Oggi e domani all’ospedale Civile di Ragusa i riti che concludono la Settimana Santa

Ragusa, 4 aprile 2015 – “Il momento culminante della celebrazione del mistero pasquale di Cristo è dato dalla Veglia pasquale nella notte. La liturgia di Pasqua è impregnata del miracolo della vita. La Risurrezione è la novità. La Risurrezione è anche la nostra risurrezione. Con Cristo, anche noi risorgeremo ed entreremo nella luce”. Lo dice il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti, nell’annunciare gli eventi religiosi di oggi e domani che caratterizzano la Settimana santa all’ospedale Civile di Ragusa. Stasera, alle 20, in cappella, sarà celebrata la veglia pasquale animata dai medici e dagli operatori sanitari della cappellania ospedaliera e dai volontari dell’Avo. Domani, domenica di Pasqua, la santa messa solenne, sempre in cappella, all’ospedale Civile, si terrà alle 10. “Mi rivolgo agli ammalati – dice don Occhipinti – per annunciare la gioia della Pasqua. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa. Sì, ne siamo certi, Cristo è davvero risorto. La Risurrezione di Gesù è il fondamento della nostra speranza”. Ieri sera, la Pastorale della salute ha partecipato alla processione con il simulacro del Cristo morto e dell’Addolorata che ha preso il via dal Duomo di Ibla. Prima, l’ufficio diocesano aveva animato la Via Crucis nei reparti sempre all’ospedale che era stata anticipata dalla proclamazione della Passione del Signore da parte di don Occhipinti con il maestro Franco Cilia. E’ stato quest’ultimo ad avere realizzato dei segni in pittura che hanno arricchito, in queste giornate, la cappella. “Segni in pittura – scrive l’architetto Lara Dimartino che ha spiegato il senso delle installazioni – che affiancano il “Cristo, omaggio a Velasquez”, già presente nella cappella, ricordando che fin da bambino Gesù fu odiato da tutti, a cominciare dalla strage degli innocenti. L’arte di Franco Cilia coglie l’aspetto del messaggio religioso trasformandolo in colori, forme, e, a volte, in suoni, riuscendo a comunicare ai fedeli i misteri di Dio e la sua misericordia. I tre dipinti più piccoli rappresentano alcune stazioni della via Crucis, in cui Gesù è crocifisso e muore. Nel primo dipinto, il cielo è cupo, quasi non fa venir fuori dal quadro la figura di Cristo. Ai piedi della croce, uomini dalle maschere orribili, uomini vuoti, come quelli del nostro tempo che non sanno amare, circondano, in un momento di profonda sofferenza, Gesù. Ma al centro della scena, proprio sotto la croce, la chioma di una donna, scompigliata dal vento, pare placare il dolore ( probabilmente questa figura rappresenta la Vergine Maria, quindi l’amore materno, la fede che non lo abbandonerà mai). Anche nel secondo e nel terzo dipinto la figura della donna è presente, per confortare e testimoniare che nemmeno la morte può sconfiggere l’amore. Ma a differenza del primo quadro, via via le figure mostruose scompaiono, fino a lasciare Gesù solo in tutta la sua bellezza (nell’ultimo dipinto il cielo, se pur ancora cupo, riesce a donare a Gesù una luce nuova). E se è vero che la sua morte è un momento di profondo dolore per chi lo ha amato e per chi lo ama, è anche vero che la contemplazione della passione deve guardare al di là: il dipinto “Plana nell’aria”, posizionato in sequenza, subito dopo le tre stazioni, e il Cristo in croce, omaggio a Velasquez, rappresenta la Resurrezione, il viaggio di Gesù, verso il Padre. Il cielo, dai blu intensi, si apre verso l’infinito, con la croce che plana e ascende al cielo, avvolta da una Luce radiosa, annunciando che Cristo è risorto e che la Luce ha trionfato sulle tenebre. Da notare che insieme con la croce, ascendono al cielo altre figure: sagome, probabilmente angeli o anime meritevoli della misericordia di Dio, e poi una donna, la Vergine Maria, colei che è sempre presente nella vita di Cristo, ma anche nella nostra”.

 

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