Sappe: “A Riina e ad ogni altro detenuto sottoposto a 41bis è garantita assistenza sanitaria in carcere”

SAPPE: “POLIZIA PENITENZIARIA ASSOLVE A COMPITI SICUREZZA CITTADINI SE BOSS E MAFIOSI SONO RICOVERATI IN OSPEDALI CIVILI”

“L’attuale sistema penitenziario non viola il diritto alla dignità umana, anche sotto il profilo dell’assistenza sanitaria che è garantita ad ogni detenuto, noto e meno noto. Ci sono importanti Centri clinici presso diverse carceri italiane che assolvono bene a questo. Ma se dovesse rendersi necessario, le cure sono garantite presso Ospedali civili, in alcuni dei quali sono operativi appositi Reparti detentivi nei quali prestano servizio appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che garantiscono ordine e sicurezza dei detenuti, degli altri degenti, del personale medico e paramedico e dei cittadini con in servizi di accompagnamento e di trasporto”. Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, dopo la recente sentenza della Corte di Cassazione sulla malattia del “capo di cosa nostra” Salvatore Riina.

Capece denuncia “una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, ma che assolvono al meglio ai difficili compiti di trasporto dei detenuti ed alla loro sorveglianza se ricoverati in ospedale”.

Donato Capece, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria
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