Acate. Relazione presentata dal sindaco Francesco Raffo nel corso della seduta consiliare sull’approvazione del dissesto finanziario. Riceviamo e pubblichiamo.

Redazione Due, Acate (Rg) 26 agosto 2016.- La situazione finanziaria del Comune di Acate è molto grave. La materia, già di per sé, è molto complessa e sicuramente farà molto discutere. Per questo è necessario che si faccia finalmente chiarezza. E’ doveroso, però, che io faccia una premessa e poi un excursus storico, al fine di rendere più comprensiva la complessa materia che stiamo trattando, per rispetto ai cittadini che altrimenti non potranno  capire il dramma che vive il nostro Ente. Ciò detto, chiedo all’Avv. Calabrese, nella qualità di Segretario Generale, che la mia relazione e gli allegati, a cui farò riferimento,  vengano inviati al più presto alla Procura della Corte dei Conti, alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica di Ragusa, al Comando Provinciale della Guardia di Finanza, all’Assessorato Regionale agli  Enti Locali e al Ministero degli Interni, Dipartimento Enti Locali. La situazione, ripeto, è molto grave e semplificarla aiuta solo a non risolvere il problema. Le note dei Revisori dei Conti e della Corte dei Conti prima, del Revisore unico dopo, rappresentano un quadro a dir poco inverosimile, che lascia sgomenti. Da tutti i documenti, che a fatica siamo riusciti ad avere e a visionare, specialmente negli ultimi tempi, con l’Assessore al Bilancio e con esperti, viene fuori nella sua tragica evidenza la  situazione finanziaria del Comune, presentato a noi da sempre come Ente virtuoso e in ottima salute finanziaria. In verità le criticità finanziarie del Comune di Acate hanno inizio già nel 2004 e si sono protratte e accresciute negli anni a seguire. Ciò si evince dai documenti studiati,  purtroppo, per colpe non nostre, con notevole ritardo e con snervante fatica. La prima prova inconfutabile di tali criticità ci viene fornita dalla deliberazione n. 91/2006 della Corte dei Conti nella quale la suprema Corte fa rilevare, fra le tante, che nei conti del Comune di Acate “sono emerse alcune irregolarità contabili,… eludendo, secondo quanto affermato dai Revisori dei Conti del Comune, il rispetto del Patto di Stabilità. Sempre secondo quanto indicato dai Revisori dei Conti… permarrebbe un deficit strutturale di cassa; l’Ente inoltre nel 2005 non ha rispettato il Patto di Stabilità”. Un’altra più grave nota sulla gestione spregiudicata delle Finanze Comunali ci è fornita dai Revisori dei Conti nel Consiglio comunale del 15 ottobre 2007, convocato per l’approvazione del Bilancio 2006 (Del. N. 38). In quella seduta i Revisori dei Conti bocciano il Consuntivo 2006 (vedi pag. 17 e 29 della Relazione, prot. n. 18447 del 29/9/2007) e, con gesto plateale, abbandonano il Consiglio Comunale, ribadendo che il Comune “non ha rispettato i limiti di spesa”, ha “sforato il Patto di Stabilità nel 2005 e nel 2006”, avendo speso molto di più di quello che ha incassato. Il Presidente dei Revisori, Dott. Cannizzo, rivolgendosi al Presidente del Consiglio Gaetano Masaracchio, afferma che “si dice stupito e amareggiato… poiché non viene messo a conoscenza degli atti e ritiene inutile la partecipazione al Consiglio”. E “abbandona l’aula”. Il  Segretario verbalizza:“Alle ore 22.15, il Collegio dei Revisori dei Conti abbandona l’aula”. Il Consigliere Di Natale, in quella occasione, dichiara di “essere stufo di assistere a questa continua guerra tra uffici (cioè tra la dott.ssa Di Martino e i Revisori dei Conti,) poiché non fa altro che porre il Consiglio nell’incapacità di valutare scientemente le proposte su cui deliberare e che la relazione della dott.ssa Di Martino doveva essere inviata anche ai Revisori”. Il consigliere Terranova Giovanni condanna la “continua demonizzazione dei Revisori” e “le continue difficoltà dell’Ufficio Finanziario e l’arroganza della Maggioranza”. La Minoranza con un documento allegato alla Delibera ribadisce di condividere il “parere non favorevole dei Revisori dei Conti”, condanna  la “guerra dei numeri tra l’Ufficio finanziario e i Revisori” e contesta il fatto che “comunque e qualunque sia il giudizio dei Revisori questo viene completamente omesso  e annullato”. Firmato: Di Natale Giuseppe, Tavolino Giuseppe, Licitra Biagio, Gianninoto Francesco, Terranova Biagio e Castiglione Salvatore. Appare chiaro, dunque, che il dissesto finanziario del Comune ha origini antiche. E purtroppo solo ora e  con notevole ritardo ci sono chiare alcuni comportamenti dentro e fuori le mura municipali e alcune prese di posizioni di ex amministratori ed ex consiglieri comunali. L’elenco non può essere completo perché ci mancano ancora tante notizie e, soprattutto, molti documenti non ci sono noti. Oggi, comunque, ci appaiono chiari  la “temerarietà” di quanti hanno gestito nel passato le Finanze del Comune, il clima di omertà  in cui abbiamo operato e le pastoie per impedirci di comprendere molto tempo prima la drammatica situazione finanziaria e tributaria del comune . Nel  2009 (Del. N. 48 del 29 ottobre) il Consiglio Comunale affronta il problema del “mancato pagamento dei Fornitori”. Il Consigliere Monello fa rilevare che nel precedente consiglio “relativo all’equilibrio di Bilancio non è emersa la difficoltà di cassa”, né tantomeno il “mancato pagamento di fornitori e dipendenti. Oggi abbiamo 2 Milioni di Euro di debiti e nessuno ci ha detto niente… Abbiamo oltre il 50% del Bilancio di debiti.  Andava comunicata al Consiglio la gravità della situazione”. A Monello fa eco il Di Natale: “Monello fa un ragionamento semplice…non è mai emersa la situazione che ci ha colpito”. Ci troviamo, dunque,  già prima dello sciagurato 2012, di fronte ad una gestione delle Finanze del Comune a dir poco disinvolta, arrogante e spregiudicata, a dire dei consiglieri comunale dell’epoca. Infatti già nel 2009 era a tutti nota la crisi finanziaria del Comune, ma sopratutto che ogni anno i debiti si moltiplicavano. Non solo, ma si nascondevano le carte. La Corte dei Conti nelle varie note sui rendiconti riferiti agli anni 2007 e seguenti, trasmesse al Comune,  ripetutamente ha sottolineato: “la condizione di deficitarietà strutturale”,  la presenza nel 2012 di “consistenti residui attivi remoti e di dubbia esigibilità pari ad € 7. 278.603,85” (cioè mai riscosse o riscuotibili  e messi fittiziamente  fra le Entrate, al solo scopo di chiudere positivamente i Bilanci, e per giunta con notevole Avanzo per poter spendere liberamente), il “perdurare di una situazione di grave carenza di liquidità, con anticipazioni non rimborsate a fine anno alle Banche”, “l’elevata incidenza dell’indebitamento complessivo sul totale delle Entrate correnti, nell’esercizio 2012, pari al 57% circa”, “mancata estinzione  integrale dei debiti, nonostante la consistente richiesta di Mutui col DL 35 e il DL 66”, ecc. ecc. E’ emblematico il richiamo della Corte dei Conti allorquando bacchetta gli Amministratori perché la deliberazione n. 42 del 29/11/2011 del Commissario ad Acta  viene inviata alla Corte l’11 marzo del 2013, e solo a seguito di reiterate richieste della Corte. La Corte sottolinea che “la trasmissione  dei provvedimenti di riconoscimento dei debiti deve essere immediato onde consentire alla Procura contabile le verifiche di competenza e, in ipotesi di danno erariale, il tempestivo esercizio delle azioni di responsabilità”. Invece la relazione viene inviata alla Corte dopo un anno e mezzo. Invece, in contrasto con quanto più volte rilevato dalla Corte, nella Delibera Consiliare n. 11 del 28/04/2011, avente per oggetto “Approvazione conto finanziario relativo all’anno 2010, la dott.ssa Di Martino annota che “non essendo l’Ente in struttura deficitaria non è obbligato al rispetto della copertura minima dei costi dei Servizi”, che le Entrate provenienti dal canone Acqua “coprono la spesa complessiva nella misura del 92,55%”, che le Entrate proveniente dalle tariffe della Raccolta rifiuti solidi urbani  “coprono la spesa complessiva nella misura del 100%”. Non è finita. Si legge ancora che dal “ presente Conto emerge un avanzo di Amministrazione ammontante a 506.616,93”. Insomma la dott. ssa Di Martino ci presenta il Comune di Acate come il più virtuoso e ricco d’Italia.  Nel 2012 avviene di tutto, con ricadute drammatiche sulle finanze del Comune e sui cittadini.   Il  Consiglio  nel 2012 viene convocato per  deliberare le aliquote IMU. Ebbene l’aliquota minima prevista è il 4 per mille. Il C.C., con delibera n°78, in contrasto con quanto proposto dalla Giunta Comunale, delibera il 2 per mille. Il Segretario comunale richiama e invita i consiglieri ad operare con responsabilità, dice loro che due note ministeriali (28 agosto e 3 settembre 2012) ammoniscono le amministrazioni comunali e i consigli al rispetto di quanto previsto dalla legge, quasi a dire di evitare scelte demagogiche ed atti illegittimi. Aggiunge che il mancato rispetto della legge, come si evince dalle note, e la deliberazione di tariffe Imu pari alla metà di quanto previsto dalla Legge significa rinunciare ai trasferimenti dello Stato e porre il Comune fuori dal Patto di Solidarietà, cioè condannarlo sine die  a versare una parte delle entrate dell’Ente ai comuni in difficoltà. Ebbene, i consiglieri, in spregio ai richiami del Segretario, deliberano il 2 per mille, cioè solo la quota spettante allo Stato, acclarando che il comune di Acate vive uno stato di grazia finanziaria e non ha bisogno di entrate provenienti dall’IMU, nè di finanziamenti provenienti dallo Stato per pagare gli stipendi ai dipendenti; inoltre, accettano con tale deliberazione di “aiutare” i comuni in difficoltà. Una tragedia immane di cui mai nessuno ha voluto parlare e con sciente calcolo tenuta nascosta ai nuovi Amministratori. Dopo quel Consiglio comunale hanno fatto seguito vari incontri, Consigli andati deserti, finché l’Amministrazione, non potendo chiudere il bilancio, su proposta della Dirigente dei Servizi finanziari, dott.ssa Di Martino, si appresta a predisporre gli atti per la dichiarazione del dissesto finanziario. La dirigente dei Servizi finanziari, preso atto che c’è un disequilibrio nei Conti e nessuna possibilità di approvare il Bilancio in equilibrio, comunica al Commissario ad Acta, Dott. Raitano  (solo recentemente, attraverso il rinvenimento di una carpetta, abbiamo saputo di un commissario ad acta nel 2012), che non c’era possibilità alcuna di chiudere il Bilancio in pareggio e che stava preparando la proposta di dissesto finanziario. Infatti il 29/ 12/2012 con Del. n. 179 la Giunta Comunale delibera lo stato di dissesto e passa al Consiglio la proposta. Intanto il consigliere comunale Leone, qualche giorno prima, ha scritto al Segretario comunale per chiedere lumi sulle eventuali conseguenze in seguito alla dichiarazione di dissesto. Il Segretario risponde che in caso di colpe accertate saranno chiamati a rispondere dei danni erariali; aggiunge che “gli amministratori che la Corte dei Conti ha riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di avere contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti,….I sindaci…ritenuti responsabili non sono candidabili per un periodo di dieci anni alle cariche di sindaco, di presidente di provincia…. Ai medesimi soggetti le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei Conti irrogano una sanzione pecunaria…”. Apriti cielo! Certamente, alla luce dei chiarimenti del segretario, fanno seguito incontri e riunioni che portano alla decisione di ritirare la delibera n. 179 del 29/12/2012 di proposta di dissesto e di mettere in campo procedure e atti al fine di scongiurare il dissesto e salvarsi tutti, tranne, ovviamente, il Comune. E cosi avviene. Infatti, il 14 gennaio 2013 la delibera di proposta di dissesto viene ritirata e dal cilindro dell’Ufficio finanziario pochi giorni dopo viene fuori la proposta di Bilancio in perfetto equilibrio. L’11 febbraio 2013 il C.C. esamina tale bilancio riequilibrato, ovviamente con tutta una serie di passaggi poco chiari, come si evince dal dibattito consiliare, e, soprattutto, con la cancellazione di tutti i debiti. Ci troviamo di fronte a questo fatidico bilancio e ad un consiglio comunale che simpaticamente dibatte sul miracolo avvenuto in quel lasso di tempo. Il consiglire Denaro dichiara che “ascoltando Monello ho potuto vedere come la politica sia un teatro. La colpa è nostra perché sono state dette tante bugie, come emerge dalle carte presentate”. Il consigliere Leone replica a monello, gli dice che se avesse ascoltato la posizione sua e di Salvo avrebbe dimostrato buon senso. Aggiunge che “ad ottobre le aliquote Imu proposte da Monello hanno disequilibrato il bilancio, in quanto toglievano circa 500.000 euro di entrate, senza prevedere dove attingere pari somma”. Continua dicendo che il bilancio chiaramente è in dissesto, che le delibere del Consiglio di modifica delle aliquote sono state pubblicate senza parere e “pertanto sono illegittime… Un bilancio chiaramente in dissesto il 31 dicembre, diventa in equilibrio a gennaio seguente. A mio parere il sindaco sbaglia: o c’era il dissesto o non c’era. È stato spostato il dissesto al 2013, per cui il buco rimane, ma viene solo spostato. Monello ha salvato gli Acatesi, il sindaco ha evitato il dissesto, io e Salvo manteniamo le nostre posizioni perchè siamo di fronte al principio “chi viene dopo se lo piange”. Conclude dicendo di non condividere le scelte fatte, motivo per cui il suo gruppo si asterrà. Il presidente Di Natale invita il consigliere Leone a riflettere perchè la valutazione positiva non può venire da loro ma dalla nuova parte politica che amministrerà Acate, cioè sarà la nuova Amministrazione a farsi carico di questo.  Il sindaco risponde a Monello dicendo che “abbiamo lavorato sul presupposto che in caso di bilancio in disequilibrio automaticamente si sarebbe verificato il dissesto,  con conseguente aumento delle aliquote, aumento di tutti i costi”. E’ ovvio che ci troviamo di fronte a dichiarazioni che non possono passare sotto silenzio e che doverosamente debbono essere sottoposte all’attenzione delle Autorità competenti, perché possano valutare e mettere in luce i marchingegni tecnico-finanziari adottati per nascondere tutti i debiti e, poi, con scienza e coscienza presentarli a noi a tempo dovuto. Infatti, immediatamente dopo, sulla base di un D.L. (35) che consentiva ai Comuni di chiedere dei mutui per sanare debiti, la dott.ssa Di Martino relaziona in merito, evidenziando debiti dal 2004 al 2012  pari a euro 3.583.000. Aggiungo che durante la mia lunga “assenza”, in occasione dell’approvazione del Bilancio 2013, avvenuto alla fine di novembre, ho appreso dell’aumento dell’IMU al 4 per mille, cosa che comprendo trattandosi di un adeguamento al minimo previsto dalla legge, ma non ho compreso l’aumento di tutte le tasse e l’introduzione dell’Irpef comunale per un ammanco di circa 1.500.000, di cui ha avuto conoscenza solo la dott.ssa Di Martino. Ma c’è dell’altro e, ritengo,più grave e di cui non abbiamo mai avuto conoscenza e che desidero sia sottolineato nella delibera. Il C.C. in occasione dell’approvazione delle aliquote IMU, non rispettando la legge e operando in modo illegittimo, obbliga l’Amministrazione a restituire ai cittadini che hanno pagato a giugno il 4 per mille a restituire  il 2 per mille già versato. Di questo l’Ufficio finanziario è a conoscenza. Infatti la Di Martino comunica al Commissario ad Acta che tale operazione è impossibile, data la criticità del comune, e che tale 2 per mille sarà restituito ai cittadini, caricandolo  nel bilancio 2013. Dunque questa restituzione prevista per il 2012  l’hanno appioppata a noi, assolutamente ignari di tutto questo e che abbiamo appreso solo ora, attraverso lo studio di questi mesi. In verità già nella primavera del 2014 sono sorti dubbi e perplessità e ho rappresentato le mie preoccupazioni ai Revisori dei conti, i quali non ho avuto mai il piacere di incontrare nelle loro frequenti visite (cosi mi si diceva) e che solo dopo una formale e perentoria richiesta di incontro mi ha acconsentito di interloquire. Dunque, ho messo nero su bianco rivolgendomi ai Revisori, alla Dirigente dei Servizi finanziari, ai Dirigenti del Comune e alla Corte dei conti. In detta nota evidenziavo forte criticità nei bilanci del comune e il fatto che da un lato mi si presentavano bilanci fortemente in attivo e dall’altro la mancanza di fondi per qualsivoglia progetto e, cosa più grave, la continua e insopportabile persecuzione dei creditori. Una nota della Corte dei conti mi mette in una posizione di forte sospetto nel momento in cui leggo di residui attivi remoti  e difficilmente riscuotibili per svariati milioni di euro, sistematicamente messi in bilancio, addirittura per chiuderli in avanzo di amministrazione e poter spendere a loro piacimento. Ebbene, questa nota del 30 giugno 2014 l’ho spedita e penso che abbia già sortito i sui primi effetti. Alla fine di agosto del 2014, in occasione di una riunione di Giunta, quasi alla fine ci viene consegnato dalla signora addetta al protocollo una delibera a cui sono allegati tantissimi fogli avente per oggetto: richiesta alla Cassa Depositi e Prestiti di un mutuo di 2 milioni di euro per debiti dal 2004 al 2012. Richiesta che fa seguito a quella dell’aprile 2013 di circa 4 milioni, dopo la dichiarazione del dissesto e il ritiro. Era presente alla riunione di Giunta, su gentile autorizzazione del Sindaco di Vittoria, il segretario dott. Raitano, a me del tutto sconosciuto. Il dott. Raitano appare ben informato sul decreto legge n°66 che consente ai comuni di chiedere prestiti per sanare i debiti degli anni precedenti. Inizialmente ci siamo rifiutati di approvare la delibera perchè non conoscevamo nè la delibera nè il contenuto e nemmeno l’elenco dei tantissimi creditori.  Il Segretario ha insistito sulla bontà dell’opportunità che ci veniva presentata di chiudere con i debiti del passato. Io ho insistito nel voler prendere tempo in attesa di chiarimenti, anche perché, guardando la delibera avevo modo di verificare su due piedi che il D. L. 66 era del mese di maggio 2014 e la delibera ci veniva sottoposta pochi giorni prima della scadenza. Pur tuttavia, per senso di responsabilità e rispetto del parere espresso dal Segretario, immediatamente dopo abbiamo approvato la delibera. Dopo un paio di giorni si presenta nel mio ufficio il Dott. Raitano il quale mi fa rilevare che la mia richiesta di chiarimenti alla Di Martino, pur se legittima, andava fatta oralmente e non per iscritto. Faccio rilevare con la dovuta correttezza che questa è una prerogativa più che legittima e che nell’interesse dell’Ente e dei cittadini ho il dovere di fare. Lui ribatte che non condivide il mio comportamento. Data la situazione, lo invito gentilmente a ritornarsene nella sua Vittoria. Siamo andati avanti alla meno peggio, finchè arriviamo al terremoto del 17 dicembre 2014, allorquando il Revisore dei conti, dott. Barone si presenta per la prima volta presso l’ufficio della ragioneria e dopo meno di un’ora viene nel mio ufficio per comunicarmi che da un primo controllo della piattaforma ministeriale ha notato che il Ministero aveva prelevato, prima nel mese di luglio e poi un’ora prima, dalle casse del comune una somma pari a  3.000.000 di euro  di recupero IMU che il comune non aveva versato negli anni precedenti. Onestamente non ho capito nulla, tranne che il Ministero aveva raschiato, tramite l’Agenzia delle Entrate, il fondo del barile, lasciandoci senza un solo centesimo. Siamo stati presi dal panico: prima 4 milioni, poi 2 milioni, ora 3 milioni. Dopo un primo momento di scoramento, ci siamo subito messi in contatto con il Prefetto, il quale si è messo in contatto con il dott. Verde, Dirigente generale del Dipartimento enti locali del Ministero degli interni. Fa seguito una mia lunga telefonata col Dott. Verde e una lettera, quasi un accorato appello all’alto Dirigente perchè si facesse carico della grave situazione del Comune.  Mostrava stupore del fatto che io non fossi assolutamente a conoscenza  e faceva cenno a tutto una serie di scambi di email con la Di Martino. Aggiungeva che entro il 30 di novembre era possibile chiedere al Ministero di pagare con rate agevolate, cosa che aveva sottoposto alla Di Martino. Il dottor Verde auspicava che, dopo i miei approfondimenti sulla situazione finanziaria del Comune, di incontrarlo a Roma. Purtroppo altro non poteva fare, vincolato da tutta una serie di atti deliberati negli anni passati. Ebbene, immediatamente dopo il colloquio con il Dott. Barone in quel fatidico 17 dicembre 2012, rappresento le mie perplessità e le mie preoccupazioni, con richieste di chiarimenti alla dott.ssa Di Martino,  la quale per tutta risposta presenta una denuncia alla Procura della Repubblica con l’accusa nei miei confronti di mobbing e stalking. Spero che questo processo abbia inizio al più presto a difesa della mia onorabilità e perché si faccia chiarezza su tanti lati oscuri della vita amministrativa e finanziaria del comune. Io, comunque, ho risposto  a questa denuncia e allego l’atto alla mia relazione, insieme agli altri di cui man mano ho fatto cenno. È ovvio che questa situazione molto grave mi ha molto addolorato, mi ha creato gravi problemi, tenuto conto di aver lavorato per più di 40 anni nella scuola con grande impegno e con attestati di grande stima e fiducia. La denuncia, inoltre,  ha condizionato pesantemente la mia attività amministrativa, costringendomi per prudenza a rapporti limitati allo scritto con una funzionaria che, nonostante gravissimi e omissivi comportamenti che hanno avuto ricadute negative sulla mia immagine e sulla tenuta politico amministrativa della maggioranza, ha avuto confermata la dirigenza dell’ufficio finanziario fino al 30 giugno 2015. Mi sono limitato, sotto la spada di Damocle della denuncia, a sollecitare, per ovvi motivi già prima accennati e in accordo con il Ministero dell’Interno, la dott.ssa Di Martino    a predisporre il bilancio 2015, nel rispetto dei tempi stabiliti dai Decreti ministeriali, cioè 30 marzo, 30 aprile, 30 giugno 2015. Ma tali richieste sono cadute nel vuoto. Così mi decido di andare a Roma e incontrare il dott. Verde e il suo vice dott Anacriello. Solo in quella occasione ho potuto avere chiara la storia delle criticità finanziarie del Comune  e del dissesto, molto più grave di quanto si potesse immaginare. Ancora più chiaro perché il C. C. nell’aprile 2013  non sia stato convocato per prendere atto dell’ennesima nota della Corte dei conti sul bilancio 2012 e sulle criticità più volte rimarcate. La responsabilità sarà affidata al nuovo Consiglio, convocato il 6 agosto 2013, in piena estate e prima seduta consigliare, a prendere atto e rispondere a tutte le criticità e le falsità che erano state dette e fatte nei mesi e negli anni precedenti. Noi, responsabilmente abbiamo tentato in tutti i modi, coinvolgendo personalità di elevatissime competenze professionali e gli uffici ministeriali di uscire dalle sabbie mobili in cui ci hanno precipitato gli amministratori, i consiglieri e l’ufficio finanziario, avendo fatto di Acate forse l’unico  comune d’Italia, sicuramente unico e primo  comune  della Sicilia su 400 segnato con una linea rossa alla fine della quale c’è scritto ZERO. Pensate, siamo l’unico comune della Sicilia che non riceve trasferimenti dallo Stato per pagare gli stipendi degli impiegati e inoltre deve versare 800.000 circa ai comuni cosiddetti poveri. Stiamo finanziando, dunque, il dissesto degli altri comuni, noi che non abbiamo un solo euro per le nostre esigenze. La speranza che nel 2016 potessimo uscire da questa situazione allucinante è venuta meno allorquando abbiamo appreso che relativamente ai trasferimenti dello Stato per il Comune non c’èra alcuna possibilità di ritornare alla normalità e alla pari degli altri comuni. Il colpo di grazia si è avuta anche il 26 maggio 2016 nell’incontro che si è tenuto a Palermo col Ministro Alfano e con Assessore Regionale agli Enti locali, Luisa Lantieri, con 350 Sindaci siciliani in cui ci è stato notificato l’ammontare dei trasferimenti regionali e l’invito alla dichiarazione di dissesto. Infatti l’Assessore ha chiaramente detto che i trasferimenti regionali sono stati ridotti del 90%. Se Acate ha ricevuto per i servizi fino all’anno scorso 100.000 €, per esempoi, quest’anno ne riceverà 10.000, cioè un’elemosina. Ma questo, come ho ripetutamente detto, è il male minore, perché minori entrate minori servizi. Noi siamo chiamati a fermare questa emorragia delle nostre finanze e di tutti gli introiti e capire la natura delle entrate, come ad esempio quelle provenienti dagli impianti fotovoltaici di cui tanto si è parlato nel 2012 ma dei quali forse non abbiamo preso un solo euro. Siamo anche penalizzati perché lo Stato prende la parte di sua competenza, indipendentemente da quanto riesce ad incassare il comune. Per questo abbiamo tutte le entrate bloccate, come la spazzatura, l’acqua ecc. Abbiamo parlato con il Direttore generale dell’Agenzia delle entrate di Palermo e ci ha aperto le braccia perché aspetta ordini dal Ministero, il quale ancora sta facendo i conti. Abbiamo sentito i migliori esperti perché volevamo evitare il dissesto e predisporre un piano di equilibrio, ipotesi scartata da tutti non solo per l’ammontare dei debiti da spalmare in 5 o 10 anni, ma sopratutto la mancanza di trasferimenti da parte dello Stato e le scarsissime Entrate comunali. Si aggiunga che pervengono quotidianamente decreti ingiuntivi risalenti agli anni passati e si sospetta che ce ne siano molti altri ancora. Rimane il peso di tanti mutui:

€ 713.000: Mutuo per Campo sportivo (2005)

€ 1.500.000: Mutuo per Zona artigianale (abbandonata) Del. N.  del

€ 1.257.663: Mutuo per Villa Margherita Delib. N. 229 del 26 giugno 2006)

€ 5.000.000: Debiti “Riaccertati” L.  Nota n. della dott.ssa Di Martino del

€ 800.000: Mutuo per Potabilizzatore (abbandonato) Del.

€ 800.000: Mutuo per C. Indip…

€ 2.500.000 Mutuo per pagare Debiti dal 2004 al 2012 (DL 35. Delib. 

€ 2.000.000: Mutuo per pagare Debiti dal 2004 al 2013 (DL 66 Delib. N.     

€ 3.000.000: debito IMU col Ministero delle Finanze

€ 100.000 per le Poste (fatture francobolli “dimenticate” nei cassetti)

€ 100.000 per Telecom (fatture “dimenticate“nei casseti)

€ 52.000. Telecom. Decreto del 7/6/2012. Accolto piano di rientro. Nessun pagamento. Rinnovo decreto il 1 agosto 2016.

€ 103.002,99. Cartella pagamento della Riscossione Sicilia per conto della Provincia per pagamenti non effettuati sulla Cosap dal 2006 al 2013

€ 94.821,23. Decreto ingiuntivo del Tribunale a favore dell’Ato-Ragusa

€ 75 .000 Decreto Enel

 € 2.000.000 arretrati ditta Busso, Pozzi, Fornitori vari, Enel, Cooperative, ecc.

decreti ingiuntivi di tutte le epoche (Telecon, Procincia con la Cosap, ecc, ecc.

Considerati i dati forniti dall’Ufficio Finanziario dell’ulteriore azzeramento dei Trasferimenti e del fatto che il Comune rimane ancora fuori dal Patto di Solidarietà e, quindi, condannato a dare ancora allo Stato e ai Comuni in difficoltà, la Dichiarazione di Dissesto rimane l’ultima possibilità di chiudere questa situazione. Di fronte a questa situazione, non c’è stato un solo funzionario o un solo esperto che ci abbia prospettato soluzioni alternative al dissesto.  Da ciò la responsabile decisione da parte dell’Ufficio finanziario di predisporre  gli atti della proposta del dissesto. Così facendo certamente non si risolveranno tutti i problemi ma almeno si esce dalle sabbie mobili, si taglia il cordone ombelicale e si blocca l’emorragia dei nostri soldi verso altri lidi. Questa è l’estrema ratio, l’estremo rimedio e il primo passo verso il risanamento del nostro comune e, paradossalmente, l’inizio di un percorso virtuoso che cancelli la penalizzazione subita in questi 4 anni dalla nostra amministrazione e dalla comunità acatese, in un contesto di terrificante omertà e di colpevoli silenzi. Ora la parola passa alle Autorità competenti, perché facciano piena luce su quanto da noi rappresentato in altre occasioni e, sopratutto, in questo Consiglio comunale, chiamato a prendere una storica decisione.

Franco Raffo. Sindaco

 

Print Friendly, PDF & Email