Santa Croce Camerina, le “Cene di San Giuseppe” simbolo di devozione e spirito di sacrificio

Le tavole sono imbandite, il duro lavoro di questi giorni è giunto al termine. Adesso che tutto è pronto la cura e l’attenzione vengono rivolte al visitatore. Dal volto trapela la stanchezza ma negli occhi la gioia per la promessa mantenuta.

A guardarle così, in tutto il loro splendore, si percepisce quanto lavoro e sacrificio si celi dietro ogni singolo dettaglio.

Ogni singola “Cena di San Giuseppe” ha una sua storia, ricca di significato per la famiglia che l’ha allestita. Ed è per questo che la maggior parte delle pietanze che troviamo in essa sono state preparate in casa.

Che sia per grazia ricevuta o per una promessa fatta al Santo Patrono San Giuseppe, nei giorni che precedono il sacro rito, familiari, parenti e vicinato si stringono alla famiglia e con immenso spirito di sacrificio e di collaborazione contribuiscono per dar vita a queste spettacolari tavolate.

Una tradizione tanto antica quanto ancora fortemente sentita dalla comunità santacrocese. Forse oggi ancor più.

“Sono orgogliosa e felice – dice Elvira  – soprattutto perché siamo stati dei giovani ad allestire la cena. È una tradizione che va tutelata e tramandata, c’è un preciso rituale da seguire anche nell’allestimento e ovviamente siamo stati aiutati in questo, ma sia la preparazione delle pietanze che la cura dei dettagli è  frutto del nostro impegno e lavoro”.

E tanto impegno e dedizione hanno messo anche i ragazzi  dell’Istitituo Comprensivo Psaumide e dell’I.T.C. Fabio Besta, aiutati da insegnanti e genitori.

“Nonostante l’Istituto sia in lutto  – ha detto Giovanna Campo dirigente dell’Istituto Psaumida, visibilmente commossa  – come ho più volte ribadito in questi giorni, siamo consapevoli che bisogna andare avanti, con forza, alla ricerca di messaggi positivi da trasmettere ai nostri ragazzi; e di certo questo progetto ne contiene tanti. Sacrificio ed esempio sono gli elementi caratterizzanti di questa iniziativa che da un lato vuole insegnare ai ragazzi il vero significato di queste parole e dall’altro vede noi adulti proporci con l’ esempio, ciascuno di noi ha infatti contribuito in qualche modo”.

“La nostra speranza  – conclude la Campo  – è che grazie a questo progetto si riesca a creare nei ragazzi delle coscienze aperte e che siano in grado di guardare verso l’altro con spirito caritatevole. Ma non solo, speriamo che grazie ad attività come queste le tradizioni continuino a vivere. Ho visto i ragazzi felici e orgogliosi del loro operato. Ognuno di loro si è impegnato tantissimo. Un grazie va a tutto il corpo docenti e ai genitori che in questi giorni si sono davvero superati per la buona riuscita”.  

 “Questo progetto  – aggiunge la prof.ssa Cristina Pernice  – che portiamo avanti ormai da più di dieci anni, mira a valorizzare le nostre tradizioni ma allo stesso tempo ad insegnare ai nostri ragazzi  il vero significato delle parole solidarietà e integrazione. Com’è risaputo siamo una realtà che accoglie numerose famiglie di diverse etnie e oggi vedere tutti i nostri ragazzi che, pur appartenendo a culture diverse, partecipano insieme a questo progetto ci riempie di orgoglio e soddisfazione”.

Il senso di appartenenza ad una comunità, è questo forse il più alto significato che si cela dietro tanta devozione. Il ritrovarsi, il collaborare per un fine comune, il voler contribuire ad aiutare chi ha più bisogno, il sentirsi parte di una grande famiglia che non esclude nessuno e soprattutto include tutti.

Foto Guglielmo Distefano

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