Skimmer, furti, risse, droga e documenti d’identità falsi: Sgominata banda di macedoni

Bra, 8 giugno 2015 – I Carabinieri della Compagnia di Bra, in collaborazione con quelli della Compagnia di Alba, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Asti dott.ssa Laura Deodato e su disposizione del Giudice per le indagini preliminari dr. Giorgio Morando, nel mese di maggio hanno eseguito 10 misure cautelari1 a carico di altrettanti cittadini stranieri (otto di origine macedone, uno di origini bulgare ed uno di origini bosniache).

Il danneggiamento di apparecchi bancomat
L’indagine, protrattasi per diversi mesi tra il Novembre del 2013 e Maggio 2015, ha avuto origine a seguito di una serie di anomali danneggiamenti ad alcuni sportelli bancomat di diversi istituti bancari (tra i quali Cassa di Risparmio di Bra di Pollenzo e Cassa di Risparmio di Asti di Roreto di Cherasco, avvenuti nel novembre del 2013).
Attraverso l’acquisizione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza e dall’attività di polizia giudiziaria dei reparti, si riusciva ad identificare una parte del gruppo criminale.
Di grande utilità ai fini investigativi era stato il contributo di un carabiniere in forza alla Compagnia CC di Bra, il quale, libero dal servizio, aveva riconosciuto all’interno di un bar di Grinzane Cavour, due dei componenti della banda.
Il carabiniere riusciva, con un lungo inseguimento e senza farsi riconoscere, a raccogliere le informazioni necessarie per identificare altri membri del gruppo criminale.
Ne erano scaturiti servizi di osservazione, controllo e pedinamento che, uniti alle più evolute attività tecniche di intercettazione, avevano permesso di svelare un quadro delinquenziale variegato e complesso.

L’attività di Skimming
Al vertice dei gruppi che via via si formavano vi era Ivanov Borche, cittadino macedone con documenti falsi. Oltre a partecipare ai danneggiamenti degli sportelli bancomat, Ivanov, insieme a Odzov Ibraim, aveva applicato, nello stesso periodo, uno skimmer alla filiale del “Banco Popolare” agenzia di Saluzzo.
La produzione “in proprio” e la rivendita a livello internazionale di tali apparecchiature costituiva una delle attività in cui si dilettava Ivanov.
Durante le indagini erano stati sequestrati tre skimmer, due dei quali proprio mentre era in corso la trattativa per la vendita.
A riprova del respiro “internazionale” dell’attività del gruppo criminale, è il fatto che uno skimmer era stato sequestrato immediatamente dopo la cessione ad altro cittadino bulgaro, in transito dall’Italia ma destinato al “mercato” spagnolo.
Il criminale che aveva gestito questa operazione, a sua volta destinatario di una delle misure dell’autorità giudiziaria di Asti, è attualmente detenuto in carcere a Roma perché tratto in arresto in flagranza di reato per skimming ai danni di uno sportello ATM della capitale.

La Rissa
Un altro skimmer era stato sequestrato nel corso delle perquisizioni scaturite dalla rissa del 25 gennaio 2014 avvenuta a Mango (Cn), in cui due gruppi di macedoni e bulgari si erano affrontati per contendersi un’autovettura, quale corrispettivo per un debito di gioco.
Nella violentissima colluttazione, intercettata praticamente “in diretta” dai carabinieri, erano spuntati coltelli, spranghe e mazze da baseball. Nel corso dell’azione “punitiva”, alcuni dei membri, tra i quali lo stesso Ivanov Borche, avevano manifestato chiari intenti omicidiari.
Molti soggetti erano rimasti gravemente feriti con copiose perdite di sangue. Solo il rapidissimo intervento dei carabinieri della Compagnia di Alba e della Stazione di Neive, in collaborazione dei colleghi braidesi, aveva interrotto a rissa ed evitato ben più gravi conseguenze.
Le relative indagini, condotte dai carabinieri di Neive e Alba in un contesto ostile e omertoso, avevano consentito l’esatta identificazione di tutti i partecipanti alla rissa e il deferimento all’autorità giudiziaria.

I documenti falsi e i telefoni “clonati”
Nel corso delle identificazioni effettuate nei diversi controlli erano sorti forti dubbi sui documenti di provenienza bulgara esibiti da Ivanov Borche.
In collaborazione con il Servizio Centrale di Cooperazione Internazionale, presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale di Roma, era stato possibile accertare che Ivanov Borche esibiva documenti bulgari contraffatti.
Lo scopo era di nascondere la propria identità alle autorità italiane, poiché risultava destinatario di un mandato di cattura internazionale per traffico di stupefacenti.
Inoltre, caso piuttosto raro nel campo delle investigazioni, si accertava che Ivanov Borche, oltre ai documenti falsi, utilizzava un telefono con codice IMEI clonato e dunque di fatto non intercettabile.
All’esito della prima serie di accertamenti investigativi, nel mese di gennaio 2014, i carabinieri della Compagnia di Bra avevano catturato ed estradato Ivanov Borche in Macedonia, dove tuttora sconta una condanna ad oltre tre anni di carcere, per traffico di stupefacenti.

Furti
Parallelamente si era costituito un nuovo gruppo, dedito ai furti ed alla ricettazione di attrezzature edili, capeggiato da Odzov Ibraim e composto da Kardzaliev Marjan e Vojnovski Branislav per i furti; Ceman Adis, invece, si occupava della ricettazione della refurtiva.
Durante le indagini era emerso che questo gruppo, nella notte tra il 9 ed il 10 febbraio 2014, aveva depredato una nota azienda specializzata nella produzione di pavimenti civili e industriali di Corneliano d’Alba.
Pochi giorni dopo aveva ceduto la refurtiva, per la ricettazione, ad altro membro del gruppo, che l’aveva depositata in un garage, l’aveva “ripulita” dagli elementi distintivi che potevano far risalire ai reali proprietari, l’aveva catalogata e l’aveva inserita in internet per la successiva vendita.
L’intervento dei carabinieri della Compagnia di Bra aveva permesso, con una perquisizione, il recupero di tutta la refurtiva, del valore di oltre 50.000,00 euro, e la riconsegna al legittimo proprietario.

Fase finale dell’indagine: la cattura dei membri gruppo criminale
Il Giudice per le Indagini Preliminari Giorgio Morando del Tribunale di Asti, accogliendo le ipotesi investigative dei carabinieri e l’impianto accusatorio del Pubblico Ministero Laura Deodato, emetteva i seguenti provvedimenti:

  • misura cautelare in carcere per: ODZOV Ibraim (cl. 1977) macedone regolare sul T.N. incensurato, Kardzaliev Marjan (cl. 1984) macedone regolare sul T.N. pregiudicato, VOJNOVSKI Brinaslav (cl. 1980) macedone regolare sul T.N. pregiudicato, e CEMAN Adis (cl. 1988) bosniaco, regolare sul T.N. incensurato;
  • la misura dell’obbligo di presentazione alla P.G. per G.M. 22enne Macedone, P.G. 38enne macedone con cittadinanza bulgara, P.Y. 26enne macedone, V.O. 37enne macedone pregiudicato, Z.T. 39enne macedone pregiudicato, tutti domiciliati nell’albese, coinvolti nella rissa di Mango del 25 gennaio 2014;
  • la misura dell’obbligo di presentazione alla P.G. per M.A.T. 45enne bulgaro, già ristretto presso la Casa Circondariale “Regina Coeli” di Roma.

Con un dispositivo di 70 Carabinieri e 35 veicoli del Comando Provinciale di Cuneo, in arco notturno, sono state eseguite le misure cautelari, nel territorio tra Alba e Bra.
Sono state eseguite 20 perquisizioni domiciliari, durante le quali – tra l’altro – è stata rinvenuta e sequestrata un’intera serra di piante di Marijuana, completa di lampade alogene, impianto irriguo e areazione, per la quale sono stati deferiti all’autorità giudiziaria altri 5 cittadini macedoni, di età compresa tra i 23 ed i 35 anni, tutti domiciliati nell’albese. Rinvenuti anche numerosi telefoni cellulari di probabile provenienza illecita e documenti d’identità bulgari dei quali si sta valutando l’autenticità.

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