La “Vampata ri San Giseppi” a Modica

La sera del 18 Marzo, il Movimento Azzurro di Modica ha organizzato il rito della “Vampata ri San Giseppi” presso il Giardino di Baravitalla (Cava Ispica nord). Tutti sanno che in onore del Santo era consuetudine accendere un falò. Esso è insieme un suggestivo momento di fede, ma anche di cultura popolare. I falò non vanno considerati elementi pagani. Essi rappresentano il legame con la religiosità. Soltanto in questo legame è possibile recuperare il “senso del sacro” che vive nella cultura popolare antica. Dobbiamo intendere il fuoco come passione, cioè come “fuoco” che tocca le anime, le coscienze, il cuore, il cervello.

Ma la serata non era solo “Vampata”. Infatti si è iniziato con una visita alla chiesetta di San Pancrati, (un doveroso ringraziamento alla Soprintendenza che ne ha disposto l’apertura straordinaria), a cui è seguito un momento dedicato alla riscoperta delle erbe alimurgiche curato dall’Ass. Keràtion. E’ stato poi possibile visitare l’altare di San Giuseppe, fatto con i tradizionali pani decorati, realizzati dall’associazione. E’ stata raccontata la storia dell’origine del rito, il significato dei simboli del pane e la figura di Giuseppe. E poi poesie, preghiere, leggende. A fine serata, prima della famosa “Taulata ri San Giuseppe” alla quale hanno partecipato tutti i presenti, un’asta di beneficenza realizzata con i prodotti offerti da generose aziende del territorio, il cui ricavato sarà devoluto alle famiglie in difficoltà della zona. La serata è stata arricchita dalle canzoni del gruppo “I Cosaruci”, che hanno cantato e recitato per i presenti bellissime canzoni del repertorio popolare modicano.

La “Vampata ri San Giseppi” è stata soprattutto una serata per celebrare un rito che ci dia un forte legame con il nostro antico passato. Un modo per difenderci dalla dimenticanza, soprattutto in una realtà multiculturale come quella attuale – dice la presidente dell’ecosezione Daniela Boscarino – Scavare nella memoria di gesti, tra l’altro neanche tanto lontani, significa non disperdere un bene culturale. Riproporre la storia delle nostre radici non vuol dire riproporre un dato storico, bensì legare il dato storico all’anima di un popolo, rafforzandone così l’identità. Tutelare una tradizione significa dunque tutelare un patrimonio che appartiene al popolo che quella tradizione aveva creato e portato avanti per secoli.

Un grande numero di persone ha inondato il Giardino di Baravitalla, decretando di fatto il successo dell’evento, – commenta il pres. onorario prof. Francesco Pitino – e ha voluto complimentarsi per il nostro impegno che ci vede in prima linea con l’intento di aiutare tutti a riconquistare il contatto con Madre Natura e con la nostra identità. I prossimi appuntamenti: l’8 Aprile l’evento “anima mundi” e il 22 Aprile l’Earth Day – La giornata della Terra.

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