Acate.” Menoundici”. Nota del Movimento 5 Stelle Acate.

Redazione Due, Acate (Rg), 30 giugno 2017.- Qualche settimana fa il Sindaco di Vittoria ha organizzato un consiglio comunale “aperto” per discutere della crisi agricola che affligge molti imprenditori e molte famiglie, anche acatesi. Anzichè convocarlo all’interno dell’aula consiliare, il consiglio è stato portato tra la gente, in Piazza Gramsci, all’interno della serra costruita dagli agricoltori in segno di protesta. Poteva intervenire chiunque, anche chi non era consigliere comunale. Ovviamente, erano presenti gli esponenti politici di tutti i partiti, dal PD a FI fino al M5S. Eppure l’iniziativa è stata un fallimento. Nonostante la bontà dell’intenzione, ci sembra si sia ottenuto il risultato opposto a quello sperato. Anzichè rivitalizzare quel rapporto, alle volte anche teso, gridato, conflittuale, tra i cittadini e i loro rappresentanti, nel caldo di quella serra si è constatato il decesso della stima collettiva verso le istituzioni democratiche, dai sindaci ai senatori, passando per assessori, consiglieri e deputati regionali. Il nostro è forse un giudizio esagerato? Può darsi. Anzi, lo speriamo. Una cosa comunque è certa: non possiamo continuare a far finta di niente. Mentre pensavamo che l’economia potesse reggersi solo sulla plastica delle serre o che il turismo potesse vivere di cavalli in corsa o che l’ambiente ci avrebbe perdonato qualsiasi violenza al suo equilibrio, la storia ci ha smentito. La nostra società è rimasta ferma, mentre il mondo è andato avanti. E ora, per rimetterci al passo, è necessario rimettere tutto in discussione, a partire proprio da quelle che fini a ieri sembravano certezze inossidabili. E se l’emigrazione, soprattutto dei giovani del sud, sta mortificando la nostra società, le recenti elezioni amministrative hanno visto il ritorno di sindaci settantenni, forse ritenuti rassicuranti, ma di certo lontani dalle esigenze e dai sogni delle nuove generazioni. Ma, anzichè essere governati ancora e di nuovo dai nostri padri e dai nostri nonni (ferma restando l’immensa gratitudine che dobbiamo loro), non sarebbe forse il caso di coinvolgere le fasce più giovani, ad esempio estendendo il voto ai sedicenni? I più giovani hanno il diritto di partecipare attivamente alla vita democratica del loro paese, o sono carne da esportazione? Quali forze politiche e sociali potrebbero sprigionarsi se la voce dei più giovani avesse un peso reale? E’ necessario e urgente un nuovo patto generazionale. Undici mesi ancora, e il treno della storia passerà di nuovo per la stazione di Acate

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