I 154 anni dell’Unità d’Italia. “Rileggere la Storia è sempre pregevole”. Di Maria Teresa Carrubba.

17 marzo 1861, 17 marzo 2015 l’Italia compie i suoi 154 anni di unità territoriale e di ciò non possiamo che esserne lieti. Grandi nomi concorsero alla vagheggiata, sognata, faticosa impresa di vedere gli italiani riuniti sotto la stessa bandiera: Camillo Benso conte di Cavour, Garibaldi, sono solo due dei nomi eccellenti che la storia ricorda, protagonisti di anni di profonde trasformazioni per una nazione frammentata in tanti staterelli e poi unita sotto l’autorità monarchica dei Savoia, non da tutti condivisa. Rileggere la storia è sempre pregevole, e rileggerla anche dalla parte dei vinti è un atto di onestà intellettuale. La realtà non è tutta bianca o tutta nera, ma ha diverse sfumature, lo stesso si può dire della storia che non è quella semplificata che troviamo sui libri di scuola, ma è infinitamente più complessa. 1861: liberali e borboni tra aspre divisioni e ambigui trasversalismi si contendono il potere. Scorrerà molto sangue, mentre si stabiliscono alleanze, intese sotterranee, apparenti pacificazioni, occulte protezioni, improvvisi voltafacce. In alcuni diari segreti di anonimi uomini del tempo si trovano annotazioni nelle quali si può leggere la tragicità degli eventi e dei momenti storici che spesso si è voluti tenere nascosti: vi furono momenti di coercizione morale e psicologica, vi furono momenti, per le popolazioni del sud, di vero e proprio terrore. L’unità d’Italia nel regno delle due Sicilie avvenne tra connivenze e divisioni: i filoborbonici e i liberali. La Sicilia in modo particolare, abituata al regno delle due Sicilie dei Borboni e alla sua autonomia, non si rivedeva forse nel contesto italiano del tempo, la fine di quel regno fu un momento epocale, pose fine alla plurisecolare indipendenza della parte meridionale della penisola italiana e decretò il passaggio di Napoli da capitale europea a città periferica. Il regno delle due Sicilie non morì ingloriosamente e il suo esercito salvò l’onore delle armi sul Volturno prima e a Gaeta successivamente. Nel bagno di sangue ci sembra doveroso ricordare anche le vittime innocenti di quegli eccidi, come quelli degli eccidi di tutti i tempi,

 

 

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