Fertilità in calo. Anche in Sicilia si corre ai ripari prevedendo una rete tra le strutture sanitarie sul territorio

A RAGUSA IL PRIMO APPUNTAMENTO DEL PROGETTO

RAGUSA – Anche in provincia di Ragusa, come nel resto della Sicilia, si registra il calo preoccupante delle nascite. In Italia il tasso di fecondità è sceso ai livelli minimi di 1.29, al di sotto dunque della cosiddetta “soglia di sostituzione” del 2.1 che garantisce il mantenimento della popolazione a crescita zero. Di contro l’età delle donne partorienti sale attestandosi in media a 32 anni per la nascita del primo figlio. Dati che preoccupano il mondo della sanità pubblica soprattutto perché non coincidono con i reali tempi biologici della riproduzione, ovvero circa 20 anni, lentamente trasformati dagli stili di vita imposti dalla società moderna. Diventa dunque fondamentale l’intervento congiunto di tutte le figure professionali presenti sul territorio, dall’Ordine dei Medici ai centri di medicina della riproduzione, dai consultori ai medici di medicina generale. Ed è questo il messaggio che è emerso al termine dell’intensa giornata di studi che ieri a Ragusa, presso la sede provinciale dell’Ordine dei Medici, ha dato il via alle cinque giornate formative e informative che complessivamente abbracceranno la Sicilia seguendo le linee direttive del piano nazionale della fertilità. A confronto, attraverso le relazioni degli esperti, molti medici di famiglia, ginecologi, biologi, ostetrici ed infermieri dell’area iblea che hanno discusso della fertilità dal punto di vista diagnostico e terapeutico, con uno sguardo particolare alle figure coinvolte nel percorso di cura delle coppie sterili. L’iniziativa, dal titolo “Le mille facce della fertilità”, è stata promossa dall’Associazione Ginecologi Territoriali, con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Ragusa e della Società italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione. “Quando si parla di sterilità e di fertilità – spiega Salvatore D’Amanti, segretario regionale dell’Associazione Ginecologi Territoriali e presidente dell’Ordine dei Medici di Ragusa – entrano in gioco svariati aspetti e diverse figure sanitarie, dalla cui sinergia dipenderà la qualità dell’offerta sanitaria e quindi il benessere della coppia”. I dati nazionali mostrano un aumento dei casi di infertilità, oltre che una decrescita sensibile delle nascite ed un aumento dell’età media delle donne partorienti. “Di fronte ad un simile scenario la sanità tutta deve reagire e trovare risposte adeguate, perseguendo il percorso di cura che da qualche anno ha già intrapreso. Il Ministero della Salute – ha infatti spiegato D’Amanti – ha istituito un tavolo tecnico ad hoc che ha elaborato il Piano nazionale per la fertilità, con l’obiettivo di creare una vera e propria rete di strutture sanitarie presenti sul territorio che potrà costruire un percorso di diagnosi e cura adeguato. Ruolo fondamentale in questo percorso è svolto dai consultori che si trasformano per l’utente in veri e propri punti di riferimento”. Da un simile scenario nazionale il Ministero ha deciso di istituire la Giornata della Fertilità, con l’obiettivo di coinvolgere tutti i soggetti interessati e sensibilizzare l’opinione pubblica. Diversi i relatori che hanno partecipato al convegno, la cui apertura è stata affidata ai saluti del presidente D’Amanti e del direttore generale dell’Asp di Ragusa Maurizio Aricò che, nel suo intervento ha voluto sottolineare l’impegno che negli ultimi anni si sta mettendo nella riorganizzazione della rete ospedaliera iblea, già ai primi posti in tutta la Sicilia, in termini di qualità e servizio offerto, con particolare attenzione al sostegno dei consultori familiari, centri di riferimento per l’attività di prevenzione e promozione della salute della donna e delle coppie. Una sinergia che deve partire dal territorio. Lo ha ribadito Antonio Guglielmino, direttore del centro Hera di Catania: “I medici di medicina generale e i medici consultoriali sono i due pilastri individuati dal piano nazionale per costruire un percorso che sia di tutela e garanzia alla coppia che ha problemi riproduttivi. E questo perché si possa raggiungere l’obiettivo della coppia e al tempo stesso formare e informare la popolazione. Il miglior sistema per aver figli non è la riproduzione assistita ma fare figli prima, in età giovanile, rispettando le regole della fisiologia dell’uomo che purtroppo la società moderna sta modificando. L’età riproduttiva è quella dei vent’anni. Oggi abbiamo una media salita a 32 anni, con una fecondità bassissima, ampiamente sotto il punto di sostituzione. Dunque il piano nazionale della fertilità arriva in un momento in cui la società italiana ne ha realmente bisogno e dunque diventa fondamentale organizzarsi sul territorio. Noi ci stiamo provando attraverso questi momenti formativi che partono da Ragusa per poi proseguire a Messina, Catania, Caltanissetta e Palermo”. Il programma del convegno ha previsto tre sessioni di lavori: la prima dedicata alla comunicazione tra gli operatori coinvolti nel percorso fertilità, ovvero i ginecologi dei centri di medicina della riproduzione, i ginecologi consultoriali, quelli ospedalieri e i medici di MG; la seconda ha affrontato l’iter diagnostico e la terza è stata dedicata ai percorsi terapeutici della riproduzione assistita come la stimolazione ovarica, l’inseminazione intrauterina, la fecondazione in vitro, la diagnosi genetica preimpianto e la fecondazione eterologa. Spazio è stato dato anche al dibattito sui temi affrontati con i partecipanti presenti. Ad intervenire anche la senatrice Venerina Padua, membro della Commissione Sanità al Senato e l’onorevole Pippo Digiacomo, presidente della Commissione Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana. Quest’ultimo ha voluto ribadire quanto la sanità siciliana abbia seguito negli ultimi anni un percorso di ottimizzazione, dimostrato anche dall’equilibrio di bilancio che il sistema sanitario regionale è riuscito a raggiungere, che spesso l’ha portata a ridosso delle migliori realtà sanitarie nazionali. La Padua ha ricordato l’impegno profuso a livello nazionale attraverso il piano della fertilità e le varie iniziative che il Governo sta portando avanti, come il bonus bebè, gli aiuti alle famiglie, la legge sulla povertà che approderà presto in aula.

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