Ragusa non è razzista. La “mia” verità

E’ la verità di chi si trovava al Paternò Arezzo di Ragusa quando è arrivata Fara, la donna di nazionalità eritrea sbarcata a Pozzallo con la sua piccola di appena 15 giorni.

E’ la verità di chi non ci sta a vedersi additato come razzista o lasciar passare il messaggio che quanto accaduto sia riconducibile al colore della pelle di Fara.

“Quando è arrivata in ospedale, accompagnata dal personale dell’Hotspot di Pozzallo, indossava indumenti sudici, era scalza e non faceva altro che grattarsi la testa. Abbiamo avuto paura? Si!!! Non è forse lecito avere timore considerato che ci  si trovava all’interno di un delicato reparto ospedaliero in cui l’attenzione e la cura per l’ambiente devono essere messe al primo posto?  Vogliamo chiamarlo istinto protettivo? Sfido tutti coloro che oggi ci definiscono razzisti a non reagire davanti ad una scena del genere”.

Inizia così il racconto di quegli attimi di tensione. E’ la storia di Alessandra, nome di pura fantasia, che ci ha contattato per raccontarci la propria verità, di quelle che, come dice lei, non sono da  scoop sensazionali: “Non è mica la prima volta  – continua  – che il reparto di ginecologia accoglie donne fuggite dalla propria terra e che giungono qui da noi in procinto di partorire o con bimbi appena nati. E non è mai successo nulla!!!”

“La verità – sottolinea  –  è che abbiamo percepito il pericolo. Fara è stata portata in ospedale direttamente dal porto di Pozzallo poco dopo essere sbarcata. L’hanno accompagnata e fatta entrare a neonatologia con ancora indosso gli abiti della traversata ed al posto della scarpe un paio di copriscarpe fornitegli dal personale ospedaliero. Non è stato il colore della pelle a farci paura quanto il suo evidente stato di salute. E questo, secondo voi  è un buon motivo per definire Ragusa una città razzista? Nessuno di noi  si è comportato da razzista ha solo agito nell’interesse delle pazienti ricoverate e delle piccole creature appena nate”.

Intanto, secondo alcune indiscrezioni, Fara adesso si trova ricoverata nel reparto di Ginecologia del Paternò Arezzo. E’ stata sistemata  in una stanza singola e pare che sia affetta da Scabbia.

 

 

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