Roma, Consiglio Nazionale Fabi. Sileoni: banchieri si riducano stipendio del 30%

Carmelo Raffa

120° consiglio nazionale Fabi. “S.O.S. Contratto – il contratto dei bancari” Sileoni (Fabi): “se banchieri non cambiano atteggiamento pronti a scendere di nuovo in piazza. Su riduzione del costo del lavoro, banchieri diano esempio e si taglino lo stipendio del 30%”

Roma, 18 novembre 2014 – Arrivati oggi a Roma 1700 delegati sindacali per decidere le iniziative da intraprendere nella trattativa sul rinnovo del contratto degli oltre 309mila bancari italiani, giunta al giro di boa.

Vogliamo proseguire la trattativa di rinnovo del contratto, ma le banche devono cambiare radicalmente atteggiamento, altrimenti siamo pronti a scendere di nuovo in piazza. Se i banchieri continueranno ad adottare la linea intransigente, si dovranno assumere la responsabilità di un’eventuale rottura del tavolo di confronto, davanti ai lavoratori e all’opinione pubblica.
Abbiamo chiesto risposte chiare sui temi dell’area contrattuale, degli orari di lavoro, dei demandi alla contrattazione aziendale e di gruppo, ma finora non ci hanno voluto rispondere, se non in modo generico.
Quanto alla pregiudiziale del blocco del costo del lavoro, posta dall’Abi, proponiamo ai banchieri di dare l’esempio diminuendo del 30% gli stipendi di quei 300 super-manager che guadagnano in media 1,9 milioni l’anno. Sarebbe un gesto di grande sensibilità sociale”. Questo il messaggio lanciato da Lando Maria Sileoni, Segretario generale della FABI, il principale sindacato dei bancari, nel corso del 120° Consiglio nazionale della FABI, che si è aperto oggi a Roma e si concluderà il 20 novembre.

All’evento partecipano circa 1700 i delegati sindacali venuti da tutta Italia per valutare, insieme agli organismi direttivi del sindacato, tutte le possibili iniziative da intraprendere nella trattativa sul rinnovo del contratto degli oltre 309 mila bancari italiani, giunta ormai la giro di boa.

Presenti, in qualità di ospiti, anche i protagonisti del mondo bancario italiano, nelle due tavole rotonde, organizzate nell’ambito dei lavori del Consiglio e intitolate “CCNL, modello di banca e grandi Gruppi bancari: tre opportunità per uscire dalla crisi”.

Tra questi: Alessandro Profumo, Presidente Comitato Affari sindacali e lavoro di Abi e di Mps), Omar Lodesani (Chief Operating officer Gruppo Intesa Sanpaolo), Paolo Cornetta, Responsabile Human Resources Gruppo Unicredit; i capi del personale di tutti i maggiori gruppi creditizi italiani, e Lando Maria Sileoni, Segretario generale della FABI.

TRATTATIVA SUL CONTRATTO DEI BANCARI AGLI SGOCCIOLI

La trattativa per il rinnovo del contratto nazionale degli oltre 309mila bancari italiani è iniziata a maggio, e stando al comune impegno delle parti, dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre, data a partire dalla quale i banchieri, se non è stato raggiunto un accordo, possono dare la disdetta del contratto tutt’ora vigente.

La trattativa è giunta al giro di boa: o si lavora per arrivare a un’intesa o il sindacato sarà legittimato a indire le assemblee dei lavoratori e a valutare iniziative di mobilitazione.

Le posizioni di banche e sindacati sono, tuttavia, ad oggi molto distanti e si rischia la rottura.

I sindacati chiedono: il mantenimento dei livelli occupazionali attraverso il rafforzamento dell’area contrattuale per tutelare i lavoratori dal rischio esternalizzazioni, il recupero dell’inflazione, con un aumento economico triennale del 6,05%, lo sviluppo di ulteriori attività e professioni, per promuovere un aumento dei ricavi, la messa a punto di un modello di banca alternativo, non a livello di settore, ma azienda per azienda, e, infine, chiedono di creare la condizioni per nuovi posti di lavoro.

I banchieri, rappresentati da Alessandro Profumo, capo delegazione sindacale di Abi, vogliono invece: l’interruzione della crescita automatica del costo del lavoro, una contrattazione nazionale più leggera con maggiori demandi alla contrattazione di secondo livello, mano libera sull’area contrattuale e riconoscono un recupero dell’inflazione pari solo all’1,85%. I banchieri pongono inoltre una pregiudiziale per il prosieguo della trattativa: o i sindacati accettano l’interruzione della crescita automatica del costo del lavoro, oppure non c’è margine di trattativa su nessun argomento.

Le parti hanno fissato i prossimi due incontri a Milano, il 25 e 26 novembre, per misurare le rispettive distanze.

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