Ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi per sei anni. Carabinieri arrestano l’aguzzino

Ieri mattina al termine di una serie di attività d’indagine dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, dott. Siro DE FLAMMINEIS, e coordinate dal Procuratore Capo di Palermo, dott. Francesco LO VOI, i Carabinieri della Compagnia di Partinico hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 51enne, ritenuto responsabile di sequestro di persona, riduzione in schiavitù, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nonché lesioni nei confronti della compagna convivente 28enne.

Secondo quanto compendiato nel citato provvedimento, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, dott. Roberto RIGGIO, le condotte delittuose ai danni della giovane sarebbero state commesse nei comuni di Cinisi (PA), Terrasini (PA) e Partinico (PA), per un lasso temporale di circa 6 anni compreso tra il luglio 2010 e l’aprile 2016.

Le indagini sono state avviate dai militari della Compagnia di Partinico nel mese di maggio scorso, a seguito della denuncia da parte dell’interessata che accompagnata in caserma dal padre, tra le lacrime, ha trovato la forza di raccontare ai Carabinieri degli abusi e delle condotte violente di cui era stata vittima ad opera dell’uomo, con il quale aveva avviato un rapporto di convivenza nell’estate del 2010.

I successivi riscontri – sviluppatisi principalmente attraverso l’escussione di circa 30 “clienti” che avevano fruito delle prestazioni sessuali, cui era stata costretta la ragazza – consentivano di delineare un gravissimo quadro indiziario nei confronti del 51enne. Infatti, si documentava in modo incontrovertibile che l’uomo sistematicamente segregava la compagna all’interno dell’abitazione, chiudendo la porta di ingresso dall’esterno con un lucchetto e sbarrando le finestre con delle tavole di legno fissate con chiodi.

La ragazza era costretta a praticare rapporti sessuali con uno o più uomini, secondo appuntamenti e modalità concordate dai “clienti” dal compagno, spesso all’interno della loro abitazione, ma anche in aree campestri, nonché all’interno di autovetture. Le prestazioni prevedevano perlopiù la corresponsione direttamente nelle mani dell’indagato di 20 euro per ogni singolo rapporto sessuale cui era costretta la donna. Tale importo – funzionale a sostenere le spese relative al pagamento del canone di locazione dell’immobile in affitto – veniva talvolta integrato da dazioni di generi alimentari.

I rifiuti opposti dalla donna in molteplici circostanze avevano come conseguenza il pestaggio della stessa ad opera del suo “aguzzino”. In almeno due circostanze documentate, la ragazza si recava presso strutture sanitarie della Provincia di Palermo per ricevere assistenza: in un’occasione le veniva diagnosticata la frattura del setto nasale; nell’altra, oltre ad un trauma cervicale, le veniva comunicata l’avvenuta interruzione di gravidanza.

Print Friendly, PDF & Email