Il presidente degli industriali Giorgio Squinzi: all’Italia serve uno choc

All’Italia serve uno choc. Dobbiamo liberarci di incrostazioni accumulate in troppe ère geologiche”. Così il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in un’ampia intervista al Foglio

Si parte dall’economia: “L’uscita dalla crisi sarà lunga“, dice Squinzi, ma, commentando i dati Istat sulla produzione industriale (in calo a settembre del  2,9% rispetto a un anno fa) apre a un cauto ottimismo “ottobre sarà migliore, staremo a vedere“.
Sulla legge di Stabilità riconosce una certa distanza tra le slide presentate da Palazzo Chigi e le norme effettivamente scritte: “il  discorso più innovativo” resta quello sull’Irap e la decontribuzione per i nuovi assunti, “due punti che non dovranno essere stemperati in Parlamento. Meglio non fare sorprese”.
Nel senso dello choc va anche il Jobs Act”, spiega ancora Squinzi, ma fisco e lavoro non bastano per farci rientrare nel novero dei paesi che oggi stanno crescendo, per essere davvero tale lo choc adesso deve investire anche “la pubblica amministrazione, piombo sotto le ali del paese”.
Il leader degli industriali parla pure di Europa: promuove Renzi per la “positiva spinta che ha tentato di esercitare” e boccia l’idea di un euro forte per il Nord e debole per il Sud (“Non esiste“, taglia corto).
Poi una battuta sulla politica (“un po’ di stabilità e continuità di governo non guasterebbe“) e sulla concertazione: “Non sono mai stato ‘concertatore’. Mi siedo, ascolto gli altri e poi decido nell’interesse degli imprenditori che rappresento”, dice citando l’accordo del 2012 sui salari di produttività firmato senza Cgil e l’intesa sulla rappresentanza firmata invece anche con la Cgil. Certo, conclude “Tutto diventerà più difficile con un sindacato che su fisco e lavoro si sta spostando su posizioni anti-storiche. Da Risorgimento. Forse da Medioevo”.

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