Mezzogiorno. Cgil: “Istat fotografa effetti crisi, agire con politiche industriali e di sviluppo”

Roma, 10 febbraio 2015 – I dati diffusi oggi dall’Istat fotografano gli effetti drammatici di sei anni di crisi e evidenziano ancora una volta il baratro esistente tra Nord e Sud del Paese. E’ necessario intervenire con strumenti e politiche concrete: gli annunci e la nascita di un ministero per il Mezzogiorno non sono sufficienti“. Così il segretario confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta i dati dell’Istituto di statistica sul Pil pro capite nel 2013, da cui emerge che il Prodotto interno lordo per abitante nel Sud Italia è inferiore del 45,8 per cento rispetto a quello del Centro-Nord.
Risultati coerenti con le analisi elaborate in questi mesi da importanti istituzioni – continua Fracassi – sia per quanto riguarda la trasformazione della struttura produttiva, con una vera e propria desertificazione industriale, sia rispetto all’impoverimento delle famiglie, al calo dei consumi e al crollo dell’occupazione, in particolare dei giovani e delle donne“.
Come abbiamo già sostenuto in passato, il tema non si affronta solo attraverso una diversa architettura istituzionale. In questo senso – spiega la dirigente sindacale – la discussione aperta dal presidente del Consiglio in merito alla creazione di un dicastero ad hoc per il Sud non affronta compiutamente il vero problema: l’assenza di politiche industriali e di sviluppo“.
Lo strumento istituzionale – prosegue – può servire per fare sintesi, organizzare meglio le risorse e creare le necessarie sinergie con gli altri ministeri, in particolare con quello dello Sviluppo economico, in un’ottica di coesione territoriale e sociale. Ma alla base – sottolinea Fracassi – devono esserci un progetto complessivo e le risorse necessarie per il Sud“.
Non occorre attendere ulteriori dati e analisi a conferma di questo quadro: è urgente agire“. Fracassi conclude ribadendo la proposta della confederazione di corso d’Italia: “la Cgil da tempo ha indicato nel Piano del lavoro la strada dell’intervento pubblico come motore dell’economia, per rilanciare e rinnovare profondamente la base industriale e la specializzazione produttiva del Paese e, in particolare, del Sud“.

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