Al Caffè Quasimodo di Modica due grandi della Letteratura

Al Caffè Quasimodo di Modica due grandi della Letteratura: Omero e Giacomo Leopardi, il 9 e il 23 gennaio, con l’Iliade e la fede religiosa del poeta recanatese

MODICA – Saranno dedicati alla grande Letteratura i primi due “sabati letterari” dell’anno 2016 del Caffè Letterario Quasimodo di Modica, che si terranno a Palazzo della Cultura nel quadro della stagione 2015-2016 organizzata del circolo culturale modicano.

“Cantami o diva …Di padri e figli nell’Iliade di Omero” è il tema del primo appuntamento , che si svolgerà sabato 9 gennaio alle ore 17 30, e che vedrà, dopo l’introduzione del Presidente del Caffè Quasimodo, Domenico Pisana, un intervento di Michele Armenia, docente di lettere nel Liceo Classico di Modica in tandem con l’attore Giorgio Sparacino, Direttore della compagnia teatrale “Utopia” di Ragusa, il quale interpreterà alcuni brani dell’opera omerica inerenti al tema.

Nel corso della serata, che sarà anche caratterizzata da intermezzi musicali a quattro mani al pianoforte, a cura del Duo Vindigni – Salerno, il Caffè Quasimodo consegnerà , nel quadro delle sue iniziative per il decennale della fondazione, dei riconoscimenti culturali ad attori e rappresentati di alcune compagnie teatrali della città di Modica, e precisamente a Giorgio Sparacino, Enzo Ruta, Saro Spadola, Marcello Sarta e Fatima Palazzolo.

Il secondo appuntamento si terrà il 23 gennaio e sarà dedicato a Giacomo Leopardi con la presentazione di un interessante ed originale volume di Salvatore Borzi, scrittore catanese, dal titolo “Leopardi e i volti di Dio”, libro che affronta un tema leopardiano spesso ignorato dalla critica letteraria.

“Riprendiamo gli appuntamenti della stagione – afferma Domenico Pisana – dando spazio all’Iliade che ci dà, rispetto al tema scelto, la possibilità di riflettere sui rapporti contemporanei tra padri e figli, nonché di  ripercorre l’evoluzione della figura paterna da un punto di vista storico, sociologico e soprattutto psicologico. Con la scelta poi di Leopardi vorremmo, grazie all’incontro con lo scrittore catanese Salvatore Borzì, focalizzare un aspetto del poeta recanatese, ossia la dimensione della fede religiosa. Studi, ricerche, approfondimenti hanno sempre guardato con sospetto l’idea di una “presenza divina” nella poetica del Leopardi, sulla base di assiomi che hanno trovato la loro legittimazione nell’itinerario lirico del sentimento leopardiano, spesso interpretato in termini di negazione riflesse anticristiane ed antiteistiche. In realtà, l’opera di Giacomo Leopardi contiene al suo interno una meditazione sull’uomo, un senso e una ricerca del mistero, una riflessione sull’amore e sulla morte che non possono non condurre ad un interrogativo di fondo, che induce a concludere che ci fosse in lui se non un credo cristiano specifico, sicuramente un animus religioso e di fede”

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