Andrea Loris Stival, oggi è morto per la seconda volta

gianni di gennaro

Ragusa 1/12/2014 – Da quasi due ore si è conclusa la conferenza stampa in Procura a Ragusa, presieduta dal Procuratore Petralia. Una conferenza stampa che ha chiarito, “in parte”, le circostanze che hanno determinato la morte del piccolo Andrea Loris.
< In sintesi > ha detto Petralia <il bambino è morto per asfissia da strangolamento, dopo è stato o buttato nel canalone alto circa 3 metri, si esclude allo stato, che possa avere subito violenza sessuale>.
Lo ha detto il Procuratore, e ne prendiamo atto con grande rispetto, una sintesi di quanto può essere accaduto, una sintesi però, dietro cui si celano ancora mille misteri e altrettanti interrogativi che rimangono privi di risposte.
Il piccolo infatti, forse non ora, ma in passato, potrebbe avere subito violenza sessuale, la stessa violenza per cui potrebbe essere morto a soli 8 anni. Lo stesso Procuratore, è stato chiaro nell’esposizione dei fatti, e ha precisato che ancora si attendono riscontri medico-legali.
Inoltre, dichiarazioni riportate da alcune organi di stampa, danno per certa una frase che il padre del bambino, avrebbe “urlato”: so chi è stato e lo ucciderò con le mie mani.
Tutto ciò è stato smentito, così come smentita è stata la violenza, fatto sta, che il centro è piccolo, le voci si accavallano e pertanto sarebbe opportuno rendere noti tutti i dettagli in possesso degli inquirenti, in quanto, in un paesino tanto piccolo, è difficile se non impossibile, mantenere un segreto. Questo, anche per evitare che il piccolo Andrea Loris, possa tornare a morire ancora nei prossimi giorni o forse nelle prossime ore. Oggi, avremmo voluto, fortemente voluto, che il Procuratore avesse detto: Andrea è morto perchè ha sbattuto il capo cadendo rovinosamente. Comprendiamo le circostanze che inducono i magistrati e gli investigatori a trincerarsi dietro il più assoluto riserbo, ma ribadiamo la necessità di mettere il paese, la provincia e l’Italia intera, nelle condizioni di conoscere la verità, tutta la verità, su un episodio criminale di efferatezza inaudita. Anche per non fare apparire i nostri poliziotti, i nostri carabinieri e i nostri magistrati, come coloro che, senza un supporto e una guida esterna, non riescono a risolvere i casi giudiziari.
Ritengo, e nessuno, se non “vecchio” di mestiere come me, potrà smentirmi, che i rappresentanti delle istituzioni, siano in condizione di lavorare dignitosamente e con grande professionalità, così come fin’ora hanno fatto, senza che il Ministro dell’Interno, invii sul posto i “più abili investigatori” di cui lo Stato dispone. (Dichiarazione pubblica odierna, del Ministro Alfano)
Vorrei capire, ma credo che questo vorrebbero capirlo tantissimi siciliani, quali sono i parametri di valutazione per “misurare” l’abilità di questo o di quell’investigatore.
Per questo e non solo per questo, chiedo con questo mio editoriale, di “scucire” le bocche e rendere noto il percorso intrapreso dai “nostri”, percorso che sono certo, abbia già portato alla soluzione di un caso che ha fatto parlare e sta facendo parlare l’Italia, con una ridda di ipotesi avanzate, che oltre a rasentare il grottesco, nuociono gravemente alla famiglia del piccolo, già distrutta dal dolore.
Non vorrei ritrovarmi, tra qualche giorno, a dovere “raccontare” ai lettori, di un colpo di “bacchetta magica” dato da chi in queste indagini è stato spettatore e nient’altro.
Concludo, aggiungendo che non sono mai salito in cattedra per insegnare qualcosa a qualcuno, ma conosco personalmente i lavoratori delle forze dell’ordine di questa provincia per i quali manifesto pubblicamente grande stima, pertanto ho ritenuto mio preciso dovere, chiarire alcuni aspetti di questa penosa e tragica vicenda.

Print Friendly, PDF & Email