24 Gennaio 2023

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Palermo. Il pedagogista Giuseppe Raffa nel capoluogo di Regione per parlare di bullismo.

2 min read

Palermo. 21 dicembre 2022
FONTE ANSA

Giuseppe Raffa è un pedagogista che da anni si occupa di bullismo e cyberbullismo. Professionista stimato e apprezzato, lavora all’Asp di Ragusa, ma la sua sede di lavoro è a Vittoria. Ha alle spalle una storia da giornalista, che ha un po’ messo da per occuparsi a tempo pieno del suo lavoro.
Il bullismo è in forte crescita, anche grazie ai social e alla rete Internet e di bullismo si può anche morire. I tanti aspetti di un triste fenomeno che è diventato una vera emergenza sociale, sono toccati in una ricerca dell’ esperto Raffa, che delle tematiche giovanili ha fatto una questione di vita. Dalla ricerca è venuto fuori il libro: “Bullo da morire”, nel quale Raffa riunisce, nella forma dei monologhi, le storie e le esperienze dei protagonisti e delle vittime delle azioni di violenza fisica, psicologica e cibernetica.
Sono sei, come nella commedia di Pirandello, i personaggi con i quali viene sperimentato un teatro pedagogico: un approccio ispirato all’esigenza di mettere a fuoco le “responsabilità” degli adulti di cui i ragazzi sono uno specchio e il ruolo di prevenzione delle agenzie educative, in primo luogo la scuola. Quello del “lassismo istituzionale”, come lo definisce Raffa, è un tema cruciale. Sarà anche vero che molti insegnanti esprimono una sensibilità spiccata e un grande impegno civile ma è anche vero che manca una attività strutturata delle istituzioni e una strategia complessiva nei confronti di quella che Raffa chiama una “epidemia mondiale”. Solo l’anno scorso la Regione siciliana si è dotata di una legge, proposta dal deputato Giorgio Assenza, con la quale vengono promosse iniziative contro la violenza, l’odio digitale, i ricatti sessuali e per la tutela dell’integrità psico-fisica nei luoghi di aggregazione giovanile.
Le sei storie raccolte da Raffa raccontano casi di violenza e redenzione, errori e pentimenti. Ma non sono solo la testimonianza di un fenomeno esploso soprattutto negli anni del Covid. Raffa propone quelle storie per compilare una sorta di manuale pedagogico. E indica una strada: un nuovo patto tra la scuola, le famiglie e le istituzioni. Occorre, aggiunge, una scuola “aperta al dialogo con le tecnologie”, in grado di “intercettare subito sia i malesseri che i bisogni delle nuove adolescenze”. Ma non solo la scuola. Anche lo sport è chiamato a fare la propria parte puntando su una nuova figura ibrida e simbolica. Si chiama “allo-educatore”, una crasi che unisce due funzioni: quella dell’allenatore e quella dell’educatore.

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