Acate. Gli Altari di San Giuseppe: segno di devozione e ringraziamento nei confronti del Santo.

Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 15 marzo 2016.- Anche quest’anno ad Acate in  occasione della festività di San Giuseppe, sono stati allestiti in numerose abitazioni, i  tradizionali “Altari” in  segno  di devozione e ringraziamento nei confronti  del Santo per  una grazia ricevuta o per un voto promesso. Decine di  famiglie, comprese anche le scuole, con l’altare allestito presso il plesso elementare “Addario”, la Parrocchia e l’associazione “Raffa Sempre con noi”, fanno rivivere così tutti  i momenti di  un passato che è storia viva, ripetendo una tradizione  rimasta immutata nel tempo che si rifà alla tipica cultura contadina. Nel giorno della festa  le tavole vengono imbandite di ogni  tipo di pietanze per soddisfare i desideri  dei  tre poverelli, i cosiddetti “Santi”, un  uomo maturo, una donna, generalmente una ragazzina,  ed  un  bambino, veri protagonisti   di   questo  rituale  che, come  vuole   la tradizione, rappresentano allegoricamente San Giuseppe, la Madonna e Gesù   Bambino. A mezzogiorno in punto i tre invitati recitano le preghiere davanti all’altare, si lavano le mani ed iniziano il pranzo assaggiando per primo un po di limone per spezzare il digiuno che i tre “santuzzi” sono tenuti ad osservare il giorno precedente. Il tutto si svolge a porte chiuse, nella massima riservatezza ed umiltà ed i tre invitati vengono serviti dalla padrona di casa con premura ed attenzione. L’allestimento  degli   altari coinvolge direttamente anche il parroco, impegnato, la  sera della vigilia e  la mattina successiva, a  visitare, per  impartire   la  benedizione, i numerosi altari sparsi nelle varie abitazioni del  paese. Una tradizione quindi  che  resiste nel  tempo, anche se ormai alcuni dei suoi riti vanno subendo graduali cambiamenti. Oggi, infatti, si preferisce acquistare nei supermercati, gran parte delle pietanze, già preconfezionate, piuttosto che prepararle in casa, come  si faceva un  tempo, quando tutti i  componenti delle   famiglie    interessate   all’allestimento   degli Altari, vivevano giorni  di frenesia e di  attesa, intenti  a preparare dolci e pietanze prelibate, rendendo partecipi  di tanta festa anche i parenti ed i vicini di casa. La preparazione degli “Altari”, rappresenta un vero e proprio rito immutato negli anni. Ad una parete della stanza dove viene allestito, generalmente il salotto di casa, viene fissato un lenzuolo finemente ricamato ed in alto al centro, viene sistemato il quadro rappresentante la Sacra Famiglia. L’altare è composto in media da tre-quattro ripiani ricoperti da preziose e candide tovaglie di lino ed è ornato con grappoli di limoni e arance, dolci ed amare e rami di fiori di zagara. Davanti all’immagine sacra viene invece sistemata una lampada ad olio. Ognuno di questi elementi ha una sua simbologia ben precisa. La lampada ad olio rappresenta la fede nella Divina Provvidenza. Le arance amare ed i limoni simboleggiano i dolori e le amarezze che sono presenti nella vita, mentre le arance dolci vogliono significare che non bisogna giudicare o badare alle apparenze. Fra tutte le pietanze che fanno bella mostra di se sugli altari (mpanati, stimpirata, frittate, asparagi, polpette, baddotti, cipudduzzi ecc.) trionfa il pane. Esso viene lavorato in forme diverse e simboliche, vere e proprie sculture, e sempre in numero di tre. Anche il pane ha un suo simbolismo. Quello a forma del bastone di San Giuseppe, rappresenta l’autorità del “pater familias”. “A spera”, specie di ostensorio, richiama alla memoria l’origine regale di San Giuseppe. “U pani da Madonna” ha una rosa che rappresenta la verginità e un ramo di palma simbolo di pace. “U pani do Bamminieddu” è invece decorato con gelsomini, uccelli e simboli della passione. “I cucciddati”, infine sono enormi pani intrecciati, ornati di pampini, grappoli d’uva e fiori che vengono disposti sul piano superiore dell’altare ed hanno un profondo significato sacrale. I “rusiddi”, a forma di fiore. Ed infine il pane modellato secondo le iniziali di san Giuseppe e quello a forma di pesce che tiene in bocca un pesciolino. Accanto ad ogni “cucciddatu”, vengono poi disposti i doni della terra, carciofi, finocchi, fave e primizie di ogni genere. Simbolicamente sono l’omaggio dei doni migliori della terra, della fatica e del lavoro dell’uomo. Completa il tutto, poi, un infinità di dolci, mastazzola, palummeddi, cassateddi, giurgiulena, pagnuccata, mustata, cicirata, pasti fuorti ed altro. Un altro momento caratteristico della festa di San Giuseppe ad Acate è la  folkloristica “Cena”. Nel primo  pomeriggio gli organizzatori dei festeggiamenti, insieme alla banda musicale, girano per le vie del  paese per raccogliere  i doni che  le famiglie devote offrono al Santo e che verranno poi  venduti all’asta in piazza Libertà. Ai numerosi presenti che affollano la piazza per assistere a quello che viene definito un vero e proprio spettacolo viene offerto di tutto, primizie, enormi fasci di asparagi, dolci tipici, torte, cacciagione ed animali da cortile. Un tempo  il  corteo era preceduto da un personaggio mitico il “Patriarca”, ovvero un San Giuseppe vivente con tanto di barba lunga e  bianca, figura ormai del tutto sconosciuta alle nuove generazioni. Il parroco sceglieva tra tutti i poveri, il più povero e lo vestiva da “Patriarca” mettendogli una tonaca ed un mantello blu. Egli portava anche il simbolico bastone di san Giuseppe, tutto infiorato, con all’estremità superiore una immaginetta del santo ed una cassettina per le elemosine. Anche la gastronomia ha una sua particolare tradizione. Il giorno di San Giuseppe in ogni casa si preparano le tradizionali “baddotti”, tipicamente acatesi. Si tratta di piccoli timballi di riso e ricotta amalgamati con uova ed aromatizzati con cannella, che vengono poi cotti in un brodo con acqua, olio, aglio e prezzemolo.

 

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