identificazione i due cadaveri, sarà compito dei poliziotti e dei migranti superstiti risalire almeno al paese di provenienza così da poter interessare l’Ambasciata competente ad un eventuale riconoscimento della salma.
La Procura della Repubblica di Ragusa, sta valutando se disporre l’esame autoptico dei due cadaveri custoditi presso il cimitero di Pozzallo (RG).
La Polizia Scientifica della Questura di Ragusa ha fotosegnalato il fermato e la Squadra Mobile lo ha condotto presso il carcere di Ragusa, mettendolo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che lo interrogherà nelle prossime ore.
Contestualmente alle indagini sul gommone dove si è verificata la tragedia che ha visto perdere la vita a oltre 20 migranti, un altro team di poliziotti ha individuato e tratto in arresto lo scafista di un altro gommone questa volta però non era partito contestualmente agli altri ma da spiagge diverse.

LA CATTURA

Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA

Nel 2016 sono 54 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 150 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Inoltre, sono in corso numerose attività in collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste straniere a quelle Italiane.

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