In ricordo di un amico

Vittoria (RG), 01/06/2015 – Sergio De Martino, Dirigente Pedagogista clinico, non è più con noi. Il suo perenne sorriso, la sua impareggiabile voglia di fare, la dinamicità e l’allegria con cui si poneva nei rapporti con gli altri, ci mancheranno molto. Non sono frasi fatte, senza senso, buttate lì tanto per dire, o, ancora peggio, per apparire, sono considerazioni spontanee e che partono dal profondo del cuore di chi scrive.
Lo conoscevo da sempre, da ragazzi abbiamo compiuto insieme un percorso di studio che entrambi abbiamo sottovalutato per pigrizia e menefreghismo, gli elementi che ci accomunavano in gioventù. Nonostante tutto, con l’impegno considerevole di una grande docente: Angelo Alfieri, ce l’abbiamo fatta.
Successivamente abbiamo intrapreso percorsi diversi, ma non per questo, è mai mutato il rapporto di amicizia e stima reciproca, l’uno nei confronti dell’altro.
Nelle poche occasioni in cui ci incontravamo, immancabilmente parlavamo del passato, con particolare riferimento a quel pomeriggio di ottobre inoltrato, quando, dopo la lezione di italiano a casa dell’indimenticabile professore Alfieri, l’ascensore che ci doveva portare dal terzo piano al piano terra, dopo pochi metri, probabilmente per un guasto momentaneo, cominciò a scendere a velocità vertiginosa. Entrambi, accomunati da due elementi: incoscienza e inesperienza, ci siamo guardati negli occhi, e senza aprire bocca ci siamo irrigiditi sul corpo reggendoci sulle pareti dell’ascensore. La sorte ci ha aiutati e quando l’ascensore è arrivato a circa 80 centimetri dal suolo, si sono azionati i freni arrestando la corsa. Dopo, e solo quando ci siamo resi conto di ciò che sarebbe accaduto se quei freni non avessero funzionato, ci siamo resi conto che la nostra rigidità corporea, nel caso di impatto con il terreno, sarebbe stata per noi fatale.
Eppure anche in quell’occasione, Sergio, non ha saputo fare a meno di sorridere sarcasticamente, prendendo in giro, se stesso e me.
Un episodio questo, che ho voluto far conoscere a chi legge, per fare comprendere a tutti, quanto Sergio fosse disinvolto nella gestione della propria vita; una disinvoltura che ha manifestato fino all’ultimo.
E’ persino riuscito a nascondere alla sua famiglia, a cui era profondamente legato, la gravità della sua malattia, di cui aveva assoluta consapevolezza. Ultimamente aveva posto a disposizione degli altri, la sua passione sfrenata per la fotografia, effettuando “scatti d’autore”, senza mai autocompiacersi o esaltarsi, nonostante avesse la consapevolezza della sua alta professionalità.
So per certo che non avrebbe gradito e non gradisce che io parli delle sue cose più intime, tra cui gli ultimi momenti della sua esistenza terrena, che ha dedicato agli altri e non a se stesso, con scelte autonome, assunte in momenti che non gli avrebbero consentito ripensamenti.
Ciao Sergio, carissimo e indimenticabile amico, ti saluto con la consapevolezza che adesso sei con molti componenti della tua famiglia e con la certezza che tutti faremo quel percorso che tu hai fatto.

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