Prizzi, denunciati dai carabinieri tre tombaroli in trasferta

Prizzi, 8 sett 2014 – Una vera vitaccia quella del “tombarolo”: si lavora di notte, o all’imbrunire, meglio se col buio è più facile confondersi con l’ambiente.
C’è da faticare: si scava col piccone e con la pala; con le mani, quando occorre, si striscia con il corpo sul terriccio, ci si fa strada in cunicoli tortuosi e angusti.
Talvolta devi interrompere l’attività predatoria, o magari a cose fatte, abbandonare precipitosamente gli strumenti e tutto il resto, in vista dei controlli dei Carabinieri o di altre forze dell’ordine.
E’ accaduto nel corso di un servizio perlustrativo, a Prizzi in località Marfarina, quando la pattuglia dei Carabinieri della Stazione, mentre percorrevano le aree rurali, notavano la presenza insolita di un’autovettura, nascosta dalla vegetazione, nei pressi di un fondo agricolo privato.
Il mezzo è risultato avere targa straniera. I militari dell’Arma, senza farsi accorgere della loro presenza, venivano ulteriormente attirati dalla presenza di tre individui, uno dei quali dotato di metal detector, che, poco lontano dall’autovettura, scandagliavano il terreno circostante alla ricerca di reperti archeologici da estrarre.
I tre compagni di merenda, operavano in perfetta intesa, eseguendo sondaggi nel terreno con il piccone, nei punti indicati da uno di loro che operava sapientemente utilizzando il metal detector e indossando delle cuffie professionali.
Si decideva così di intervenire e bloccarli nella flagranza di reato, constatando così che sul terreno circostante, che erano state realizzate tantissime buche, poco profonde, scavate dai tre uomini con l’ausilio di un piccone ed all’interno delle stesse dei frammenti in ceramica, reperti lasciati, abbandonati, per evitare che venissero notati dai carabinieri.
I tre tombaroli tutti della provincia di Agrigento, A. b., classe 1981, residente in Svizzera; S. c., classe 1967 e R. g., classe 1964, entrambi di Favara (AG), con alle spalle curriculum di tutto rispetto con reati specifici, appassionati dell’antico e del sepolto.
Nel corso della perquisizione si aveva modo di porre sotto sequestro il “perfetto Kit del tombarolo”, un metal detector di ultima generazione, binocolo, piccone e i reperti portati alla luce.
Il fenomeno dei furti di materiale archeologico è probabilmente sottovalutato, perché poco percepito dal cittadino come vero e proprio reato, dimenticando l’enorme valore dal punto di vista del patrimonio culturale del nostro paese.
Lo scavo archeologico clandestino costituisce una minaccia costante del vasto  patrimonio culturale siciliano.
Una lotta spesso impari fra i tombaroli e le forze dell’ordine. “Quando ci beccate – raccontavano – scatta il sequestro del metal detector. Un danno di un migliaio di euro. Questo me lo ha regalato mia moglie”.
Il Nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” (D. Lgs. n. 42/2004) sancisce che tutto ciò che viene rinvenuto nel sottosuolo è proprietà dello Stato e che nessuno può effettuare ricerche archeologiche senza l’autorizzazione della Sovrintendenza. Pertanto qualora vengano effettuati scavi illeciti, ciò che viene ritrovato, per legge è considerato provento di furto in danno dello Stato ed il responsabile subisce le pene previste per quel tipo di reato.
È bene ricordare, inoltre, che lo stesso codice prevede un premio per il ritrovamento fortuito sia allo scopritore, sia al proprietario del terreno dove è avvenuto il ritrovamento, sia al concessionario dell’attività di ricerca autorizzata. Il premio può essere corrisposto in denaro o mediante rilascio di parte delle cose ritrovate e sarà determinato in base alle stime ufficiali effettuate dalla Sovrintendenza.

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