Tavolo imprese, fondi sviluppo dirottati su forestali. Tavolo Permanente Regionale per la Crescita e lo Sviluppo: “Ennessima beffa a danno lavoratori, imprese private e lavoro produttivo. Sicilia destinata a fallimento”

Palermo, 15 ottobre 2015 – “Il modello che si persegue è sempre lo stesso: un’economia fondata su un utilizzo scellerato dei residui fondi pubblici destinati agli investimenti infrastrutturali e di sviluppo per continuare ad alimentare il sistema di clientele, da tutti noto. E così ci tocca leggere, per l’ennesima volta e purtroppo senza alcuna sorpresa, che 87,9 milioni di euro del Fondo di sviluppo e coesione serviranno alla ‘continuità delle attività di difesa del patrimonio boschivo’, ossia al pagamento di 7.800 forestali cui sono state assicurate 78 giornate di lavoro entro la fine dell’anno. E che questo non sarà l’unico “dirottamento” perché, aggiungendo anche il pagamento di debiti con lo Stato, la somma dei fondi che cambieranno destinazione ammonta a 780 milioni di euro. Uno sfascio che la politica siciliana continua a perpetrare alimentando forme di parassitismo e girandosi invece dall’altro lato allorquando si parla del privato che produce, creando occupazione e benessere per il territorio anche in termini di fiscalità”. A sostenerlo sono dieci associazioni datoriali aderenti al “Tavolo permanente regionale per la crescita e lo sviluppo” (Agci, Casartigiani, Cna, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria Sicilia, Legacoop).

“Come abbiamo avuto modo di ribadire in diverse occasioni – aggiunge il Tavolo – le imprese non hanno niente contro i lavoratori forestali che chiedono una continuità di lavoro, in un settore bisognoso di una seria programmazione. Quello che non possiamo in alcun modo condividere, anche perché sta portando verso il baratro la Sicilia, è questa lotta tra poveri che la politica regionale ancora una volta provoca, non avendo il coraggio di affrontare seriamente un problema che da anni è strutturale e che si ripresenta ad arte ogni anno e sempre nello stesso periodo.

Le imprese che continuano a produrre devono, ogni giorno, inventarsi mille espedienti per resistere in un contesto in cui i Comuni, con le tasse locali (in troppi casi le più alte d’Italia), sono una vera e propria idrovora. Eppure questo a certa politica non interessa. Anzi. Continua a preoccuparsi di nutrire un esercito da “utilizzare”, nelle varie stagioni, sotto il profilo elettorale. E non si chiede, solo per fare un esempio, come sopravvivano oggi gli oltre 90 mila occupati edili che negli ultimi anni hanno perso il lavoro, fra imprese chiuse (oltre 15 mila) e cantieri sospesi.

Gli imprenditori che ancora credono nel valore dell’impresa ribadiscono che, rinunciare a sostenere un uso produttivo degli investimenti, significa ipotecare il presente e il futuro di una Sicilia destinata così al fallimento che, tra una beffa e l’altra, continua a perdere pezzi. A meno che l’obiettivo (poco recondito) non sia quello di far chiudere tutte le imprese private, con ciò che ne consegue. In questo caso allora, possiamo rassicurare tutti, siamo sulla strada giusta”.

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