Sfruttamento lavorativo e sessuale delle persone vittime di tratta, presentati i dati dell’attività svolta dalla cooperativa Proxima Ragusa con il progetto Fari

Sostenute centoventicinque persone vittime di tratta grazie al progetto Fari della cooperativa Proxima di Ragusa, presentati oggi i dati sull’attività svolta

RAGUSA – Centoventicinque vittime di tratta sostenute durante il progetto Fari che, attuato dalla coooperativa Proxima di Ragusa, si è concluso lo scorso 30 novembre, dopo essere stato attivato l’1 settembre dello scorso anno. Ha coperto le provincie di Ragusa, Siracusa, Enna e Caltanissetta. Dall’1 dicembre scorso è stato avviato il progetto Fari 2.0 che darà continuità al precedente. Oltre alle province in questione, Proxima interverrà anche sul territorio di Agrigento. Le cifre riguardanti il progetto Fari sono state illustrate questa mattina nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Ragusa e tenuta dal presidente della cooperativa, Ivana Tumino, con la responsabile del progetto Fari 2.0, Ausilia Cosentini, alla presenza dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Ragusa, Gianluca Leggio, uno dei partner del progetto. “Sono numerosi i partner istituzionali – sottolinea Tumino – che ringraziamo per il loro sostegno e per avere creduto nel percorso avviato. Proxima ha avviato la propria attività nel 2003 e si occupa prevalentemente di tratta. Ad oggi sono circa 35 i collaboratori interni ed esterni tra cui 5 assistenti sociali, 5 psicologi, 7 mediatori, 2 educatori, 2 agronomi, 2 legali e altri tecnici vari. E’ il dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri ad avere finanziato i nostri progetti che, in maniera prevalente, si occupano di tratta”. La responsabile del progetto Ausilia Cosentini ha illustrato i dati sottolineando, prima di ogni cosa, che “il fenomeno della tratta, sia per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale sia per quanto riguarda lo sfruttamento lavorativo, o entrambi in contemporanea, può essere contrastato solo agendo in contemporanea su più livelli. Stiamo parlando di una schiavitù moderna, spesso invisibile, alla quale sono costretti uomini, donne e bambini”. La responsabile del progetto ha poi messo in luce le tre fasi dell’intervento e, in particolare, sulla scorta dell’esperienza maturata dalla Proxima, l’emersione del fenomeno, la prima assistenza sino ad arrivare alla seconda accoglienza. Per quanto riguarda i dati, sono state, come detto, 125 le persone sostenute durante il progetto Fari di cui 81 donne e 44 uomini. In particolare, i soggetti a cui è stato garantito sostegno sono: 67 di nazionalità nigeriana, 36 della Romania, 8 del Marocco, 2 Colombia, 1 Costa d’Avorio, 3 Gambia, 3 Ghana, 1 Mali, 1 Senegal, 1 Tunisia, 2 Ucraina. Rispetto al dato complessivo, 74 gli adulti e 51 minori. Tra questi 27 sono i minori stranieri non accompagnati. Per quanto riguarda la tipologia di intervento, 78 hanno avuto a che fare con lo sfruttamento sessuale, 18 con lo sfruttamento lavorativo, 3 con entrambe le tipologie e 2 con attività illegali. Questo nei territori che, con riferimento al progetto Fari, sono stati di competenza della cooperativa Proxima. Per quanto riguarda, invece, più specificatamente il territorio di Ragusa questi i dati. Le vittime di tratta emerse sono 59, 32 femmine e 27 maschi. Tra questi 22 sono minori e 37 adulti. I minori stranieri non accompagnati risultano essere 3. Le nazionalità predominanti in provincia di Ragusa sono quella romena (32 persone) e nigeriana (18 persone). Poi 1 Costa D’Avorio, 3 Gambia, 3 Ghana, 1 Mali, 1 Senegal. La tipologia riguarda: sfruttamento sessuale 22 persone, sfruttamento lavorativo 16 persone, entrambe le tipologie 2 persone. Con l’attivazione del nuovo progetto Fari 2.0, dallo scorso 1 dicembre, sono state previste alcune novità tra cui l’unità di strada mentre rimarrà operativo il solidal transfer che permette di fare emergere le vittime di tratta nei territori più a rischio assieme ad altre azioni che mirano a creare una relazione di fiducia tale da permettere di raggiungere una consapevolezza della condizione di sfruttamento così da scegliere di sottrarvisi.

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