11° Convegno ASSTRA: Trasporto Pubblico Locale, dalle parole (tante) ai fatti (zero) della politica

La salute del Trasporto Pubblico Locale in Italia è stata al centro dell’11° Convegno Nazionale di Asstra, la più importante associazione datoriale del settore con 168 Aziende associate che coprono una quota di mercato superiore al 90%, oltre 90.000 addetti, 5.000 comuni serviti e un valore della produzione che si attesta sui 9 mld/€

Al Convegno di Siena ‐ che si è svolto il 20‐21 novembre ‐ hanno partecipato le aziende, gli esperti del settore, le Istituzioni e le più importanti Organizzazioni Sindacali del TPL (ORSA era presente con il Segretario Generale Trasporti ed il Segretario Nazionale Autoferro) al motto: “Trasporti Pubblici: …..la diritta via ritrovata”. Innanzitutto, la due giorni di Asstra ha evidenziato – in tutta la sua crudezza – che la prima via da ritrovare spetta alla politica, la via delle scelte di fondo che indichino quale politica dei trasporti occorra al Paese, con quali strumenti e su quali certezze fondare il rilancio di un settore vitale per la collettività.
All’orizzonte, purtroppo, non si intravvedono segnali di inversione rispetto alle scelte dei Governi che si sono succeduti negli ultimi anni: di tagli il TPL è sopravvissuto sinora e di tagli c’è il rischio soccomba nei prossimi anni. Lo hanno detto chiaramente gli Amministratori di Province e Comuni (il Presidente della Provincia di Siena ha lanciato l’allarme: la Riforma Del Rio ha mantenuto le vecchie deleghe – ivi compresa quella sui trasporti – ma i tagli progressivi della Legge di Stabilità alle nuove Province toccheranno i 6 mld/€ nel quadriennio 2014/’17… cioè il dissesto finanziario), lo hanno ribadito gli interventi di studiosi e analisti raccogliendo in un’unica voce il dolore di un settore che chiede con forza scelte chiare sul fronte dei finanziamenti, delle gare, delle regole di ingaggio tra le quali assume centralità il tema delle Clausole Sociali e Contrattuali.
Nella tavola rotonda dedicata alle relazioni industriali il Prof. Tiraboschi (ipotizzando che, nel giro di 15‐20 anni, le nuove tecnologie porteranno a tagli draconiani dei posti di lavoro se non vi sarà un rinnovamento nel modo di lavorare e produrre) ha posto il tema del ripensamento complessivo del Contratto che non può che fondarsi sulla produttività, sull’autofinanziamento per mancanza di fondi pubblici, sul rovesciamento dell’ormai primitiva logica di un CCNL che per il 90% della retribuzione è composto di parti fisse, solo un 2% è lasciato alla produttività e con norme sul rapporto di lavoro ancorate ai Regi Decreti degli anni ‘30. Il Contratto della Mobilità, per Tiraboschi ancora attuale, va però ricostruito partendo dal nuovo sistema integrato dei trasporti e questa è una sfida anche per le Organizzazioni Sindacali.
In una tale situazione (che vede il costo del lavoro incidere per oltre il 50% sui costi complessivi) il rinnovo contrattuale, per le Aziende, passa unicamente dal recupero di produttività e dall’autofinanziamento, superando le rigidità del CCNL e valorizzando la contrattazione decentrata.
Su questi aspetti il Sindacato ha ribadito che:

  • l CCNL resta un caposaldo dal quale non si può prescindere per la sua funzione di regolatore contrattuale del sistema, consentendo – tra l’altro – di allineare i salari al costo della vita;
  • le attuali norme relazionali consentono in azienda di derogare su alcuni punti del Contrato Nazionale e lì si può lavorare nella logica di una maggiore produttività, il tutto – comunque – senza preconcetti e pregiudizi. Quelli, per esempio, che fanno dire oggi alle Aziende che i Contratti si rinnovano solo se si autofinanziano. Una posizione che il Sindacato respinge unitariamente;
  • la produttività non passa solamente dal fattore lavoro, ma dall’aumento della velocità media, dal rinnovo del parco rotabili, dalla lotta all’evasione tariffaria che drena oltre 300 mln/€ alle casse delle aziende.

Gli interventi hanno anche posto l’accento sul tema della rappresentatività, valorizzando i contenuti del Testo Unico (si ipotizza che il Governo Renzi li faccia propri in uno specifico progetto di Legge) e riflettendo sull’attualità delle regole che disciplinano il diritto di sciopero. Nello specifico, la Filt‐Cgil ha segnalato il caso dello sciopero proclamato dal CAT, una sigla minoritaria che impedisce al settore ferroviario la partecipazione allo sciopero generale del 12 dicembre.
In sintesi il convegno ha ribadito con forza quanto l’OR.S.A. afferma da tempo in tutte le sedi: datoriali, politiche ed istituzionali (non ultima l’audizione alla Commissione Trasporti della Camera). Il settore del TPL dev’essere equiparato ad un servizio pubblico essenziale al pari di sanità ed istruzione, le gare devono avere una connotazione omogenea sul territorio e salvaguardare le regole di partecipazione e tutela del reddito e dell’occupazione. Soprattutto vanno definite risorse certe, pluriennali, evitando che si ripeta lo storno dei finanziamenti destinati al settore per coprire i “buchi” delle Regioni, in particolare nella sanità.
Intanto il DdL di Riforma della Legge 422 giace nei meandri del Parlamento sin dall’ultimo Governo Berlusconi, il Fondo di settore è da 15 mesi alla firma dei ministeri competenti e la logica dei tagli lineari, nonostante le smentite, è seguita anche dal Governo in carica.
La politica non risponde, le aziende del TPL sono in grande difficoltà ed il Contratto resta al palo. Uno scenario nel quale è ora e tempo che il Sindacato torni a “battere un colpo”, perché sono forti i rischi di una ulteriore contrazione dei servizi e dei posti di lavoro.

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