EARTH OVERSHOOT DAY – LA TERRA “IN ROSSO”. Di Aurora Muriana

Aurora Muriana, Acate (Rg), 23 agosto 2020.- Ogni data – si sa – è caratterizzata da una serie di avvenimenti di ogni genere (geopolitici, storici, sportivi, anniversari di nascita o morte oppure di importanti patti e accordi siglati, ecc…), dalla memoria di vari Santi del giorno (ieri si è ricordata la Beata Vergine Maria Regina insieme ad altri santi) e scandita da un calendario di Giornate internazionali stabilito dall’ONU riguardante vari aspetti (salute, ambiente, astronomia, diritti umani, comunicazione, tecnologie, letteratura, tematiche sociali, popolazioni, politica, pace e sviluppo, ecc… – proprio ieri, 22 agosto 2020, ricorreva la Giornata Internazionale di Commemorazione delle Vittime di Atti di Violenza basati sul credo religioso). L’ “accadde oggi” della giornata appena trascorsa è pieno di anniversari e ricorrenze, già a partire dal lontano 408 e riferibile all’Impero Romano d’Occidente per poi passare a: fine della Guerra delle Due Rose (1485), inizio della Guerra Civile Inglese (1642), pubblicazione di due Encicliche (una scritta da Papa Benedetto XIV nel 1741 e un’altra da Papa Pio XII nel 1950), prima Coppa America nello sport della Vela (1851), fondazione della Cadillac Motor Company (1902), Theodore Roosevelt diventa il primo presidente statunitense a viaggiare in automobile (1902), la prima volta di un Papa (Paolo VI) in America Latina (1968), la scoperta del primo anello del piante Nettuno (1989). Tra le celebrità, ieri si ricordava la nascita del compositore francese Claude Debussy (1862), il cui volto venne impresso nella banconota da 20 franchi, del fotografo francese Henri Cartier-Bresson (1908), dell’attrice di fama mondiale Sylva Koscina (1933). Esiste poi un almanacco del giorno che riporta informazioni astronomiche, meteorologiche, geografiche, statistiche ma anche informazioni su fiere e mercati oltre a commerciali e agricole, festività religiose, curiosità e proverbi. Per sottolineare il fondamentale ruolo degli almanacchi nell’alfabetizzazione e nella divulgazione di informazioni importanti, nel 2015 l’UNESCO ha indicato una collezione di almanacchi italiani come simbolo della letteratura di ogni tempo in quel settore. Non sono solo gli eventi collettivi o riguardanti l’umanità a fissare una memoria legata ad una data particolare ma anche gli eventi personali di ciascuno, quelli della sfera privata, così come alcune date non saranno mai ricordate per niente di “interessante”. I servizi di meteorologia di ieri ci hanno ricordato che avremmo fatto i conti con l’apice del caldo africano e che quest’ultima è stata la settimana più bollente di quest’estate, a testimonianza dei cambiamenti climatici che hanno fatto registrare in questo mese alcune situazioni eclatanti. Per prima cosa, il possibile scivolamento del ghiacciaio della Val Ferret a causa dello choc termico; poi il continuo allarme per lo scioglimento dei ghiacciai del Monte Rosa; ancora, il tour della Carovana dei ghiacciai dal 17 agosto al 4 settembre 2020 per monitorare la salute di otto ghiacciai lungo l’arco alpino; in ultimo, nella Death Valley in California sei giorni fa è stata registrata la temperatura record di 54,4° C (forse il più alto valore dal 1913), questione che pone la centralità del consumo di energia e dell’utilizzo delle risorse. Proprio ieri però l’orologio ha segnato un allarme che ha ricordato all’uomo la sua avidità e quasi irrazionalità nel consumo – per meglio dire sfruttamento – delle risorse del nostro Pianeta. L’Earth Overshoot Day (Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse terrestri) indica l’esaurimento ufficiale delle risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni ( Fig.1) e nel 2020 esso corrisponde proprio al 22 agosto. Il Global Footprint Network (Gfn – Rete di Impronta Globale), un’organizzazione internazionale che si occupa di contabilità ambientale e che calcola l’impronta ecologica, ha stimato che la popolazione umana stia consumando l’equivalente di 1,6 pianeti l’anno prevedendo che nel 2030 si possa arrivare a 2 pianeti (Fig. 2). L’uomo dispone di un solo pianeta e inoltre non dovrebbe utilizzare tutto ciò che trova in quell’unica casa che lo ospita e in quell’unica risorsa per la sua sopravvivenza! Proprio per questo il genere umano è in debito con la Terra continuando inoltre a disinteressarsi delle generazioni future, alle quali sottrae perennemente e indebitamente risorse. Se l’Overshoot Day mondiale cadeva ieri, quello italiano è già arrivato da un pezzo, precisamente il 14 maggio di quest’anno, anche se forse la data dovrebbe essere rivista alla luce della pandemia da SARS-CoV-2 (Fig. 3). Questo perché nel periodo di lockdown, essendo state ridotte le attività produttive e quasi di molto anche gli spostamenti tramite autoveicoli, i livelli di smog si sono abbassati, l’aria è diventata più pulita (le immagini scattate con il Satellite del Programma Copernicus Sentinel-1 5 P hanno mostrato chiaramente la diminuzione della nube rossa dovuta alla produzione del diossido di azoto), le acque del mare sono apparse ripulite e popolate di delfini, balenotteri e testuggini, così come anche per le strade si sono visti scorrazzare animali che non sono presenze consuete in città. Il 22 agosto 2020 non è stata una data di cui andare fieri e l’uomo non può considerare tra i suoi meriti, almeno in modo diretto, il vantaggio di 24 giorni guadagnato rispetto all’Overshoot Day dell’anno scorso (29 luglio 2019). La data in cui l’uomo supera il limite di consumo delle risorse terrestri si è via via fissato sempre più presto nel calendario dagli anni Settanta fino ad oggi e proprio nel 2019 la fine delle risorse non era mai arrivata così presto (Fig. 4). A cosa è dovuto tutto questo? Sicuramente all’aumento della popolazione mondiale e all’incremento dei consumi. Riguardo il primo punto, è noto che negli ultimi 100 anni i progressi medici e le migliorie in ambito agricolo (con la conseguente maggior produttività) hanno fatto registrare l’espansione della popolazione (grazie alla Rivoluzione Verde, che comunque è stata ampiamente criticata per via di fattori ambientali, fu possibile soddisfare le crescenti richieste alimentari). Il numero di abitanti che popolano la Terra risulta di circa 7,8 miliardi di persone secondo stima dello scorso luglio. Più individui sono presenti, più aumentano le richieste e le esigenze unitamente all’impatto con cui tutto ciò incide sull’ambiente. Proprio qui entra in gioco il secondo punto precedentemente citato, però sta a noi cambiare rotta dirigendo diversamente le nostre abitudini pur soddisfacendo le esigenze umane! Evitare lo spreco di acqua e cibo, sfruttare meno il suolo, servirsi degli animali che il creato ci mette a disposizione in modo più razionale (ad esempio salvaguardando gli esemplari ancora piccoli della fauna ittica) sarebbe fondamentale. Se le nostre abitudini non cambieranno, fra trent’anni il mondo potrebbe aver bisogno del 30% di acqua in più ma non saprebbe dove prenderla, quindi è importante imparare a non sprecare questo bene prezioso! Inquinamento e riscaldamento globale sono le principali cause della minore disponibilità di acqua ma anche la produzione di cibo ne influenza il consumo. “Ciò che mettiamo nel piatto incide quindi in modo importante sulla quantità di acqua utilizzata: se ogni giorno beviamo circa due litri d’acqua, ne “consumiamo”, seppure indirettamente, circa 5.000 per produrre il nostro cibo.” – spiega Tony Allan, geografo, professore emerito del King’s College di Londra. Scegliere di portare sulla propria tavola un tipo di carne al posto di un altro o una bevanda piuttosto che un’altra potrebbe essere una giusta scelta, così come ridurre in generale i consumi di alcuni alimenti a maggior impatto idrico circa la loro produzione. Non si vuole però dire che non bisogna mangiare carne, la cui produzione ha un terribile impatto ambientale. L’uomo si è sempre nutrito di carne così come gli animali tra loro lo fanno e lo faranno sempre nei boschi e nelle foreste (Fig. 5). A riguardo, incoraggiante il dato arrivato proprio in questo caldo mese di agosto in merito agli spazi verdi naturali secondo l’ultima mappatura italiana e come certificato dalla FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura): negli ultimi cinque anni le foreste italiane hanno continuato ad espandersi, guadagnando 270mila ettari, qualcosa come l’intera provincia di Modena. Le pandemie del passato hanno ridisegnato i volti della società; l’attuale, vissuta sicuramente in condizioni di progresso e benessere, ha rallentato i ritmi della vita umana costringendo le persone a riadattare in parte alcune abitudini. Planet over! (Pianeta finito!) (Fig. 6) Questa espressione dovrebbe ricordarci di avere un solo bel Pianeta a disposizione e del dovere di custodirlo e tutelarlo preservandone la bellezza. L’imminente celebrazione (il 1° settembre 2020) della 15a Giornata nazionale per la Custodia del Creato dal tema “Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà. Per nuovi stili di vita.” (Tt 2,12), mediante il messaggio dei Vescovi della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ci esorterà a convertire i nostri stili di vita. “Abbiamo così creato una serie di emergenze tra di loro correlate ed interdipendenti, che mettono continuamente a rischio la nostra vita sul pianeta. […] L’essere umano […] costruisce un rapporto sbagliato con tecnologia e consumi e perde la capacità di entrare in sintonia e in armonia con la creazione.”. La vera rivoluzione può e deve cominciare dall’essere pensante, che dovrebbe essere il custode intelligente della Terra (come affermato da Giovanni Paolo II già nella sua prima Enciclica Redemptor hominis), non il suo sfruttatore!

Print Friendly, PDF & Email
Please follow and like us: