Vittoria, quattro tunisini fermati per omicidio, sequestro di persona e violenza di gruppo

POLIZIA-SCIENTIFICALa Polizia di Stato – Servizio Centrale Operativo, Squadra Mobile di Ragusa e Commissariato di Pubblica Sicurezza di Vittoria – ha individuato e sottoposto a fermo di indiziato di delitto (disposto dalla Procura della Repubblica di Ragusa) per i reati di concorso in omicidio doloso commesso con l’uso delle armi, sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo aggravata:  BRAHIM Nizar, tunisino di 22 anni, TEBRA Marouane, tunisino di 32,, TEBRA Anwari, tunisino di 22,  e BOUKHOBNA Hamdi, tunisino di 24; sono tutti braccianti agricoli con regolare permesso di soggiorno  e privi di precedenti penali. I fatti risalgono al 26 aprile scorso quando alcne persone segnalavano al 113 la presenza di un uomo privo di vita riverso a terra in una pozza di sangue, con la testa fracassata. Immediato l’intervento del personale della Squadra Mobile e della Volante del Commissariato di Vittoria che raccogliendo le prime dichiarazioni delle persone presenti sul posto, tra le altre, quelle di una donna che asseriva essere la convivente. Si veniva così a sapere che la donna era stata violentata da più persone . I fatti già gravissimi inerenti l’omicidio assumevano un tono ancora più pesante, stante le dichiarazioni della donna che immediatamente veniva assistita ed accompagnata in ospedale per gli accertamenti previsti dal protocollo sulla violenza sessuale. Sin dai primi istanti gli investigatori della Squadra Mobile capivano subito che l’indagine sarebbe stata particolarmente complessa in quanto la zona dove erano avvenuti i fatti è tutta destinata a coltivazione in serra ed i soggetti che ivi dimorano non hanno una residenza ben determinata. In questi casi la Squadra Mobile chiede il supporto del Servizio Centrale Operativo che coordina tutte le squadre investigative d’Italia. Immediato l’invio di personale dell’Unita Analisi Crimini Violenti specializzato per lo studio di tabulati telefonici, celle di aggancio dei cellulari così come di personale specializzato della Polizia Scientifica. La donna visitata in ospedale, riferiva all’Ispettore che la seguiva costantemente i fatti occorsi, che assumevano un tono sempre più grave. Il medico del pronto soccorso constatava i segni di violenza carnale. La donna, assistita psicologicamente, riferiva ogni minimo particolare agli investigatori che contattavano subito il pm Monego Monica, che decideva di intervenire presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Vittoria. La donna denunciava che all’uscita della discoteca “Playa del Sol” (sita in contrada Esperia a Scoglitti) a 250 metri dal luogo dell’omicidio lei ed il suo compagno Nicu si stavano dirigendo a piedi verso casa, distante circa 1 km. Dopo aver percorso un breve tratto, la donna vedeva un ragazzo nord africano colpire alle spalle e senza alcun motivo il compagno, mentre un altro uomo le tappava la bocca con le mani per non farla gridare; quasi contestualmente un altro ragazzo la spogliava lasciandola solo in maglietta. I due le dicevano di stare zitta e di non opporre resistenza altrimenti l’avrebbero uccisa. A turno prima due e poi tre la violentavano mentre il quarto dopo l’omicidio si dava alla fuga. Non paghi la facevano alzare e sotto la minaccia di una spranga in ferro la facevano camminare per quasi 4 chilometri portandola nuda vicino un casolare abbandonato nei pressi di una serra. In tre continuavano ad abusare di lei per quasi 2 ore senza alcuna sosta. Alle 7 del mattino l’hanno abbandonata li in stato confusionale fuggendo, minacciandola di morte se avesse parlato. La vittima ancora nuda e senza scarpe camminava nuovamente per qualche chilometro dove raggiungeva casa per cambiarsi e poi ritornare a cercare il compagno nel luogo dove era stato colpito sperando di trovarlo vivo ma al suo arrivo c’era già la Polizia che le comunicava il terribile evento. Serrate le indagini della polizia e tutto il personale ha lavorato senza sosta. Le indagini avevano inizio con il sopralluogo della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica, in questi casi può essere fondamentale un minimo dettaglio e stante la violenza sessuale la ricerca di tracce biologiche sul corpo della donna era la priorità. Il sequestro delle immagini dell’impianto di sorveglianza è la prima attività della Squadra Mobile, bisogna studiare cosa è successo poco prima dell’omicidio, si ipotizzava una rissa post discoteca ma le immagini non registravano simili tensioni all’interno ed all’esterno del locale. Nel contempo la signora veniva assistita da personale femminile durante le visite in ospedale, l’unica maglia che aveva addosso durante la violenza subita veniva sequestrata, così come gli indumenti indossati subito dopo il reato subito. Alla vittima venivano consegnati dei vestiti che gli uomini del Commissariato di Vittoria avevano procurato dalle loro abitazioni. Veniva fatto il prelievo del DNA della donna e quello del cadavere per avere una certezza della loro identità ed isolare altro eventuale DNA presente sugli indumenti. La Polizia Scientifica chiedeva l’intervento degli esperti in ricerca tracce dei colleghi di Catania che congiuntamente rivenivano tracce biologiche, probabilmente sperma sugli indumenti della signora. Sulla scena del crimine tutto veniva transennato, ogni oggetto utile veniva sequestrato ma purtroppo non c’era l’arma del delitto, si ricercava una spranga in ferro arrugginita stante i residui di ruggine nel cuoio capelluto del cadavere rivenuti da una prima ispezione cadaverica. Esattamente dove aveva indicato la donna vi erano i suoi vestiti, pantaloni, slip, calze e scarpe che davano subito una risposta positiva per la presenza di tracce biologiche. Gli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato di Vittoria ripercorrevano le strade interessate dal delitto, entrando quasi in confusione poiché la vittima raccontava di essere certa di aver fatto una strada lunga ben 3,7 km (dato rilevato dagli investigatori) e di averla fatta nuda e scalza. Il racconto era quasi assurdo ma si dava fiducia alla signora, non vi era motivo di temere della sua credibilità, ma vi era motivo di temere della sua confusione per il forte stress psicologico. La battuta di ricerca dell’arma del delitto dava esito negativo, nel contempo un elicottero della Polizia di Stato proveniente da Palermo si alzava in volo per una ricerca capillare sul luogo del delitto di persone e cose pertinenti al reato. Il tempo passava le indagini continuavano e finalmente dopo ore di studio delle immagini acquisite dai sistemi di video sorveglianza della discoteca qualche elemento utile iniziava a venir fuori. La qualità delle immagini era scarsa ma la conoscenza del territorio degli uomini del Commissariato di Vittoria è eccezionale, anche solo per come camminavano i pregiudicati presenti venivano tutti riconosciuti dai poliziotti. Un paio di soggetti venivano identificati grazie alla vittima che guardando le immagini della discoteca riferiva che potevano essere persone informate sui fatti. I poliziotti, i 20 poliziotti impiegati sul territorio andvano a bussare a tutte le porte dei pregiudicati tunisini e così degli onesti immigrati che da tempo collaborano con la Polizia di Stato in quanto ben integrati sul territorio, quelli che non vogliono che accadano fatti simili, quelli che si vergognano dei loro connazionali criminali. Ecco grazie a queste due categorie gli agenti iniziavano a portare magrebini presso gli uffici di Polizia. Tutti venivano fotosegnalati ed a tutti venivano prelevato un campione salivare per effettuare l’esame del DNA, erano tutti potenziali autori del reato stante la loro presenza in discoteca. Qualcuno ammetteva di essere stato in discoteca quella sera ma di non aver visto nulla perché andato via prima dei fatti reato ed effettivamente era così dalle telecamere. Finalmente veniva trovato il tassista abusivo che la vittima aveva indicato come colui che aveva incrociato pochi istanti prima dell’aggressione, nel contempo arrivavano i primi risultati dal Servizio Centrale Operativo ma lo studio dei tabulati telefonici è difficilissimo e richiede tempo. Messo alle strette il tassista riferiva i nomi di tutti quelli che aveva portato in discoteca quella sera e soprattutto di quelli che aveva lasciato li perché pieno, dicendo di far rientro appena possibile a prenderli, elemento importante perché la donna riferiva di aver visto una macchina descrivendola alla perfezione e di aver intuito che gli autori del reato erano vicino quella macchina. Bisognava cercare chi aveva lasciato a piedi il tassista. Il cerchio si stringeva, erano passati già 3 giorni, non esisteva stanchezza ma il morale non era alle stelle si aveva paura della fuga degli autori del reato. Si faceva notte, la Polizia Scientifica grazie ad apparecchiature speciali per il rilevamento tracce iniziava a riferire note positive, la macchina del tassista ha il bagagliaio con tracce ematiche, l’uomo veniva incalzato sempre di più ma altre telecamere lo scagionavano quindi bisognava capire cosa era accaduto quella sera, ma lui ha paura la sua macchina ha tracce di sangue e lui si giustificava dicendo di aver trasportato animali morti ma aveva sempre più paura ed iniziava a collaborare. La paura per qualcuno dei presenti è sempre più forte, appena lasciati da soli in stanza iniziavano a complottare “tu hai visto, io no, si tu non puoi non aver visto”, si accusavano a vicenda si volevano sottrarre ad eventuali responsabilità ma si volevano altresì sottrarre anche a dover testimoniare. Il nervosismo saliva, gli interrogatori di alcuni soggetti duravano appositamente ore, venivano disposti i primi fermi di identificazione in quanto bisognava essere certi della loro identità e per di più bisognava ancora interrogarli. La donna tornava in ufficio, assistita sempre dalla stessa Ispettrice di Polizia e psicologa, ma veniva la parte più dura, il riconoscimento mediante album fotografico dei sospettati, la vittima guardava le foto una per una, riconosceva chi era dentro la discoteca ma escludeva la loro responsabilità, stavano per finire le foto sembrava che tutto ciò che era stato fatto non era valso a nulla ma nell’ultima pagina vedeva una foto ed inizia  a piangere a dirotto. Il verbale veniva sospeso la donna rassicurata, perdere la sua stabilità emotiva sarebbe stato deleterio, si decideva di continuare dopo qualche ora. La donna diceva che quell’uomo era li ed aveva offerto un passaggio alla coppia, si correva subito a prenderlo uno dei presenti in commissariato sapeva perfettamente dove lavorava. Pochi minuti dopo era sotto interrogatorio, ma lui si dichiarava estraneo, dalle telecamere si capiva che aveva offerto un passaggio, lui è l’ultimo ad aver visto la coppia si sospetta sapesse qualcosa ma nulla, non diceva nulla di utile e chiamava a testimoniare altre 5 persone. Ci siamo, qualcuno iniziava a piangere ma per stanchezza, qualcun altro iniziava a dire che voleva andare via per cercare gli assassini e portarli alla Polizia, le persone informate sui fatti venivano ascoltate nuovamente e finalmente il “tradimento” di uno di loro. La sua versione non coincideva con la precedente, non si capiva il perché. Ai giovani presenti si parlava solo dell’omicidio non della violenza sessuale per non farli spaventare troppo. Ecco l’errore, uno di loro faceva il nome di un soggetto che ancora non era stato convocato dicendo di essere andato in discoteca con 3 amici, poi con 2, poi con 3, ecco dove insistevano gli investigatori. Il ragazzino di appena 20 anni ha fatto un errore, si lavorava su quello tutta la notte, le sue versioni erano sempre più contraddittorie, piangeva ma non mollava, non cedeva, iniziava ad albeggiare si metteva in macchina il giovane e si andava a prendere l’amico di cui aveva fatto il nome per errore. Appena giunti in campagna il ragazzo anche lui giovanissimo stava zappando la terra, vedendo una macchina nuova, tentava di allontanarsi, poi però tornava indietro facendo finta di stare tranquillo, ma alle emozioni non si comanda, non è un criminale non ha neanche l’aspetto di un criminale, forse ha l’aspetto di altra categoria. In macchina iniziava a tremare, ecco la svolta alle indagini, tutti aspettavano quel momento, è venerdì notte, sono passati 5 giorni di indagini senza sosta, ma l’adrenalina aiuta sempre. In stanza ad aspettarlo c’erano già 8 poliziotti, entrato si sedeva il giovane e diceva subito che lui sapeva tutto. Si tirava un sospiro di sollievo ma non era finita, il Pubblico Ministero viene informato, aspetta notizie dopo la sua testimonianza. Il ragazzino iniziava a parlare, dichiarava di aver visto dei suoi amici che avevano una spranga in mano ma che lui per paura era fuggito ed andando via non aveva visto cosa fosse successo ma a distanza di 500 metri aveva udito un tonfo e delle urla di donna. La sua versione era quella di uno che aveva commesso qualcosa ma voleva accusare altri, a quel punto veniva incalzato sempre più, lui chiede di cancellare tutto e diceva di aver visto chi era stato. In ufficio c’erano gli stupratori, forse non ancora gli assassini, era tutto da chiarire. Il giovane sotto torchio descriveva ogni particolare: chi dei suoi amici aveva colpito l’uomo e chi aveva violentato la donna, ma lui era li ed impaurito si era nascosto ma aveva visto, non era credibile ma ormai era fatta la strada era quella giusta. Venivano sentiti gli altri e messi l’uno contro l’altro, fornivano ognuno di loro dei dettagli sulla condotta, quindi sentitisi traditi confessavano ogni cosa e come immaginato il primo testimone era stato proprio colui che aveva dato il colpo di grazia. La vittima riconosceva i 3 che l’avevano violentata, poi sequestrata e poi ancora violentata ma non sa chi è l’assassino, a quello ci hanno pensato loro stessi rendendo testimonianza. Il Pubblico Ministero Monego Monica informata di tutto si precipitava in Commissariato a Vittoria per interrogare, alla presenza degli avvocati, questi criminali reo confessi che confermavano quanto dichiarato alla Polizia di Stato ed aggiungendo altri particolari agghiaccianti. Dopo l’interrogatorio sono stati tutti sottoposti a Fermo di Indiziato di delitto e condotti in carcere dagli stessi investigatori della Squadra Mobile di Ragusa, del Servizio Centrale Operativo e del Commissariato di Vittoria, che da giorni stavano lavorando al caso, uno dei più gravi fatti reato di sempre per il territorio ibleo. La vittima dell’omicidio R.N. rumeno di anni 38 era in Italia da un anno circa ed in provincia di Ragusa da meno di un mese. Di professione bracciante agricolo era privo di pregiudizi penali o di Polizia. Insieme alla compagna erano usciti per la prima volta da quando a Vittoria per festeggiare il suo compleanno. La donna anch’essa rumena di anni 53, priva di precedenti penali o di Polizia era a Ragusa con il compagno per lavorare in campagna. Quella sera era uscita per festeggiare il compleanno del marito avvenuto qualche giorno prima.

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