Casa. Cgil a governo: “giusto riconoscere priorità emergenza abitativa, ora intervenire”

Fracassi: “Necessarie azioni immediate, politiche strutturali e utilizzo risorse stanziate”

Roma, 15 gennaio 2015 – “Se davvero, come ha dichiarato oggi il ministro Lupi, il disagio abitativo è un’emergenza per il Paese e una priorità per l’esecutivo, allora sono necessarie azioni immediate e politiche strutturali che consentano di uscire dalla logica dell’emergenza e dal vero dramma delle morosità, dovuta all’incompatibilità tra l’aumento esponenziale dei costi della casa registrato negli ultimi anni e la riduzione dei redditi reali“. Così Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, commenta le parole del titolare del dicastero delle Infrastrutture, intervenuto in question time nel pomeriggio.
Continuano ad allargarsi i confini del disagio: dal Veneto alla Puglia, nei Comuni della penisola l’allarme-casa è all’onor della cronaca e le strutture di Cgil e Sunia ricevono quotidianamente segnalazioni e richieste di aiuto da parte di inquilini che rischiano di perdere la propria abitazione“.
Inoltre – sostiene Fracassi – siamo di fronte a una possibile emergenza nell’emergenza: circa trentamila famiglie composte da anziani a basso reddito, malati terminali, nuclei con minori a carico potrebbero finire in mezzo a una strada. Il governo – spiega – non ha infatti inserito nel decreto Milleproroghe un nuovo blocco ai provvedimenti di esecuzione degli sfratti per finita locazione”. “Ci troviamo di fronte ad una situazione che rischia di diventare esplosiva dal punto di vista sociale – denuncia Fracassi – e i sindacati ne hanno più volte evidenziato la gravità. Lo scorso novembre abbiamo scritto al ministro Lupi chiedendo l’apertura di un confronto e azioni concrete, ma dal dicastero non sono arrivate risposte“.
Sono passati circa otto anni dall’emanazione della legge 9/2007, norma che prevedeva la prima proroga per categorie particolarmente svantaggiate con determinati requisiti, e che stanziava i relativi fondi. Nel frattempo – prosegue – il quadro è peggiorato, la crisi ha acuito il dramma delle morosità ed è emersa con evidenza la carenza di politiche adeguate“.
Delle poche risorse allora messe a disposizione – sottolinea il segretario confederale – si è persa ogni traccia, e certamente non hanno dato risposta ad un numero di famiglie che, seppur contenuto, fa riferimento a categorie particolarmente disagiate, per le quali non è stata ancora individuata una soluzione alternativa“.
Gli stanziamenti dell’ultimo governo per Fracassi “non potranno dare risposte in tempi compatibili alle necessità di chi fino ad ora è stato protetto dalla proroga“.
Stante la discordanza dei tempi – continua – è irragionevole ipotizzare che a questa complessa problematica possano far fronte gli enti locali: in sede di conversione in legge del decreto è necessario inserire la proroga“.
Dall’inizio della crisi – denuncia la dirigente sindacale – sono stati emessi 265 mila sfratti per morosità e 140 mila provvedimenti sono stati eseguiti. Considerando quelli emessi precedentemente, si stima che almeno altri 200 mila nuclei familiari siano coinvolti in provvedimenti di prossima esecuzione. Dati che – precisa – riguardano solo l’emergenza più visibile: la punta dell’iceberg di un disagio sociale che la crisi fa lievitare, all’interno del quale il disagio abitativo è evidentemente una componente fondamentale“.
Almeno 400 mila famiglie – conclude Fracassi – hanno bisogno di un’abitazione a costi sostenibili o di forme di sosteno al reddito che risolvano le morosità già presenti e quelle che potranno insorgere in un prossimo futuro. Occorrono azioni immediate, a partire dall’assegnazione degli alloggi disponibili e dall’utilizzo delle risorse stanziate“.

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