Accoglienza e integrazione dei migranti: Impegno dei comuni decisivo. Uncem: “Rafforzare la coesione e la rete tra sindaci e comunità”

Non devono sentirsi soli i sindaci che accolgono migranti e richiedenti asilo. Non devono sentirsi sole quelle mille Amministrazioni comunali italiane che, molto spesso in accordo con parrocchie e associazioni locali, con pezzi attivi di comunità, scelgono di ospitare stranieri che arrivano in Italia scappando dall’Africa, da guerre e ingente povertà. La spinta alla rete e alla condivisione di buone pratiche e necessità tra comuni e comunità che accolgono è venuta stamani da Uncem presente al convegno sulle politiche per l’integrazione promosso a Torino dalla Prefettura, per volontà del Prefetto Renato Saccone. 

L'”accoglienza diffusa”, auspicata dal Ministro Minniti, già si realizza in decine di Comuni montani piemontesi. Non solo dunque grandi città, ma anche la rete dei piccoli e piccolissimi Comuni, in particolare delle aree interne. Come Chiesanuova, Priero o Ostana, nel Cuneese, 200 abitanti il primo, 80 il secondo. Venti giovani richiedenti asilo ospitati in totale, a milleduecento metri di altitudine, in due diverse vallate alpine. Lavorano e aiutano sindaci e amministrazione. Loro, Priero e Ostana, hanno risposto alle chiamate dei Prefetti, per l'”accoglienza in emergenza”, che si differenzia dallo Sprar nelle modalità di organizzazione ma garantisce comunque risultati positivi. “I sindaci – ha spiegato al convegno di oggi, a Torino Incontra, Marco Bussone, vicepresidente Uncem Piemonte – hanno “montato” direttamente progetti di accoglienza. Hanno coinvolto le associazioni, hanno spiegato alla comunità questo cambiamento. E hanno avuto ragione. Non vanno lasciati soli. Perché, nonostante la determinazione personale, non devono rischiare di cadere nella rete della demagogia che dice no, che parla di invasione, che ritiene i migranti africani “ruba lavoro” agli italiani. Tutte storie che circolano troppo spesso sui media. Storie che rischiano di contagiare altri sindaci pronti a fare il primo positivo passo”.

Decisiva l’intergrazione lavorativa. Nel settore agricolo, nell’allevamento anche in alpeggio, nel settore forestale, nella manutenzione ordinaria del territorio e dei versanti montani. Insegnando ai migranti, ad esempio, a realizzare muretti a secco e altre soluzioni decisive. Richiedendi asilo che lavorano in progetti assieme ad italiani sono un pezzo fondamentale della soluzione, della strategia che supera la l’emergenza. I progetti degli Enti locali sono già molto più avanzati di quanto si creda e venga raccontato. Già oggi, gli stranieri presenti in Italia salvano intere filere produttive, interi decisivi settori economici. “La Storia ci dice che le terre alte si svilupparono nella fase delle ‘Alpi aperte’ – spiega il vicepresidente Uncem – nella quale l’incrocio tra attraversamenti e popolazioni stanziali produsse l’insediamento montano giunto sin qui. E la storia stessa dei montanari è storia di migrazioni, di scambi, di integrazioni. Quando la montagna si apre e si relaziona, cresce. Quando si arrocca e si chiude, perde”.

I Comuni italiani, anche i più piccoli cuore del Paese, hanno bisogno di continuo supporto, di rete. Di conoscere le buone pratiche. Di sapere come si fa e come possono non essere soli. Proprio quello che anche la Regione Piemonte, con l’assessorato all’immigrazione, sta facendo, d’intesa con il sistema Sprar e con le Prefetture. “C’è un grande lavoro da fare, soprattutto nel consolidare il rapporto tra Stato e Comuni – riflette ancora Bussone – non solo però per superare l’emergenza migranti. La coesione e la sussidiarietà istituzionale deve essere sempre il perno della democrazia”.

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