Sciopero dei bancari. Il 30 gennaio da Palermo i Banchieri udiranno le grida del Sud

PALERMO – I lavoratori del credito sull’altare della riorganizzazione delle Aziende e prima della crisi del sistema  avevano dovuto rinunciare negli ultimi anni a parti consistenti di salario ed all’ offensivo strumento della rottamazione.
A pagarne di più le spese erano stati i siciliani che nell’arco di poco tempo assistevano alla scomparsa delle Banche storiche Sicilcassa e Banco di Sicilia e di tante Aziende locali. Ciò provocava la fuoriuscita anticipata di migliaia di Persone che sono quantificabili ad una perdita occupazionale per l’isola di oltre 15.000 unità lavorative.
Nel frattempo le Banche conseguivano utili a dismisura che venivano utilizzati prevalentemente per fare affluire indennità milionarie al Management ed agli amministratori.
La crisi finanziaria partita negli Stati Uniti nel 2007 si estese successivamente  agli altri Stati, Europa compresa.
In Italia venivano alla luce tanti crediti non buoni accordati negli anni precedenti dalle Banche i cui effetti sono stati perdite su perdite per le relative Aziende eroganti.
Da un attento esame, però, si nota che la stragrande entità dei prestiti sono stati accordati direttamente dal Management e dagli Amministratori a “Grandi Imprese”. Nel frattempo Le Banche mettevano in esecuzione piani industriali che prevedevano sacrifici su sacrifici per i lavoratori. Di pari passo ciò non accadeva per i benefit per gli amministratori e tal proposito non possiamo dimenticare i 40 milioni di euro percepiti da Alessandro Profumo, attuale Responsabile dell’ABI per le relazioni sindacali,  per licenziarsi da Unicredit.
Ed ora? I banchieri vorrebbero cancellare il contratto nazionale di lavoro o trasformarlo in una semplice cornice? I Banchieri vorrebbero ulteriormente ridimensionare il numero degli addetti trasformando la categoria in “marginale”?
I bancari respingeranno con fermezza la linea arrogante di coloro che hanno dimostrato negli anni scorsi la capacità principale di produrre seri danni alle Aziende.
I bancari siciliani, in particolare, che hanno pagato un prezzo maggiore rispetto agli altri in termini occupazionali, faranno sentire le proprie grida da Palermo per rivendicare la ripresa di vere trattative che conducano alla firma di un nuovo contratto nazionale di lavoro improntato al rilancio ed all’ampliamento dei servizi alla clientela e conseguentemente aprire nuovi spazi occupazionali, tenendo in alta considerazione le aspettative dei disoccupati siciliani e del Sud.

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