15 Gennaio 2022

ITALREPORT

Quotidiano on-line

“CYBER BLACK MONDAY”, di Aurora Muriana.

4 min read

Aurora Muriana, Acate (Rg), 29 novembre 2021.- Potrebbe essere definita così la parte della giornata del 4 ottobre 2021 in cui la galassia dei social media e i relativi servizi di messaggistica hanno subìto un pesante stop generale. Sono state necessarie circa sette ore per risolvere il problema. Come un effetto boomerang – anche se involontariamente – per via dell’impossibilità di comunicazione la situazione ha riguardato anche gli stessi tecnici che dovevano risolvere il problema. Ingentissime perdite in Borsa, il tutto amplificato dal fatto che Facebook, Instagram e WhatsApp fanno capo alla stessa impresa che ne controlla i servizi di rete sociale. Il down è stato registrato in Italia, anzi in Europa e in diverse altre aree del mondo. Israele ha dichiarato lo stato di emergenza cyber, cioè la cyber allerta a causa del down. Elevatissimo il numero di segnalazioni da parte degli utenti. La difficoltà è stata dovuta ai DNS (Domain Name System), cioè i sistemi che associano gli indirizzi generali ai singoli indirizzi IP utilizzati dagli utenti, per via di un’incomunicabilità derivata da una saturazione del sistema. Le conseguenze? Da un lato, gente presa dal panico perché staccata dal mondo virtuale; dall’altro, un modo per silenziare gli influencer – secondo il Codacons – e comunque per concentrarsi solo su ambiti “tangibili”. La verità forse sta in mezzo, cioè l’occasione di un breve stacco è servito per capire che si può fare un po’ a meno dei social, anzi ad essi dovrebbe essere dedicata davvero solo una minima, o comunque piccola, parte della giornata, tranne per chi li utilizza per lavoro. Tornando al titolo del presente articolo, si potrebbe coniare tale locuzione come derivazione dal termine Cyber Monday, che sappiamo essere il proseguimento sull’e-commerce (cioè sullo shopping online) delle offerte (in generale e soprattutto sull’elettronica) iniziate con il Black Friday.

Altra osservazione: le nostre aziende (che a causa del down hanno dovuto necessariamente fermarsi sotto alcuni punti di vista) dipendono dai server di una multinazionale americana che, offrendo servizi gratuiti, potrebbe anche decidere di staccarli e interromperli quando vuole, mandando in stop lavoro e “vita sociale” di tante persone incollate ai social.

Paradossalmente però la ripresa della funzionalità dei social ha tenuto incollate al display tantissime persone anche con delle battute scherzose, come l’ironia sul fatto che i grandi influencer dovessero quasi fare domanda per ricevere sussidi dato i mancati guadagni economici dovuti a poche ore di inattività. Effettivamente il web regala, il web toglie e reclama!

Qual è il ruolo rivestito da queste tecnologie di condivisione di contenuti? Servono per lavoro, per pubblicità, ma tutto dovrebbe svolgersi in modo sano, come qualunque tradizionale canale di marketing. Con l’avvento dei social è cambiato l’assetto di alcuni ambiti – forse della maggior parte di essi – perché ad ogni persona è associato un volto (pensiamo agli speaker radiofonici, tanto per fare un esempio, di cui prima si riconosceva solo la voce). E i cambiamenti si mostrano sotto tante altre sfaccettature. I social si utilizzano per comunicare, intrattenersi, restare interconnessi. Durante quelle interminabili ore di guasto, quante persone non hanno potuto parlarsi tramite videochiamata perché lontane e quante si sono lamentate invece perché non potevano curiosare o seguire il proprio idolo social. E internet comunque funzionava! Non si era assolutamente isolati. Perché non interconnettersi affettivamente? Perché cercarsi solo tramite cellulare, addirittura avendo perso la voglia di fare telefonate? Chissà quanti – nelle poche ore di stop dai social – hanno riscoperto la possibilità di telefonare piuttosto che messaggiare…

Il rischio a volte è proprio il contrario, cioè che la connettività a portata di mano fornita da internet e social media rubi spazio alla connessione, cioè l’unione e la comunicazione vera e propria. Perché, a volte, il pericolo è quello di dire tante cose senza essere realmente “sintonizzati”.

Un gruppo di persone (reali) che compone un gruppo WhatsApp (virtuale) può tenersi in contatto, discutere (nell’accezione positiva del termine), confrontarsi e scambiare opinioni.

Perché poc’anzi si è insistito sull’accostare i termini «reale» e «virtuale»?

Perché i social media devono avvicinare, non allontanare dalla relazione fatta di presenza, o addirittura estraniare – come per chi pensa che il mondo virtuale sia l’unico importante ed esistente. Dietro le tastiere di cellulari e computer ci sono persone umane reali, non dimentichiamolo! Il virtuale non deve annullare il reale, non deve avere la valenza applicativa della cibernetica.

A proposito della disciplina appena citata, vale la pena servirsi della linguistica per tirare fuori una considerazione alquanto saggia, cercando di utilizzare solo gli aspetti applicativi positivi di tale materia. La parola cibernetica deriva dal greco kybernētikḗ (sottinteso tékhnē) e significa “arte del pilota”, a sua volta derivazione da kybernao (dirigere, governare). Usciamo dall’ambito che cerca di imitare i processi intelligenti della mente umana per simularli attraverso macchinari e diventiamo noi i “comandanti” che plasmano questi mezzi tecnologici secondo le nostre fruttuose esigenze! Spetta all’essere umano il ruolo di timoniere!

Neanche l’iniziativa del logout generalizzato da Facebook ha fermato le innovazioni – al momento solo semantiche – della galassia Facebook, Instagram e WhatsApp, tanto che nelle scorse settimane è stato attuato il cambiamento del nome a Meta. Il termine è una contrazione della parola metaverso, coniata nei decenni scorsi ma che adesso assume significati quasi più evidenti: indica infatti un’esperienza fondata sull’immersione in uno spazio virtuale 3D nel quale interagiranno gli avatar di persone reali per esplorare tali nuove aree. Questo trascinerà nell’innovazione anche la rete internet, che diventerà una sorta di «embodied internet» (“internet incarnato”, “internet impersonato”).

Le tecnologie comunicative, per quanto importanti e utili, centrali per il futuro e oggi forse un po’ indispensabili, non possono sostituirsi all’uomo e alle relazioni interpersonali e diventare i piloti delle nostre vite!

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