Memorie, storia e sanità sul campo per i prigionieri di Vittoria nel centenario della grande guerra

ROMA/VITTORIA (RG) – Nel centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, l’Istituto Superiore di Sanità ha realizzato un importantissimo convegno sulla sanità pubblica attraverso l’esperienza dei campi di prigionia dell’Asinara e di Vittoria.
Per ricordare le condizioni di vita in prigionia, durante la Grande Guerra, sono state esposte oltre 100 immagini storiche tra fotografie originali e rielaborazioni grafiche delle stesse, che ritraggono la vita e le storie dei soldati dell’esercito austro- ungarico nei campi italiani dell’Asinara, in Sardegna, e nella nostra città di Vittoria.
La mostra ha aperto la sesta edizione del convegno “Storie e memorie dell’Istituto Superiore di Sanità”, lo scorso 17 settembre, presso la sede dell’Istituto. L’esposizione è stata accompagnata dalla presentazione del volume “Memorie e attualità tra storia e salute”, frutto della collaborazione tra il Settore Attività Editoriali dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il Dipartimento di Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione e Ingegneria dell’Informazione dell’Università degli studi di Sassari ed altri storici.
Per l’occasione l’ISS ha chiesto la collaborazione al progetto dello storico Giancarlo Francione che, intervenendo al convegno, ha tracciato un quadro completo sulla storia del Campo di Concentramento di Vittoria durante il primo conflitto ed ha rivelato aspetti inediti legati alla città ipparina.
La città di Vittoria, dunque, fa parte a pieno titolo delle celebrazioni del centenario dalla Grande Guerra dell’Istituto Superiore di Sanità e ritorna, nel contesto storico nazionale, di grande attualità.
“Questo evento – come d’altronde ha detto il presidente dell’ISS, Walter Ricciardi – testimonia l’attenzione dell’ISS verso gli aspetti storico-scientifici e alla custodia della memoria della sanità e della medicina in Italia, confermando l’impegno dell’Istituto nella promozione della cultura scientifica nel nostro Paese”.
Vale la pena sottolineare come, secondo moltissime testimonianze, le condizioni sociosanitarie per i prigionieri nel campo di concentramento di Vittoria fossero buone rispetto a quelle di altri campi di prigionia.
Tutti questi elementi emergono molto bene dal lavoro di Francione, che abbiamo raggiunto per un’intervista.
D: Come è nata questa prestigiosa collaborazione e come si articola il progetto?
R: La proposta di collaborazione è arrivata direttamente dalla responsabile del settore attività editoriali dell’ISS Paola De Castro, che ringrazio, alla quale ho dato immediata adesione. Questo progetto consente di effettuare delle riflessioni storico – sanitarie su due dei dieci campi di concentramento più grandi in Italia e in attività durante la prima guerra mondiale. La validità del progetto, altresì, porta alla ribalta nazionale la storia del nostro campo, della città, dei nostri concittadini, ma anche quella di tutto il territorio.
D: Che cosa è emerso da questa giornata di studio?
R: Il campo di prigionia di Vittoria fu realizzato per ospitare 15.000 prigionieri. Essi, complessivamente, furono trattati bene al contrario dei nostri soldati. Numerose testimonianze ci documentano sulla ‘qualità della vita’ all’interno: una pergamena di ringraziamento al comandante del campo, per la sua umanità, redatta da ufficiali e graduati ungheresi, le numerose lettere di prigionieri ed infine la documentazione, del Comando Supremo, che specificava le quantità di cibo da distribuire settimanalmente ai prigionieri.
D: Quali sono gli aspetti emersi sulle condizioni sanitarie?
R: Il campo era dotato di una stazione sanitaria con due padiglioni di isolamento con ventotto vani ciascuno, oltre ad un fabbricato di disinfezione di otto vani e l’infermeria. Per i casi più gravi si ricorreva alla locale infermeria civile per malati acuti situata all’interno dell’ex convento dei padri cappuccini, che in seguito prese il nome di Ospedale Civile. Una ricerca effettuata alcuni anni fa dal dr. Pacca ci dà il numero dei prigionieri e dei soldati italiani che furono assistiti e curati da medici militari con le loro patologie.
D: Cosa rimane oggi del campo di concentramento di Vittoria ?
R: Se enti di alto profilo morale e istituzionale s’interessano del nostro campo di prigionia, organizzando giornate di studio, questo ci deve motivare a non disperdere il patrimonio storico-culturale che disponiamo. La regione siciliana, nel marzo di quest’anno con un apposito decreto a posto sotto tutela il patrimonio storico regionale legato alla Grande Guerra. Nell’elenco sono stati inclusi il Museo Storico Italo – Ungherese e la cappella ungherese. Il decreto pone le basi per avanzare la richiesta di riconoscimento all’UNESCO dei siti storici all’interno dell’area. D’altra parte sono passati cento anni. Contemporaneamente, una mirata e completa valorizzazione di tutte le strutture che compongono il quadro della Grande Guerra, con un’azione di integrazione al territorio, potrà consentire la piena fruizione per i nostri cittadini e turisti. Quello che resta del campo di concentramento fa parte della storia e dell’identità della nostra città, non va disperso.
Francione da storico sa bene che lo studio della storia, per assolvere ad una delle sue funzioni principali, cioè quella di lasciarci un insegnamento, deve passare dalla contestualizzazione dell’attuale momento storico che viviamo.
“Questa è la storia dell’altra pagina della guerra – conclude lo storico vittoriese – vissuta da uomini, lontani dalle proprie case, in campi di prigionia a combattere contro un nemico invisibile: malaria, colera, tifo, malattie infettive e lesioni di guerra. Una storia incredibilmente attuale che si ripete con i migranti. Pagine di storia che ci inducono ad una approfondita riflessione sugli orrori della guerra e sul valore della libertà e della democrazia. Un meraviglioso connubio di storia e sanità pubblica agli albori del XX secolo che tiene viva la memoria e ci insegna che la maledizione dell’umanità, la guerra, non è invincibile”.
Sulla stessa linea le considerazioni della responsabile del settore Attività editoriali dell’ISS, Paola De Castro:
“Il lavoro che ha appassionato i nostri ricercatori e gli storici, ci restituisce, a distanza di un secolo, uno spaccato delle origini della nostra sanità, in un contesto per di più di emergenza, quale quello delle esperienze dei prigionieri detenuti nell’isola dell’Asinara e nel campo di Vittoria (Ragusa). Un’emergenza che, facendo un balzo di cento anni e legandosi all’attualità degli imponenti flussi migratori verso l’Europa e l’Italia, offre numerosi spunti di riflessione. Oggi, come allora, infatti, ci si trova di fronte a problematiche sanitarie, dettate dal sovraffollamento e da precarie condizioni igieniche, che ledono il diritto alla salute e che necessitano perciò di soluzioni urgenti e condivise”.
Twitter: @gaetanopicc

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