Acate. Festeggiati i 150 anni della Società Operaia di Mutuo Soccorso: “Un grande evento, una grande festa”.

Redazione Due, Acate (Rg), 4 giugno 2019.- La Società Operaia di Mutuo Soccorso ha festeggiato solennemente il 150° Anniversario della sua Fondazione. Un sodalizio fondato nel 1869 e che annovera quale Presidente Onorario perenne Giuseppe Garibaldi. Attualmente presieduta da Giovanni Amarù, è il Circolo acatese con maggior numero di iscritti e registra tra i suoi soci, non solo operai, ma anche professionisti di ogni tipo, rappresentanti sindacali, imprenditori e titolari di affermate aziende agricole e commerciali, che danno lavoro a centinaia di persone del comprensorio.  I festeggiamenti del 150° Anniversario della fondazione del sodalizio, inerenti la nobiltà del lavoro e i valori della solidarietà, hanno avuto luogo sabato 1° giugno, nei pressi della sede del Circolo, in via XX Settembre 3, alla presenza del vescovo di Ragusa, Mons. Carmelo Cuttitta, del sindaco Giovanni Di Natale, delle Autorità locali e dei soci onorari. L’evento ha coinvolto tutta la cittadinanza e numerose aziende, che con i loro contributi lo hanno reso possibile. Il Direttivo, presieduto  da Giovanni  Amarù, ha affidato al responsabile culturale, prof. Emanuele Ferrera, il compito di ricostruire la storia del Sodalizio, la cui relazione alleghiamo integralmente al presente articolo, che conta oltre trecento soci  e dalla ricerca sono emersi episodi inediti. Nel corso della manifestazione sono state conferite le iscrizioni onorarie  allo stesso Vescovo Cuttitta, ai sacerdoti don fabio Stracquadaini e Flavio Maganuco,  al comandante della stazione dei carabinieri, maresciallo Roberto Scialpi, al comandante della Polizia Municipale, Gaetano Cirino, al generale della Guardia di Finanza, Vincenzo Raffo, già comandante dei gruppi di Ragusa e Agrigento e all’ex vice presidente della regione Piemonte prof. Antonino Masaracchio, critico d’arte e giornalista. Riconoscimenti sono andati a quattro rinomate aziende del territorio (A.L. di Luca Albo, Tre.C, di Carmelo Castiglione, C.O.M.I. P. dei fratelli Iacono e alla società consortile La Mediterranea, di Gurrieri) che danno lavoro a centinaia di acatesi. Sei gli ex presidenti premiati (Salvatore Di Falco,Antonio Di Bennardo, Francesco Castiglione, Vincenzo Caruso, Giuseppe Stornello e Saverio Caruso) mentre quello attualmente in carica, Giovanni Amarù, ha ricevuto le targhe del Circolo Agricolo e dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci. Hanno ricevuto premi in denaro, libri e targhe anche i vincitori del concorso grafico-letterario indetto in collaborazione con l’istituto Comprensivo “Capitano Puglisi”, diretto dalla prof.ssa Daniela Amarù. A complimentarsi con loro è stata l’ingegnere Rosangela Re, assessore alla Pubblica Istruzione. I festeggiamenti, rallegrati dalla banda musicale “Città di Acate” diretta dal maestro Ottavio Baglio, si sono conclusi con un rinfresco offerto ai presenti nei locali del sodalizio, con uno spettacolo musicale  in piazza Matteotti, con l’esibizione degli allievi della Scuola di Ballo, “Dance School Academy” del maestro Giovanni Zambuto, e di alcuni giovani cantanti locali. A chiusura, spettacolo di fuochi d’artificio in prossimità del Piano San Vincenzo.

Relazione del professore Emanuele Ferrera, Responsabile Culturale della Società Operaia di Mutuo Socorso:

“Un secolo e mezzo è trascorso da quando un manipolo di coraggiosi biscarani (dall’antica denominazione della nostra cittadina), animati da un grande fervore solidaristico, fermamente convinti che il riscatto economico-sociale poteva partire solo dal lavoro, diedero vita alla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Alcuni dei loro cognomi sono scomparsi perfino dall’anagrafe, ma la maggioranza di essi sono ancora pronunciati perché tipicamente acatesi. A questi uomini buoni, ai nostri fondatori, pionieri dell’associazionismo e del mutualismo, vi invito a tributare un applauso. Biscari nel 1869 contava poco più di 2.700 abitanti. L’economia era essenzialmente agricola, le botteghe artigiane erano l’unica alternativa al duro lavoro dei campi, i professionisti erano un’eccezione, la malaria non era debellata.  Nel secondo Ottocento, tuttavia, la popolazione ricomincia a crescere e con essa la fiducia nel progresso. I soci fondatori, che avevano visto con i propri occhi la miseria del paese, reduci loro stessi da un passato di miseria, sacrifici e privazioni, che avevano garantito qualche forma di sopravvivenza alle loro famiglie e alla  popolazione, individuarono nei grandi cambiamenti introdotti in Italia dal Risorgimento le condizioni per attuare un significativo miglioramento della propria situazione e  per promuovere a ceto dirigente categorie sociali fino ad allora marginali ed inascoltate, finalmente rappresentative degli interessi della gente del luogo. Fu quasi naturale per la nostra Società, così come per tante altre, ispirarsi al pensiero di Giuseppe Garibaldi, nel quale gli ideali politici e sociali si intrecciavano per tendere al bene comune. All’eroe dei due mondi, per avere interpretato degnamente il principio del mutualismo, sarà conferita la presidenza onoraria, come attesta la lapide posta nel 50° Anniversario della Spedizione dei Mille. In quegli anni floridi di iniziative, caratterizzati da concreti atti di solidarietà per gli iscritti, la Società riceve numerosi attestati e perfino una medaglia di bronzo. Per qualche decennio agli inizi del secolo scorso la Società è intitolata a Nunzio Nasi, deputato di origine trapanese, destinato ad una folgorante carriera, dichiarato decaduto nel 1926 dal regime di Benito Mussolini. Gli amministratori del tempo non persero tempo a cancellare il suo nome dal timbro ancora conservato in archivio.  Il Fascismo governava l’Italia e il sodalizio cambiò ancora una volta nome. Fino alla Liberazione ebbe, infatti, il nome di Dopolavoro Operai “Italo Balbo”, uno dei quadrumviri della marcia su Roma. Riconquistata la libertà, nel 1945, tornò, la denominazione attuale di Società Operaia di Mutuo Soccorso che ci accompagna ancora. Molti dei documenti sono stati dispersi, tuttavia dagli antichi registri dei soci, corredati da scarne, ma spesso significative annotazioni su qualche vicenda biografica degli iscritti, emergono brandelli di storie che sono individuali e insieme del paese, capaci di documentare il forte senso di collettività di questa popolazione, che ha elaborato gli strumenti per affrontare concordemente la lotta per l’esistenza. Cito, ad esempio, una delibera del 18 novembre 1945, dove l’assemblea preso atto dei malumori sorti nella cittadinanza a causa dell’esosa imposizione della tassa di famiglia, chiede al presidente della provincia di Ragusa che il balzello sia commisurato alle reali possibilità di ogni nucleo. Si tratta di un’affollata e vivace umanità, gente comune, che racconta di volta in volta qualcosa dei propri entusiasmi e delle proprie delusioni, delle sofferenze e delle gratificazioni, della miseria e dell’aspirazione ad emanciparsi e ad istruirsi, in un coro di voci che per decenni trova ascolto e solidarietà alla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Gli uomini buoni che si sono avvicendati al timone del Sodalizio individuarono in alcune precise azioni come praticare gli ideali del mutualismo: il sostegno economico al socio in grave difficoltà, l’erogazione del contributo al socio colpito da un lutto, ancora vigenti, possono sembrare ormai usi anacronistici, ma rappresentano la ragion d’essere del Sodalizio. E gli Statuti adottati in questo secolo e mezzo, pur mantenendo le loro caratteristiche peculiari improntate al mutualismo, alla solidarietà e al rispetto reciproco, si sono adeguati ai tempi modificando alcune consuetudini. Un testo risalente agli Anni Cinquanta, ad esempio, prevedeva perfino il biasimo per un socio che senza giustificato motivo non accompagnava la salma di un iscritto deceduto! Si dirà, altri tempi, ma il gesto e la possibile sanzione rivelavano un senso di appartenenza oggi raro a trovarsi. Quasi combattuto tra continuità e modernità, il Direttivo attualmente in carica  garantisce ai soci, con la sottoscrizione dell’iscrizione, la possibilità di avvalersi di prestazioni  agevolate per l’acquisto di beni e servizi, stipulando apposite convenzioni. In tanti hanno chiesto di recente l’iscrizione al Sodalizio, ma sarebbe auspicabile che a manifestare tale volontà non siano soltanto persone mature. I festeggiamenti odierni, non si può nasconderlo, pur sostenuti dall’entusiasmo concreto della popolazione, cadono in una fase di transizione, di ricerca di soluzioni nuove affinché i giovani scoprano quanto sia importante appartenere ad un sodalizio che da tempo ha aperto le sue porte ad ogni categoria.  L’associazionismo oggi si esplica anche in altre forme. I ritmi frenetici della vita moderna, le nuove forme di divertimento, minano fondamentalmente alla radice la forma rappresentata dagli antichi circoli. I giovani, si ripete, non hanno interesse, sembrano snobbare i tradizionali punti di riferimento cittadini. Eppure in un Sodalizio del genere avrebbero molto da imparare, tanti consigli da ricevere dagli anziani, spesso incontrando i loro genitori, nonni o zii. La Società Operaia, percepita come “termometro” della vita politico-sociale di Acate, dove il dibattito interno è molto spesso vivace, ma sempre costruttivo, è stata sempre presidio di legalità e di buona educazione, i suoi valori cristiani sono palesi. E se nessuno dei suoi soci è mai rimbalzato agli onori di una certa cronaca qualcosa vorrà anche dire. E’ indispensabile, comunque, fare qualche cosa di nuovo, per non vivere di rendita e probabilmente anche morire da qui ai prossimi cinquant’anni. Siamo convinti che la volontà innovatrice del Direttivo e di tutti i soci, manifestatasi nei mesi che hanno  preceduto i festeggiamenti del 150° Anniversario,  si  tradurrà in  altre   lodevoli iniziative,  che  garantiranno  l’avvenire  della nostra Società, la quale potrà così (e questo deve essere l’auspicio di tutti) raggiungere l’ambito traguardo del secondo centenario”.

 

 

 

 

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