Clima: Confindustria, ok accordo, ora avanti su competitività industria UE

Roma, 27 ottobre 2014 – “Bene l’accordo politico raggiunto, ma ora è necessario puntare sulla competitività dell’industria europea“. Così Confindustria commenta le conclusioni del Consiglio Europeo sugli obiettivi climatici ed energetici per il 2030.
Confindustria – si legge in una nota – esprime apprezzamento per il ruolo svolto dal Governo italiano durante il difficile negoziato, per assicurare che gli obiettivi di sostenibilità ambientale siano perseguiti salvaguardando la competitività delle imprese. A questo proposito è positivo che sia stata accolto l’appello dell’industria europea ad adottare un unico obiettivo vincolante, quello relativo alla riduzione delle emissioni, lasciando flessibilità agli stati membri nella scelta delle soluzioni tecnologiche piu efficienti ed efficaci. Questo consentirà di valorizzare al meglio le specificità dei sistemi industriali nazionali sul fronte delle rinnovabili e dell’efficienza energetica”.
Quest’ambizioso obiettivo, richiederà una riduzione del 43% nei settori industriali ETS e del 30% nei settori non-ETS. Uno sforzo quest’ultimo – sottolinea Confindustria – particolarmente penalizzante per l’Italia in ragione del PIL procapite.
Per l’industria italiana si tratta di un sacrificio ulteriore mentre il Paese ancora fatica ad uscire dalla crisi economica. Per questo è importante che sia stato assicurato un impegno politico per ridurre gli impatti diretti e indiretti sull’industria energivora esposta a rischio di delocalizzazione. Tuttavia è essenziale che la Commissione garantisca una gestione armonizzata degli strumenti per evitare distorsioni nella concorrenza tra i paesi Ue“.
Confindustria ribadisce che la lotta ai cambiamenti climatici deve essere perseguita a livello globale. Per questo auspica che nella Conferenza di Parigi 2015 si raggiunga un accordo per ristabilire condizioni di equità sul mercato internazionale, imponendo alle altre maggiori economie gli stessi obiettivi climatici dell’Ue, che oggi conta per l’11% delle emissioni globali.
Adesso è fondamentale – concludono gli industriali – definire le misure per le industrie energivore, in modo da evitare un’ulteriore perdita di competitività di questi settori e delle relative filiere rispetto ai concorrenti dei paesi extra Ue”.

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