Legge di stabilità. Fassino: “Fatti passi avanti ma restano questioni aperte, a partire dal taglio a Città metropolitane e Province”

Roma, 19 novembre 2014 – “Apprezziamo i miglioramenti acquisiti dal negoziato con il governo. Restano però irrisolti i nodi che riguardano il taglio da un miliardo su Città metropolitane e nuove Province, il taglio lineare alla spesa per 1,5 miliardi e gli arretrati per 350 milioni riguardanti il pregresso sulle spese giudiziarie. Auspichiamo che in sede parlamentare si confermi quanto di buono ottenuto e si intervenga su questi altri aspetti”. Lo ha detto il sindaco di Torino e presidente Anci, Piero Fassino, al termine del Comitato direttivo dell’associazione riunitosi questa sera a Roma.
Parlando dei passi in avanti, Fassino ha elencato quanto ottenuto fino ad ora con il confronto: l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione in spesa corrente anche per il 2015; la possibilità per tutti i Comuni di rinegoziare i mutui con Cdp e Mef (sia mutui di prima negoziazione che mutui già contratti); la possibilità di contrarre nuovi mutui per gli investimenti a tasso zero con gli interessi a carico dello Stato; la ‘gradualizzazione’ del fondo di riassorbimento dei residui attivi (che da decennale diventa rimodulabile sino a un massimo di trenta) e del fondo sui crediti di difficile esigibilità non più da perseguire entro il 2015 ma ‘spalmabile’ in cinque anni. Dal confronto, oltre al via libera per l’allentamento del Patto di stabilità, i Comuni, ha ricordato il presidente Anci, hanno ottenuto un accordo con il governo per “la rimozione di tutti quei vincoli ordinamentali che in questi anni, hanno reso difficile difficile gestione la gestione degli enti“.
Ora la palla passa al Parlamento dove Fassino si augura “che governo e gruppi parlamentari possano lavorare per ridurre ulteriormente il carico della manovra sui sindaci”.
Il sindaco di Torino è poi tornato sui provvedimenti a carico di Città metropolitane e Province, sottolineando come “il taglio per un miliardo rischia di non fare decollare le nuove istituzioni, che rischiano seriamente di trovarsi, dopo pochi mesi dalla nascita, senza risorse per assolvere le loro funzioni”.
Anche sulle spese per gli uffici giudiziari, Fassino ha voluto precisare che, oltre al ristoro dei 350 milioni che lo Stato deve ai Comuni per le spese degli anni passati, i sindaci si attendono risposte “e una soluzione certa, più di quella fin qui definita, che definisca in quale modo si intendono garantire”, fino all’entrata in vigore della norma il 1 settembre 2015, “i rimborsi per i mesi mancanti”.
Fassino ha anche chiesto di intervenire sulle misure di incentivazione alle fusioni tra Comuni, da estendere anche alle Unioni così da “accelerare percorsi di aggregazione”, prima di affrontare   un altro nodo che “verrà discusso sin dalle prossime ore” ovvero l’entrata in vigore, dal gennaio 2015, della nuova contabilità. “Ci sono 350 individuati come sperimentatori della nuova contabilità – ha rimarcato – su cui chiediamo che si valuti l’esito della sperimentazione stessa, in maniera tale che nessuno di questi Comuni sia penalizzato nelle proprie dotazioni finanziarie”.
Infine un passaggio sulla local tax che il presidente Anci ha ricordato essere ancora “in una fase istruttoria”. “Ho ribadito due criteri di base – ha concluso il sindaco di Torino -, che si vada ad un sistema fiscale in cui i Comuni siano titolari dei propri tributi, senza compartecipazione dello Stato, e che la nuova local tax preveda per il 2015 lo stesso gettito del 2014”.

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