“Emergenza rifiuti in Sicilia” e non solo parliamone un po’.

Vittoria. 14/11/2019
Questa riflessione parte oggi da Vittoria, grosso centro del ragusano, perchè è accaduto ieri, che l’organico, non sia stato ritirato. La comunicazione, inviata solo ed esclusivamente con mezzi informatici, dopo una certa ora della sera, ovviamente ha raggiunto solo una parte della popolazione, quella più giovane, informatizzata e “appiccicata” per ore e ore ad un cellulare, o ad un pc. Gli altri, i più “soli”, gli anziani, i meno abbienti, i meno scolarizzati, sono rimasti esclusi dall’informativa che una amministrazione dovrebbe rendere fruibile a tutti, senza esclusione di genere, di ceto e quant’altro. Eppure, purtroppo, ancora una volta, l’ultima era stata pochi giorni addietro, quando la stessa cosa è accaduta per lo smaltimento di carta e cartone, lo stesso disagio è stato creato proprio a chi ha più bisogno di essere informato e assistito. Tutti a protestare allora, una protesta che ormai si manifesta esclusivamente dalla tastiera, tanto è vero che sono tanti coloro i quali vengono definiti “leoni da tastiera”. Molti ipotizzano di portare le cartelle relative al pagamento dello smaltimento rifiuti, impagate, al Comune, molti altri ipotizzano una “rivoluzione”, ma il tutto rimane solo nell’ambito della fantasia popolare, un popolo il nostro, non mi riferisco solo a Vittoria, ma all’intero Paese Italia, a cui si può dire e fare di tutto, con la certezza che rimane inerme, immobile e guerriero soltanto ad altri a fare la guerra.
Come mai ci si chiede, sta accadendo tutto questo? E’ per caso per responsabilità dei Commissari che reggono le sorti del Comune commissariato, o per inadempienza della ditta che dovrebbe provvedere alla raccolta? Anche in questo caso mille teorie, ipotesi azzardate, minacce senza senso, ma per il resto, solo aria fritta. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su quanto accade.
Già da giorni, il Comune di Santa Flavia, nel palermitano, ha comunicato ai cittadini, che dovranno tenersi i sacchetti con l’organico a casa, il primo cittadino ha sospeso la raccolta porta a porta a causa di forza maggiore: l’improvvisa chiusura dell’impianto. Nella vicina Carini, Comune virtuoso che ha raggiunto il 56% di differenziata, l’umido è mischiato ai rifiuti indifferenziati dal 15 ottobre circa. A Bagheria e Misilmeri, sempre per non spostarci dal palermitano, oltre 70 tonnellate di rifiuti sono rimasti dentro i cassoni a chiusura ermetica nei centri di raccolta.
Dallo scorso 5 novembre a Catania, un colosso privato del compostaggio, la ditta Raco, ha chiuso i battenti per manutenzione e dovrebbe riaprire oggi. Ma questo riguarda i due capoluoghi di provincia più grossi e rappresentativi della Sicilia, purtroppo il problema non è circoscritto a queste due province molto popolate, ma si estende anche ad altre province, dove i sacchetti con l’organico sono sparsi per le strade o stazionano nei centri di transito. Siracusa è ferma da oltre una settimana e le periferie sono vere e proprie discariche a cielo aperto, nella zona Trapanese, da giorni si procede in una sorta di raccolta a singhiozzo, tanto è vero che ad Alcamo l’umido finisce in discarica. Nel ragusano, le discariche si incontrano in ogni luogo, anche in quelli dove non dovrebbe esserci neanche una cicca a terra. Ma l’Isola è tutta in condizioni in cui c’è una vera e propria emergenza che potrebbe diventare sanitaria. Mentre all’Ars si tenta di riformare il sistema della raccolta dei rifiuti, opposizione e franchi tiratori della maggioranza, ostacolano un percorso già abbastanza farraginoso e difficile da seguire.
C’è da dire anche che nell’Isola delle emergenze, basta la chiusura che una ditta addetta alla raccolta si metta di traverso, o un impianto chiude, per fare saltare l’ingranaggio.
Qual’è la soluzione? E chi può dirlo, chi può spingersi fino al punto di ipotizzare soluzioni che comunque chi scrive non conosce, ma che ha la certezza matematica che sarebbero ostacolate da destra, da sinistra, dal centro, da movimenti, associazioni e chi più ne ha più ne metta, non certo per fare il bene di questa martoriata terra, ma solo per vivere un attimo di gloria personale, per “apparire” sui Social e per far si che, da qualche parte, per qualche giorno, si parli di lui/lei, o gruppo, o partito.
Una realtà triste che vede la Sicilia che affonda inesorabilmente, non solo nell’immondizia, nell’incultura, nell’ignoranza, nella malafede, nella meschinità, nell’ignavia, ma anche nella vecchiaia che diventa sempre più evidente, più pervasiva, mentre i giovani, quelli che non amano navigare nel fango, o delinquere, scappano, fuggono di notte, di giorno, in qualunque momento, alla ricerca di una terra diversa dalla loro, che seppure meravigliosa, e che non merita nessuno di tutti coloro i quali la abitano per sfruttarla, sottrarre cervelli, svendere clima, luoghi, sapori, bellezze naturali e architettoniche, storia, cultura, per una manciata di spiccioli e null’altro, non dà avvenire.
Questa oggi è la triste realtà della nostra terra, la amiamo ma la odiamo fino al punto di renderla invivibile. Che il buon Dio (per i cristiani) ci aiuti, per gli altri, che la fortuna ci assista, incrociamo le dita e usciamo dall’inerzia.

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