22 Novembre 2020

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Misura cautelare nei confronti di due docenti e di un dipendente

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La Polizia di Stato, questa mattina, su disposizione della Procura della Repubblica di Palermo, ha dato esecuzione ad un ordinanza di applicazione di misura cautelare personale per i reati di corruzione e falso in atto pubblico nei confronti di F.S., D.N.V., docenti di ruolo presso un Istituto Professionale palermitano, e S.A., dipendente della RE.SE.T., emessa dal GIP presso il Tribunale di Palermo su richiesta della Procura di  Palermo.

Il provvedimento, risultato di una mirata attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Palermo – sezione Anticorruzione,  applica a F.S. e S.A. la misura del “divieto di dimora a Palermo”, mentre a carico del D.N.V.  la  “sospensione del pubblico servizio di docente per la durata di mesi sei”.

L’indagine ha riguardato due distinti settori pubblici: da un lato la Camera di Commercio di Palermo e le procedure volte alla cancellazione dei protesti cambiari,  dall’altro il settore scolastico ed in particolare il conseguimento di diplomi di maturità.

L’attività investigativa inizialmente si concentrava su un dipendente della camera di commercio, addetto all’Ufficio Elenchi Protesti che, abusando della pubblica funzione,  suggeriva agli utenti modalità fraudolente per la definizione delle pratiche di cancellazione di protesti cambiari; ottenuta l’illegittima cancellazione, il P.U. riceveva in cambio regalie varie da parte degli utenti  stessi.

Inoltre, l’indagine ricostruiva molteplici casi di peculato a carico del dipendente che, nell’esercizio delle sue funzioni,  si appropriava di denaro contante che gli utenti gli consegnavano per il rilascio di visure camerali o certificati attestanti l’esistenza o meno di protesti cambiari.

A carico del pubblico impiegato il GIP non ravvisava  la sussistenza delle esigenze cautelari in quanto  successivamente veniva trasferito ad altro incarico che escludeva il rapporto con l’utenza ed il maneggio di denaro, pur restando indagato per i reati di corruzione, peculato e falso.

In un episodio corruttivo le indagini mostravano la partecipazione di  S.A., quale intermediario tra lo stesso P.U. ed un privato che richiedeva la cancellazione di protesti cambiari elevati nei suoi confronti e della moglie; l’utente dopo il buon esito di quanto richiesto consegnava in cambio una regalia.

A seguito di un allargamento investigativo emergeva diversa vicenda corruttiva consumatasi nel settore scolastico.

Le investigazioni, infatti, permettevano di ricostruire una compravendita di un diploma di “Maturità tecnica” conseguito nell’anno scolastico 2015/16 da un alunno di un Istituto scolastico Paritario di Palermo.

Nei fatti si appurava che  S.A. in qualità di intermediario con F.S. e D.N.V., all’epoca amministratori di fatto della scuola superiore parificata, quindi P.U., al fine di far conseguire al giovane il diploma di maturità, accettavano la promessa di ricevere in cambio la somma di 3000 euro ed, in esecuzione dell’accordo criminoso, agevolavano il medesimo nel corso della prova scritta per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, ricevendo in cambio la somma di denaro dell’importo di circa 1300 euro.

Nella vicenda corruttiva risulta indagato anche un dipendente dell’università di Palermo, quale altro intermediario unitamente al S.A., nei confronti del quale il GIP non ha ravvisato il ricorrere di esigenze cautelari.

Inoltre, a carico di F.S. e D.N.V. il provvedimento cautelare contesta reati di falso in quanto in qualità di amministratori dell’Istituto Parificato attestavano falsamente a favore di alcuni docenti scolastici lo svolgimento del servizio di docenza presso il predetto istituto, consentendo ai medesimi di ottenere le attestazioni di frequenza, utili per maturare punteggio nelle graduatorie ministeriali.

Infine, i predetti formavano atti ideologicamente e materialmente falsi ed in particolare: attestavano -a distanza di tempo- nei registri di classe la falsa presenza di alunni, attribuendo a questi ultimi anche false votazioni; formavano elaborati scritti apponendovi la firma di docenti ed alteravano elaborati riferibili alle prove scritte per il conseguimento del diploma di maturità, dando agli stessi voti non corrispondenti alla effettiva valutazione.

Per tali reati di falso, risultano indagati altri docenti del predetto istituto paritario  per i quali il GIP non ravvisava la sussistenza di esigenze cautelari.

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