Trenta anni fa fu ucciso Salvatore Incardona perchè non si volle piegare al “pizzo”.

Vittoria. 09 giugno 2019
Era da poco spuntata l’alba del 9 giugno 1989, quando un “commando di picciotti” affiliati ai clan dell’epoca, punirono con una gragnola di colpi d’arma da fuoco, sparati quasi a bruciapelo e a tiro incrociato, Salvatore Incardona, commerciante di prodotti ortofrutticoli e titolare di una azienda, per essersi opposto al “pizzo”, ma soprattutto per avere avviato una campagna di -no al pizzo- nei confronti dei suoi colleghi che pagavano senza opporre resistenza e senza denunciare.
Incardona rimase immobile all’interno della sua auto, a metà tra il garage e la strada, privo di vita. Dopo i colpi, i testimoni hanno sentito il rombo del o dei motori, presumibilmente delle moto con i killer a bordo, che fuggivano dopo la missione di morte. Stasera il sacrificio di Salvatore Incardona, è stato ricordato nella Basilica di San Giovanni Battista, prima da Monsignor Converso e poi da un rappresentante dell’Associazione Libera. In autunno ci sarà una manifestazione per non fare cadere nell’oblio il sacrificio di un uomo che, per la prima volta si è opposto con fermezza alla mafia. Chi scrive è stato tra i primi ad arrivare sul posto, essendo in quel periodo, il corrispondente del quotidiano Giornale di Sicilia.
Il figlio Carmelo, avvocato ed ex deputato regionale, era presente alla cerimonia con la famiglia.

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