Violenta figlia minore della convivente: arrestato

Varese, 7 dic 2014 – Nella serata del 01 dicembre scorso gli agenti del Commissariato di PS di Gallarate, coordinati dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, hanno arrestato R.A.A., giardiniere trentaseienne salvadoregno regolarmente soggiornante in Italia e residente a Gallarate, in esecuzione di fermo del pubblico ministero, indagato per violenza sessuale consumata ai danni della figlia poco più che tredicenne della compagna convivente e dalla quale ha avuto altri figli in tenera età.
L’indagine è stata avviata d’urgenza lo scorso 04 novembre, a seguito di circostanziata segnalazione pervenuta presso il Commissariato dal Pronto Soccorso Pediatrico, dove la minorenne era stata condotta dalla madre, insospettita dai suoi comportamenti introversi ed inusuali (sempre più affaticata e sovrappeso), e dove era stato effettivamente accertato lo stato di gravidanza.

Grazie all’abilità dei sanitari e degli investigatori, che hanno faticosamente aiutato la ragazza a superare paura e vergogna, è stato ricostruito il drammatico racconto della violenza: proprio nel giorno del suo compleanno, approfittando dell’assenza della madre per motivi di lavoro, il patrigno, peraltro in stato di ubriachezza, l’aveva costretta con la forza ad un rapporto non protetto, dapprima minacciandola pesantemente ed infine, a causa della sua resistenza, violentandola fisicamente.

Per paura delle ritorsioni che avrebbe potuto subire, oltre ad altre molestie verbali e fisiche di natura sessuale a cui involontariamente doveva sottostare, non aveva rivelato a nessuno l’accaduto, accorgendosi però più di essere rimasta incinta e piombando in una solitaria disperazione.

Il patrigno, a conoscenza della gravidanza, la incitava invece a prepararsi ad attribuire la paternità a qualche “fidanzatino”, peraltro inesistente, minacciandola gravemente se invece avesse raccontato la verità.

D’urgenza, pertanto, sono state avviati prolungati accertamenti investigativi sull’indagato e sulle circostanze della violenza, comprese intercettazioni telefoniche ed ambientali, mentre la minore, con la madre e gli altri figli minori, sono stati immediatamente collocati in una struttura protetta ignota a R.A.A..

E’ così emerso uno spaccato familiare inquietante, dove il salvadoregno, spesso in stato di ubriachezza e con un passato da militare professionista in madrepatria, si comportava da padre-padrone con familiari e parenti mostrando un carattere violento e prevaricatore; le attenzioni sessuali nei confronti della tredicenne figlia della compagna erano anche accompagnate dalla rigida severità educativa, eccessiva perfino secondo altri familiari, evidentemente tesa a cementarne la sudditanza psicologica.

Sono inoltre emersi gravi e chiari indizi sia della sua responsabilità nello stupro che dell’intenzione di fuggire all’estero, e per la precisione a Boston (USA) dove vive un suo fratello, per ripararsi dalla severa legge italiana per questo tipo di reati; gli investigatori hanno accertato che stava accumulando il denaro necessario alla fuga, anche rinviando con delle scuse il pagamento di certi debiti, e che attendeva che ci fosse un momento di distrazione degli inquirenti per allontanarsi “se non oggi, domani…”.

In un significativo passaggio di un’intercettazione R.A.A., nel grottesco tentativo di spiegare all’interlocutore l’origine della gravidanza, ipotizzava che la ragazza avesse usato i suoi indumenti intimi oppure i suoi asciugamani, all’incredibile scopo di accusarlo e di coprire un inesistente coetaneo con cui lei avrebbe avuto una relazione.

Peraltro l’uomo, compreso ormai che la sua situazione era a rischio e che la vittima aveva finalmente rivelato le sue responsabilità, complice anche la tendenza ad abusare dell’alcool, la sera del 07 novembre si è anche barricato in casa propria minacciando il suicidio; nell’occasione gli agenti avevano dovuto parlamentare per ore prima di fare coraggiosamente irruzione nella casa sorprendendolo in un momento di disattenzione, dopo che aveva anche rivolto un pugnale su se stesso procurandosi numerose ferite.

Dinanzi al Giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio, dove è stato condotto per la convalida del fermo, l’uomo sarebbe crollato ammettendo le proprie responsabilità.

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